(Qaraqosh) Saio marrone, barba lunga, bandiera con il cedro del Libano alle spalle assieme all’effige del San Charbel Makhluf e scalzi nei viottoli spigolosi di Qaraqosh, il cuore cristiano della piana di Ninive. Il piccolo gruppo di monaci eremiti con la croce rossa sul petto è una sorpresa in mezzo alla folla che attende fra poche ore la prima e storica visita del Papa.

Fratello Raphael quando capisce che siamo giornalisti italiani ci rivolge una preghiera: “Questa è una lettera per il Santo Padre. Deve arrivare a lui. Forse voi riuscite a consegnarla. Aiutateci”.

L’Ordine dei fratelli della croce  e delle sorelle di Gesù crocefisso di Mechlan, in Libano, scrive a Papa Francesco che “la nostra spiritualità include camminare per le strade a piedi nudi, (…) non usiamo la tecnologia all’interno del monastero, né l’elettricità. (…) Accettiamo donazioni e modeste buone azioni tranne il denaro che non trattiamo affatto (…) coltiviamo le terre per nutrire i poveri  e diamo senza alcun ritorno e non trattiamo né scambi, ne commercio, né compravendite”.

Francescani è dire poco per i monaci maroniti, che si ispirano al Patriarca Mar Beshra Boutros El Rahi. “Le chiedo santità di permetterci di venire da lei (anche per dieci minuti) che non meritiamo se non per la sua generosità e compassione” scrive fratello Raphael. E non manca la denuncia rivolta “a molti membri del clero” che boicottano i monaci ed i loro ordini “dimenticati e trascurati”. I maroniti scalzi chiedono l’imprimatur del Papa e citando San Francesco attendono “la risposta di Sua santità alla nostra umile richiesta” di varcare la soglia di San Pietro per incontrare il Pontefice.