I partiti islamici continuano a proliferare in Europa. Quello che li accomuna è la volontà di rappresentare i musulmani e le loro istanze all’interno delle varie assemblee elettive. Ognuno ha una storia diversa. Per qualche commentatore politico, molte sigle avrebbero un elemento comune: essere finanziate dal Qatar Charity.

Il movimento di cui si parla con maggiore attenzione adesso è “Islam”, la piattaforma belga che ha proposto l’introduzione di una sharia in salsa occidentale. “Islam” ha due consiglieri municipali, non è presente su tutto il territorio nazionale belga, ma sta interessando le cronache per via di una posizione specifica: la Costituzione del Belgio sarebbe sovrapponibile al Corano per l’ottanta per cento.

Precetti giuridici e politica nella fede musulmana si fondono fino a mischiarsi. Mohammed è uno dei nomi più comuni a Bruxelles e qualcuno nella capitale belga sta cominciando a chiedersi se quel 2% possa trasformarsi in qualcosa di molto più significativo. Quello che “preoccupa” è soprattutto il fattore demografico: la religione islamica è destinata a divenire maggioritaria anche in Europa. Quelli di adesso potrebbero essere solo esperimenti di islam politico. Tentativi, che costituirebbero le basi fondative di realtà elettorali ben più consistenti.

In Olanda c’è Denk, nato da una costola progressista del partito labourista e già affermatosi attorno al 2%. Il partito in questione è stato idolatrato dalla maggior parte dei media neoliberal occidentali. Quello che viene ritenuto funzionale a scardinare dal basso il razzismo anti – migranti, potrebbe in realtà essere utilizzato dalla Turchia come “cavallo di Troia” per entrare nel vecchio continente: si parla di legami con Erdogan. Non è tutto oro quel che luccica, insomma. Denk, tra le tante proposte contenute nel suo programma, vorrebbe introdurre la parificazione delle scuole statali con quelle islamiche in cui vengono insegnati i testi sacri della fede musulmana. La cultura, i costumi e la formazione sono gli ambiti che le organizzazioni musulmane tengono più in considerazione. Anche rispetto a questo assunto pare necessario sottolineare come Michel Houellebecq, all’interno di “Sottomissione”, avesse profetizzato come la Sorbona sarebbe diventata un’università islamica. Il Qatar, poi, ha acquistato anche lo stadio di Parigi. Costumi, cultura e formazione si diceva.

In Francia troviamo il Rassemblement des musulmans de Francel’Union des organisations islamiques de France. Solo la seconda sigla è un vero proprio partito (ha anche eletto un consigliere comunale a Bobigny), ma la prima, in quanto organizzazioni nata attorno alla Grande Moschea di Parigi, “conta” paradossalmente molto di più. Nelle nazione transalpina si è fatto un gran parlare del voto dei musulmani durante le passate elezioni presidenziali. Ci si è meravigliati del fatto che molti islamici di prima generazione  abbiano votato Marine Le Pen.  In realtà questo dato può essere interpretato con facilità: i primi migranti, a causa dell’arrivo di altri stranieri, temono di perdere il loro “status quo”. La questione identitaria è quella che interessa di più ai musulmani francesi. Dato il contesto demografico d’oltralpe, sembra scontato che questi movimenti islamici siano destinati a crescere nel tempo.

In Spagna c’è Prune (forse sarebbe più corretto dire “c’era”) che, come si legge in questo articolo de L’Intelletuale Dissidente, avrebbe voluto fare della nazione iberica il centro dell’islam politico nel Mediterraneo, ma la cui strada è stata sbarrata dalle istituzioni spagnole. Un partito islamico radicato esiste in Finlandiae in Bosnia – Erzegovina. Poi, ancora, i partiti disciolti: il partito islamico di Gran Bretagna, la Lega Araba d’Europa dei Paesi Baschi e la branca olandese di quest’ultima formazione.

E in Italia? L’ idea di far nascere un partito islamico del balepaese è stata lanciata durante lo scorso febbraio. Stando a quanto scritto su Il Foglio,  il dottor Hamza Piccardo, che è il fondatore dell’Ucoii, sarebbe vicino ai Fratelli Musulmani. Proliferano, in definitiva, partiti che potremmo definire “confessionali”, mentre il modello cristiano – democratico diviene sempre più un’esclusiva dell’Europa meridionale. Persino la Cdu di Angela Merkel sta subendo qualche battuta d’arresto. Si dice che i “musulmani” presenti in Europa siano molti di meno rispetto a quelli “percepiti”, ma le statistiche mostrano anche come nel 2050 possano diventare 75milioni: tra il 7% e il 14% del totale. Non ci sarebbe da stupirsi, insomma, dinanzi alla progressiva crescita di esponenti politici musulmani all’interno delle assisi politiche.

Articolo di Francesco Boezi