Potenza internazionale e impero universale. Germania e Vaticano tornano a incrociare i loro destini e a farlo con i toni dello scontro. Non una novità nella storia della Chiesa cattolica. Ma oggi la rivolta assume connotati diversi, che si inseriscono nel quadro di una guerra tra chiese all’interno della Chiesa, cambiamenti culturali e una lotta tra mondo progressista e conservatore che travalica la questione dottrinale per ergersi a problema di natura transnazionale e sociale.

La Chiesa tedesca e la spinta progressista

Da molto tempo una larga fetta della Chiesa tedesca si è imposta come alfiere delle visioni più moderniste. Una scelta di molti cardinali tedeschi, fra le quali spiccano eminenti personalità, in cui si inquadra l’idea della benedizione per le coppia omosessuale organizzata a partire da lunedì 10 in alcune diocesi.

La presa di coscienza della parte più ribelle del clero tedesco arriva in una fase storica di profonda crisi e trasformazione della Chiesa, che rischia di perdere completamente la linfa vitale nella grande “patria” europea. Un percorso che si va a intersecare tra l’altro con un pontificato considerato da più parti come profondamente innovativo rispetto a quelli precedenti anche sui temi come quelli dei diritti civili. Il regno di Francesco è stato per certi versi anche sovraesposto in questa narrazione da gran parte dei media. Molto spesso con l’interesse di portare il Papa dalla propria parte politica piuttosto che per un’attenta analisi delle affermazioni del pontefice.

La domanda, in ogni caso, sorge spontanea: perché proprio durante il pontificato che si è mostrato più aperto sulle tematiche sociali e dei nuovi diritti, una parte della Germania cattolica preme per avere nuove e rivoluzionarie aperture, a partire dalla “sfida” della benedizione delle coppie omosessuali? C’è solo un voler sfruttare i tempi?

Una potenza economica

Escludendo da questa analisi il dibattito dottrinale, la risposta può essere trovata sotto il profilo politico. La Chiesa tedesca è una delle grandi potenze della cristianità europea e mondiale. La sua forza non deriva soltanto dal legame con un Paese che rappresenta ancora oggi la locomotiva d’Europa, ma anche per una precisa questione di natura finanziaria. Croce e delizia della cattolicità tedesca, il finanziamento della Chiesa teutonica deriva, infatti, dall’imposta ecclesiastica. In pratica, le istituzioni religiose riconosciute come corporazioni di diritto pubblico hanno il potere di imporre ai fedeli che si dichiarano appartenenti a quella religione una sovrattassa sull’imposta sul reddito delle persone fisiche che sarà incassata dagli Stati federali e poi versata alle varie Chiese. Il sistema così studiato ha portato a due effetti: da un lato all’aumento esponenziale delle ricchezze (molto superiori a quelle della Chiesa italiana, per esempio); dall’altro alla perdita di fedeli che non avevano più intenzione di pagare questo surplus di tasse e che possono evitarlo solo abbandonando formalmente la Chiesa.

Questa vera e propria potenza finanziaria della Chiesa ha spesso creato non pochi imbarazzi. Lo stesso Benedetto XVI, figlio della Germania cattolica, aveva manifestato un certo dissenso per questa imposizione fiscale. Ma il sistema è rimasto invariato continuando a riversare miliardi in una formazione che si è così resa non solo sempre più indipendente economicamente da Roma, ma anche politicamente. E oggi, il frutto di questa forza economica e politica è anche nella scelta di imporre continuamente un pressing sul Vaticano su temi particolarmente delicati e su cui sta invece puntando la parte ultraprogressista della Chiesa tedesca che si erge a tutela non solo delle coppie omosessuali nella cattolicità, ma anche di una serie di fenomeni sociali e culturali che sono sempre più simili alla new left mondiale.

Una sfida anche geopolitica?

Il connubio tra potenza economica, visione culturale progressista e convergenza con una certa leadership politica, in particolare della nuova amministrazione americana, è interessante anche dal punto di vista geopolitico. La Germania di oggi sembra potersi ergere, sia con l’avvento dei Verdi come potenziale partito leader, sia con l’avvento di una visione progressista, come nuovo modello. Un nuovo paradigma europeo che piace all’America di Joe Biden e che si contrappone a tutto quel cosmo conservatore più affine ai rivali dei democratici ma anche ai rivali strategici degli Stati Uniti.

La svolta ecclesiastica non può essere considerata decisiva, né estremamente repentina. Anche parlare di scisma per quanto riguarda la benedizione delle coppie omosessuali in alcune parrocchie rischia di essere frutto di una sopravvalutazione. Tuttavia, è abbastanza evidente che dalla Chiesa cattolica tedesca sia partito un input da non sottovalutare anche in funzione di un nuovo assetto culturale europeo e della stessa cristianità nel Vecchio Continente. L’apertura a nuovi modelli culturali e ai temi dei diritti civili può essere considerata, da alcuni, come un modo di aprirsi a un cambiamento in atto nella società per cercare di fermare l’emorragia di fedeli. Ma non va sottovalutato anche il piano più pragmaticamente politico: con l’evoluzione nel campo progressista, il clero tedesco, forte anche finanziariamente, diventa anche il simbolo di una nuova Ecclesia. E la nuova Ecclesia può simboleggiare un cambiamento anche politico della Germania, e quindi dell’Europa. L’impero universale della Santa Sede rischia dunque di trasformarsi nel teatro di una sfida ben più complessa e articolata del puro dibattito di dottrina sulle persone omosessuali.

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