Aurea mediocritas, il giusto mezzo. Papa Leone XIV incarna la plurisecolare tendenza al compromesso e all’incontro che ha permesso a Santa Romana Chiesa di sopravvivere a epoche, imperi, sovrani, stretti alleati e mortali nemici. La sua elezione, di cui conosceremo probabilmente in futuro i retroscena, consente di analizzare attivamente diverse dinamiche che riguardano il mondo cattolico e le scelte del Collegio dei Cardinali.
Il primo dato da sottolineare è la totale autonomia dell’assemblea elettrice da qualsiasi logica di condizionamento e la sostanziale imprevedibilità del Conclave di una Chiesa globale come mai lo è stata. Su InsideOver abbiamo voluto evitare, dalla morte di Papa Francesco, i fantasiosi toto-nomi che hanno impazzato nelle scorse settimane preferendo concentrarci sui processi in atto.
In secondo luogo, si percepisce, a proposito di tali processi, la voglia forte di una mediazione interna alla Chiesa. Papa Leone XIV da cardinale é stata figura molto vicina a Francesco, ma ha differito dal defunto predecessore per un atteggiamento molto schivo e dedito, piuttosto, al lavoro e all’anticamera. Di lui si è sempre sentito parlare poco. La scelta di un nome potente e impegnativo è una mossa indubbiamente forte che serve a dare sostanza a un pontificato che pare iniziare come il frutto di una mediazione. I cardinali vicini a Francesco ottengono l’istituzionalizzazione della Rivoluzione, la continuità con 12 anni di riforme di Bergoglio, un Pontefice aperto alle questioni sociali. L’ala più tradizionalista incassa un Papa nuovamente occidentale e anche sensibile a diversi richiami emotivi e simbolici, come dimostrato dal ritorno dei paramenti smessi da Francesco.
Ecco il Papa missionario
Terzo punto, Leone XIV appare un ibrido tra figura curiale e Pontefice figlio dell’esperienza nel mondo. Già vescovo in Perù per lungo tempo, è un missionario diventato Papa dopo un intermezzo non secondario nella Curia romana. Prevost ha respirato dunque il Palazzo Apostolico ma lo ha fatto nell’era Bergoglio, e da ormai ex Prefetto del Dicastero per i Vescovi ha maturato una grande attenzione per i titolari di grandi e piccole diocesi. Dopo Francesco, una minima esperienza in Curia potrà aiutare a fare ordine laddove dodici anni di pontificato dirompente hanno cambiato i rapporti di forza e creato indubbi spaesamenti.
In sostanza la Chiesa mira a rafforzare la sua unità. Chiesa in uscita, ma romana. Chiesa missionaria ma attenta al governo della sua struttura. Chiesa erede di Francesco, ma prima di tutto cattolica e apostolica. Dopo il Papa dalla fine del mondo, il Papa teologo (Benedetto XVI) e il campione della fede pellegrina (Giovanni Paolo II), ecco il Papa missionario. Ovvero l’occidentale che può parlare alle periferie, avendole vissute Nel caos del Perù. Il testimone che del mondo parla avendolo visto consumandosi la suola delle scarpe. La vita, amava dire Francesco, è un cammino. Quello di Leone XIV è stato un percorso continuo con destinazione Piazza San Pietro. La spinta unitaria dovrà essere ora quella del suo pontificato. Per continuare a far si che la Chiesa resti il fondamentale pungolo per la pace e la convivenza nel mondo riconosciuta su scala planetaria.

