Un’intelligenza artificiale “disarmata” e capace di essere fattore di sviluppo per l’umanità. Magnifica Humanitas, la prima lettera enciclica di Papa Leone XIV, è un manifesto di dottrina sociale cattolica che parla ai decisori politici, ai giganti della tecnologia e al mondo della Chiesa provando a dare un’impostazione profonda alla lettura teologica, culturale e morale della maggiore rivoluzione dei nostri tempi.
Una Rerum Novarum per il XXI secolo, si potrebbe dire, riprendendo il filo rosso da un Leone all’altro: da Leone XIII, Papa che strutturò la moderna dottrina sociale approfondendo il dilemma dell’uomo e della Chiesa di fronte alla rivoluzione industriale, a Leone XIV, che presentandosi ai cardinali elettori disse che aveva scelto il nome proprio riflettendo sul valore culturale dell’opera del predecessore perché “ai nostri giorni, la Chiesa offre a tutti il tesoro del suo insegnamento sociale in risposta a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi nel campo dell’Intelligenza artificiale che pongono nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.
Leone XIV parla profondamente, inserisce la sua enciclica in un solco che parte da Leone XIII e arriva al predecessore Francesco, incardina nei principi di tutela della persona, di dottrina sociale antropocentrica e di sviluppo umano integrale il percorso di crescita dell’IA. Scrivevamo un anno fa che di fronte a una rivoluzione così “prometeica” fosse rilevante il fatto che la Chiesa avesse scelto un Papa agostiniano, dunque custode di una cultura di pensiero e azione discreta, nato negli Usa, epicentro della rivoluzione tecnologica, ma missionario e laureato in Matematica e Filosofia (che nel campo del digitale vanno di pari passo come chiavi interpretative).
Tutto questo preparava il terreno a un impegno notevole sul piano culturale ed epistemologico da parte di Leone XIV, la cui urgenza si è sommata ai grandi dilemmi materiali ed etici posti dall’IA: la necessità di rispondere alle sfide dell’IA nel mondo del lavoro, la partita aperta sul piano delle scelte umane, la militarizzazione degli algoritmi vista pienamente in operatività in Ucraina e Iran, il potere dirompente di tecno-oligarchi spesso messisi in aperto contrasto con la visione del primo pontefice statunitense della storia.
Ai paragrafi 213 e 214 Leone offre la summa teologica dell’enciclica. “Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra”, scrive, aggiungendo che “il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza: dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra” anche nella tecnologia. L’IA secondo Leone XIV deve contribuire alla “civiltà dell’amore” con l’obiettivo di “disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo e il multilateralismo”.
Interessante che Leone XIV citi nientemeno che J.R.R. Tolkien, scrittore cattolico e, soprattutto, spesso evocato come figura di riferimento da molti fautori della militarizzazione dell’IA come Peter Thiel, usando però le sue parole per valorizzare una civiltà della concordia e del dialogo:
“Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare”
“Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune”, scrive poi Leone XIV, ricordando che l’IA rischia di essere una moderna Babele che “si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più”. In sostanza, il Papa chiede che anche l’IA diventi un linguaggio comune e collettivo per l’umanità, non uno strumento di sopraffazione e dominio. Con il marchio del Vaticano e della Chiesa, una rotta morale e culturale viene tracciata e offerta come strumento di cooperazione. La sfida è capire se diventerà uno strumento di progresso e crescita o sarà sfidata dai signori degli algoritmi, oggi più che mai propensi a fare esattamente l’opposto di ciò che detta come linea Leone XIV.