La Repubblica Ceca è il luogo in cui ha avuto inizio uno dei capitoli più importanti e sanguinosi della storia europea, che ha cambiato per sempre il volto e l’identità del Vecchio Continente. Il 23 maggio 1618, al culmine di una stagione di tensioni fra cattolici e protestanti, il conte Thurn diede ordine di lanciare da una finestra del Castello di Hradcany tre rappresentanti del Sacro Romano Impero, un evento passato alla storia come la “defenestrazione di Praga”.

Quel giorno, senza saperlo, il conte Thurn avrebbe messo in moto una catena di eventi dall’epilogo tragico: la guerra dei trent’anni. Nel 1648, dopo tre decenni di battaglie e fra i sette e gli undici milioni di morti, le potenze europee si riunirono nella Vestfalia per scrivere l’immagine della nuova Europa, gettando le basi della modernità: gli stati-nazione. A Praga, culla della tremenda guerra di religione, accadde un fenomeno curioso ma prevedibile – l’interiorizzazione in perpetuum del trauma – che, con lo scorrere del tempo, ha condotto alla defenestrazione del sentimento religioso dalla memoria e dall’identità del popolo ceco.

Cechi, i più atei del mondo

Sondaggi di opinione e dati sull’osservanza religiosa concordano: il popolo ceco troneggia nella classifica dell’ateismo in Europa – anche se il primato sta venendo minacciato dalla crescita straordinaria dell’irreligiosità in Svezia, Francia, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Belgio – ma, tenendo in considerazione i numeri sulla rivoluzione cristiana che sta travolgendo la Cina, potrebbe essere detentore della prima posizione anche a livello planetario.

I numeri sono eloquenti: il 72% dei cechi non si identifica in alcun gruppo religioso, il 66% non crede nell’esistenza di Dio, il 68% non prega mai e il 55% non partecipa mai ad una funzione religiosa (Pew Research Center, 2017). Inoltre, un terzo (29%) di coloro che vengono cresciuti con un’educazione religiosa, in primis il cattolicesimo, si allontana dall’istituzione-chiesa in età adulta rientrando nella categoria dei “non affiliati”, l’apripista per la perdita totale della fede.

Come osserva il Pew Research Center, i numeri sulla religione si riflettono e trovano riscontro nella vasta e generalizzata adesione a valori, convinzioni e idee di stampo liberale; cosa che rende la Repubblica Ceca un caso-studio sui generis nel panorama dell’Europa centro-orientale. Nel Paese, infatti, si registrano i più alti livelli di accettazione dell’aborto (84%) e del matrimonio omosessuale (65%) dell’intero ex patto di Varsavia.

I numeri sulla Cechia risaltano ulteriormente in comparazione alla Slovacchia, alla luce di un matrimonio durato settantaquattro anni: il 69% degli slovacchi crede in Dio ed il 63% si identifica nel cattolicesimo. I cechi che si autodefiniscono cattolici, invece, sono dimezzati dal 1991 al 2017, passando dal 44% al 21% della popolazione totale. Quel 21%, nel prossimo futuro, potrebbe scendere ulteriormente e condurre il cattolicesimo all’estinzione letterale. Secondo un sondaggio del 2018 sulla religiosità dei giovani europei, i cechi fra i 16 e i 29 anni sono più atei dei genitori: il 91% dichiara di non riconoscersi in nessuna religione.

Il ritorno alla superstizione

Il connubio scristianizzazione-ateizzazione non ha comportato l’avvento di una società scientista, votata anima e corpo al razionalismo, perché i sociologi concordano sul fatto che “l’apparente mancanza di interesse nelle forme tradizionali di cristianità è accompagnata dalla popolarità di massa di religioni invisibili ed alternative, che potrebbero essere meglio descritte come credenza nella magia”.

Come si può leggere nell’articolo di commento sul sondaggio riguardante la fede dei giovani cechi, “potrebbero anche non essere degli entusiasti frequentatori di chiese, ma molti di loro accettano facilmente l’idea che i chiromanti possano predire il futuro, che gli amuleti possano portare buona fortuna o che le stelle possano influenzare le loro vite”.

Le ragioni dell’ateizzazione di massa

Gli storici cechi concordano nel ricondurre le origini della defenestrazione di Dio alla guerra dei trent’anni. L’interiorizzazione del trauma ha giocato un ruolo determinante, spianando la strada ad un rigetto silenzioso e quasi automatico del religioso dapprima nel campo delle idee e dopo nella dimensione reale, ma è stato l’avvento del comunismo, trapiantato in Cecoslovacchia nel 1948, a cristallizzare ed istituzionalizzare la tendenza.

Il comunismo ha potuto trovare terreno fertile in Cecoslovacchia, quantomeno dal punto di vista del progetto di ateizzazione della società, perché ha attecchito su una realtà che si era incamminata verso il rifiuto del divino da almeno tre secoli. Da non trascurare, inoltre, il ruolo del nazionalismo romantico ceco ottocentesco, autore di una rielaborazione ex novo dell’identità nazionale marcatamente ostile al cattolicesimo, ritenuto un’importazione culturale dell’Austria asburgica.

La Repubblica Ceca di oggi è figlia degli eventi storici di un passato che, per quanto lontano, è quanto mai vivo e presente. Il trauma bellico è stato interiorizzato in perpetuum e continua a plasmare l’immaginario collettivo, anche se invisibilmente e impercettibilmente, ed è altamente probabile che esaurirà la propria funzione storica e ragion d’essere soltanto a scristianizzazione completata.

Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA
Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA