La Germania è uno dei Paesi europei maggiormente esposti ai fenomeni dell’islam politico e del terrorismo islamista, come dimostrano i numeri sulla radicalizzazione e gli attentati degli anni recenti. La pressione investigativa dei servizi segreti, combinata alla consapevolezza di dinamiche demografiche favorevoli alla crescente comunità musulmana, ha spinto diverse entità dell’islam radicale a sperimentare un mutamento di forma, preferendo il potere morbido alla via della violenza.

La minaccia islamista in Germania

Gli ultimi dati sulla presenza dell’islam politico in Germania sono allarmanti. Secondo quanto certificato dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV, Bundesamt für Verfassungsschutz), il numero degli islamisti cresce ad un ritmo annuale del 5,5%: erano 26.560 nel 2018, sono divenuti 28.020 l’anno successivo. Nel 2015, il BfV aveva schedato 13.920 persone come appartenenti al mondo dell’islamismo organizzato; dati alla mano, significa che nel periodo di riferimento 2015-2019 si è assistito ad un loro raddoppiamento.

Le principali organizzazioni di stampo islamista monitorate dai servizi segreti tedeschi sono legate in maniera simbiotica con la Turchia: Fratellanza Musulmana, Milli Gorus e Furkan. Mentre le prime due sono più note al pubblico ed incorporano la stragrande maggioranza degli islamisti censiti dal BfV, l’ultima è finita sotto la luce dei riflettori soltanto negli anni recenti, iniziando ad essere sorvegliata per estremismo dal BfV nel 2018, e avrebbe un seguito di 350 persone.

Al trio dell’islamismo filoturco si aggiunge, inoltre, anche Hizb ut-Tahrir, che continua ad operare nel territorio – forte di un piccolo esercito di almeno 430 adepti – nonostante sia stata messa al bando nel lontano 2003.

Islamismo legalista, di cosa si tratta?

Il BfV stima che circa la metà dei 28.020 islamisti ufficialmente censiti nel 2019 appartenga ad una realtà perniciosa per la sicurezza nazionale, in quanto basata sulla predilezione per il potere morbido in luogo della violenza, e ribattezzata “islamismo legalista”. Potrebbe sembrare un paradosso, ma non lo è: bassa esposizione mediatica, inclinazione al dialogo e apparente tendenza all’integrazione sono degli strumenti utili a disorientare i servizi segreti e a complicare le stesse attività di indagine – l’assenza di reati da attribuire impedisce e/o rallenta l’apertura di procedure di incriminazione.

Gli islamisti legalisti, secondo la definizione del BfV, mirano all’islamizzazione della Germania “non con la forza bruta, ma con un’influenza silenziosa”, ragion per cui camuffano la loro agenda dietro al riconoscimento della supremazia della Costituzione tedesca ed evitano accuratamente di rendersi protagonisti di reati.

Contrariamente al passato, anche piuttosto recente, all’azione del momento viene preferita la lungimiranza, dote necessaria per produrre “un cambiamento nel sistema sociale e politico nel lungo termine”. Quella pazienza, accompagnata da una meticolosa e incessante opera di proselitismo, sta aiutando la realtà islamista a raggirare la legge e rende particolarmente cupo e nuvoloso il cielo sopra Berlino.

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