Un vero e proprio anno di sangue: non ci sono parole migliori per descrivere il 2020 della Nigeria. Un Paese a due velocità e ricco di contraddizioni dove, nella parte settentrionale, la comunità cristiana deve fare i conti con i continui attentati dei vari gruppi islamici che controllano la zona. Lo scorso dicembre la International Society for Civil Liberties & the Rule of Law (Intersociety), una ong senza scopo di luco, ha diffuso un report agghiacciante sulla situazione religiosa in questa nazione africana.

Ne esce fuori un quadro infernale. Nel corso dell’anno appena terminato, sono almeno 2.200 i cristiani uccisi in tutta la Nigeria da Boko Haram e dai militanti Fulani. Scendendo nel dettaglio, “di questa cifra – si legge nel rapporto – i Fulani Herdsmen sono responsabili di circa 1.300 morti, seguiti da Boko Haram e dai suoi gruppi scissionisti (ISWAP e Ansaru) con 500 morti”. A seguire troviamo 200 decessi provocati dall’esercito nigeriano e altri 100 da jihadisti definiti genericamente “banditi”. Calcolatrice alla mano, sempre considerando soltanto le morti registrate, la Nigeria nel 2020 ha perso in media sei cristiani al giorno, per un totale di 180 al mese.

Violenza e distruzione

Se la parte meridionale della Nigeria lascia trasparire interessanti segnali (e invitanti) segnali di sviluppo, a Nord la situazione è ben più complessa. Qui vivono per lo più musulmani, e sempre qui si registra la maggior parte degli assalti ad opera di integralisti islamici. È invece a Sud, abitato prevalentemente dai cristiani, che si concentrano invece le ricchezze più importanti del Paese. Va da sé che uno scenario del genere ha creato un’enorme spaccatura sociale. Non solo economica ma anche etnica e religiosa.

Per sostenere i cristiani che soffrono potete donare tramite Iban, inserendo questi dati:

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM

Oppure tramite pagamento online a questo link

E, proprio a causa della loro religione, negli ultimi 20 anni sono stati uccisi 100mila cristiani, la metà dei quali (per l’esattezza 43.242) in seguito ad attacchi terroristici di Boko Haram, Stato islamico e al Quaida. A seguire troviamo 18.834 vittime provocate dai soliti Fulani e 34.233 da altri gruppi armati. È vero che il governo nigeriano è riuscito, in qualche modo, a contenere Boko Haram nel nord-est. Ma è altrettanto vero che, nonostante qualche piccolo sforzo, la parte settentrionale del Paese continua a essere attraversata da violenza e devastazione. E a farne le spese, molto spesso, è la comunità cristiana.

L’ombra dei sequestri

C’è un’altra piaga che sta travolgendo la Nigeria: quella dei sequestri di vescovi e religiosi. Come ha sottolineato Tempi.it, il 27 dicembre monsignor Moses Chikwe, vescovo ausiliare di Owerri, è stato rapito nello stato di Immo. Nessuno sa che fine possa aver fatto, anche se negli ultimi giorni sono rimbalzate voci di una sua presunta morte. Voci prontamente smentite dall’arcidiocesi: “L’arcivescovo monsignor Antony Obinna chiede ai fedeli e alle persone di buona volontà di ignorare simili notizie. L’informazione è ingannevole e non confermata”.

Resta il fatto che un rapimento del genere desta molte preoccupazioni. Patrick Alumuku, direttore della comunicazione della diocesi di Abuja, è stato chiaro: “Siamo molto preoccupati perché il rapimento di monsignor Chikwe è inusuale rispetto ad altri casi avvenuti anche di recente. Il sequestro è avvenuto molto vicino alla casa del vescovo, mentre questi stava tornando da una messa in una parrocchia”. “Inoltre – ha dichiarato ancora a Fides – vi sono segni di violenza, perché dentro la macchina sono stati ritrovati dei colpi esplosi ma non ci sono tracce di sangue. Ancora più strano è il fatto che l’auto del vescovo sia stata riportata indietro. Inoltre i rapitori hanno fatto ritrovare i suoi paramenti sacri dentro la macchina”. Finora non ci sono state richieste di riscatto.

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