La lunga marcia della Polonia verso la secolarizzazione

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Il 2020 verrà ricordato dai posteri come l’anno in cui la Polonia ha scoperto di non essere (più) lo Scutum saldissimum et antemurale Christianitatis del Vecchio Continente. Perché l’insorgenza intermittente che ha caratterizzato e accompagnato quasi ogni singolo mese dell’anno passato, fra tumulti di piazza legati alla questione aborto, mobilitazioni da parte della comunità arcobaleno e attacchi cristianofobici, sembra suggerire che la Polonia sia prossima a cedere lo scettro di colonna portante del conservatorismo europeo e ad entrare a far parte del club delle nazioni secolarizzate e postcristiane.

I numeri della crisi

Il 2020 è stato un anno da dimenticare (o da ricordare?) per la Chiesa cattolica di Polonia, il potere celeste fatto istituzione che ha protetto i figli e i confini della nazione nel corso dei secoli e che ha guidato e reso possibile la Rivoluzione del 1989, sorreggendo Solidarność e producendo martiri coraggiosi come Jerzy Popiełuszko. A trentuno anni dalla vittoria della Croce nella lotta contro la Falce e il martello, la Chiesa cattolica di Polonia sta sperimentando un’emorragia di consensi senza precedenti storici, la cui andatura va di pari passo con l’implementazione dell’agenda conservatrice di PiS.

I numeri della crisi del cattolicesimo polacco sono indicativi della celerità, della profondità e della drammaticità del cambio di paradigma socio-religioso in corso. Perché, in quello che pare essere un caso unico al mondo, la società polacca sta curiosamente transitando dalla religiosità all’irreligiosità senza aver attraversato un previo processo di secolarizzazione durevole e tangibile. Le cifre descrivono un momento di grande tribolazione per la Chiesa polacca, intriso di violenze, sfiducia e acredine, e possono esplicare ciò che alle parole non riesce:

Un futuro già segnato?

Personaggi pubblici come il politico Robert Biedron, fondatore del partito liberal-progressista Primavera (Wiosna), l’attivista transgenere Margot e il cantante Nergal, voce della controversa banda black metal dei Behemoth, sono stati gli insoliti capifila dei moti anticattolici e antigovernativi che hanno scosso la Polonia nella seconda parte del 2020. A trarre vantaggio dai disordini, però, non è stato il nuovo-ma-già-vecchio Primavera, ma Polonia 2050: un partito liberale (e anticlericale) nato all’acme dei tumulti pro-aborto e che, in brevissimo tempo, stando ai sondaggi, avrebbe superato Piattaforma Civica, divenendo la seconda forza politica del Paese.

L’evolvere della situazione risulterà rivelatorio al fine della comprensione del reale significato del 2020: annus horribilis anomalo e a sé stante o preludio alla scristianizzazione (inevitabile?) della Polonia. Noi, ad ogni modo, avevamo scritto in tempi non sospetti – ossia dapprima che iniziassero i disordini e che si instaurasse un clima apertamente ostile nei confronti del cattolicesimo – che “nonostante i grandi numeri [su partecipazione alla messa domenicale e nuove ordinazioni sacerdotali], la secolarizzazione è arrivata anche in Polonia” e che “un fenomeno che sta prendendo piede in maniera preoccupante è quello degli attacchi anticattolici, che si sono intensificati in concomitanza con l’entrata ufficiale della Chiesa nella guerra del governo all’ideologia di genere”.

I fatti successivi ci hanno dato ragione, perché l’episodico è divenuto routinario, ma questo non significa che il destino della millenaria Chiesa polacca sia segnato. Perché questa istituzione, per quanto sia oggi attraversata da una grave crisi di legittimità, contrariamente alle omologhe europee, ha una storia di incredibile resistenza ai tentativi di annichilimento ed emarginazione dalla vita pubblica. Spiegato in altri termini, il destino del cattolicesimo polacco potrebbe essere differente da quello delle controparti morenti di PortogalloGermania o Francia: a fedeli e chierici l’onere di fermare i processi di secolarizzazione e scristianizzazione.