Non solo il coronavirus. Secondo l’arcivescovo di Abuja, mons. Ignatius Ayau Kaigama, c’è un altro morbo che sta dilagando in Nigeria. Ed è quello della violenza contro i cristiani: “Questo morbo sta dilagando senza che venga fatto alcuno sforzo significativo per arginarlo”, ha dichiarato in un’intervista alla fondazione Aiuto ai Cristiani che Soffrono (Acs). Una denuncia che è arrivata dopo un’impennata di casi in cui preti e vescovi, oltre che semplici fedeli, sono stati vittime di sequestri, rapimenti e omicidi. Una situazione sempre più precaria in un Paese dove professare la fede cristiana sta diventando sempre più difficile. 

Gli ultimi episodi di violenza

Don John Gbakaan era un sacerdote della diocesi di Minna, città di oltre 300.000 abitanti nel centro della Nigeria. Il 15 gennaio era a pochi passi da casa della madre quando alcuni uomini armati lo hanno rapito. Da allora nessuno lo ha più visto in vita, il giorno successivo si è scoperto che i sequestratori lo hanno ucciso subito dopo averlo prelevato con la forza. Questo è soltanto l’ultimo tra i più gravi episodi che hanno visto protagonisti i cristiani in Nigeria, uno dei più inquietanti specialmente se si pensa che l’area di Minna è lontana dalle regioni settentrionali dove ad agire contro i religiosi sono gli estremisti di Boko Haram. Pochi giorni prima, un caso simile era accaduto ad Owerri, nel sud a maggioranza cristiana del Paese africano: qui mons. Moses Chikwe, Pastore della locale Arcidiocesi, è stato rapito ma questa volta rilasciato dopo pochi giorni. Stessa sorte è toccata sempre a dicembre a padre Valentine Ezeagu ed a don Matthew Dajo, dell’Arcidiocesi di Abuja: anche loro due sono poi potuti tornare a casa.

Per sostenere i cristiani che soffrono potete donare tramite Iban, inserendo questi dati:

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM

Oppure tramite pagamento online a questo link

Quanto sta accadendo però non fa altro che aggravare il quadro relativo ai cristiani in Nigeria. Violenze e rapimenti non riguardano più soltanto le zone coinvolte dalla guerriglia islamista. Segno che la sicurezza oramai riguarda tutte le regioni del Paese. E spesso non c’entra soltanto la propaganda jihadista: “I termini “terroristi”, “banditi”, “uomini armati” sono stati usati indiscriminatamente per definire gli autori dei rapimenti – ha dichiarato l’arcivescovo della capitale Abuja – ma la loro identità non è nota con certezza”. Rapimenti e omicidi in certi casi avvengono per colpire la comunità cristiana, in altre circostanze invece i crimini sono commessi dalla criminalità comune. Ad ogni modo, i cristiani sono sempre più vulnerabili e vittime di violenze di ogni tipo. Il tutto, come denunciato sempre dall’arcivescovo Kaigama, nell’impotenza o nell’indifferenza delle istituzioni politiche.

La scelta di non pagare i riscatti

A fronte dell’avanzare degli episodi di violenza, adesso i vescovi nigeriani cercano di attuare contromisure. Da un lato il primo obiettivo è portare alla luce la situazione di precarietà sulla sicurezza, dall’altro è prendere iniziative incisive. Come quella, tra le altre, di decidere di non pagare riscatti: “É stata una scelta unanime” ha chiarito su Acs l’arcivescovo della capitale nigeriana. Il tutto per lanciare un messaggio a chi dai rapimenti dei sacerdoti e dei fedeli cristiani prova ad estorcere denaro: nessuna Naira, la valuta nigeriana, verrà sborsata dalle varie diocesi e dalle varie parrocchie. Una mossa che però da sola non basterà a migliorare la situazione. Per questo don Kaigama ha sollecitato il governo ad intervenire: “C’è urgente bisogno che il governo nigeriano affronti la situazione addestrando gli agenti di sicurezza ad agire in modo più efficace”, è il suo monito.

“Ci si aspetterebbe che, con tutto il denaro gestito dai politici – ha poi proseguito l’arcivescovo di Abuja – il governo investisse di più nell’acquisto di strumenti validi a perseguire i criminali. Gli agenti guadagnano molto poco e devono affrontare malviventi che hanno armi più sofisticate e spesso sono loro le prime vittime”. In poche parole, la Nigeria non è in grado al momento di garantire la sicurezza ai suoi stessi cittadini, specialmente a quelli di fede cristiana. E per quest’ultima categoria forse a volte manca anche una precisa volontà politica di intervenire.