Campane a festa, come in occasione della Pasqua o del Natale: dalle Chiese delle comunità cristiane della provincia di Hama emerge un clima di felicità e di vero e proprio senso di liberazione, a seguito dell’avanzamento dell’esercito siriano a Khan Shaykhun. Una circostanza quest’ultima che permette, dopo tanti anni, la messa in sicurezza di numerose cittadine a maggioranza cristiana presenti al confine tra le province di Hama ed Idlib. Si tratta di zone che, soprattutto dall’estate del 2014, vivono con lo spauracchio della presenza jihadista a pochi chilometri da quei campanili da cui in queste ore riecheggiano rintocchi di festa.

La minaccia del fronte Al Nusra

Idlib dall’inizio della guerra, che dura oramai dal 2011, è una roccaforte dell’opposizione al presidente siriano Bashar Al Assad. Le vicissitudini del conflitto e la sua evoluzione, portano poi ad una storia che parla di una rapida scalata dei miliziani islamisti all’interno degli oppositori. Grazie anche alla vicinanza con il confine turco, da cui soprattutto nel 2012 fanno il loro ingresso centinaia di jihadisti, la provincia di Idlib diviene quindi base di organizzazioni terroristiche legate anche da Al Qaeda. Tra queste spicca senza dubbio il cosiddetto “Fronte Al Nusra”, una sorta di filiale locale dell’organizzazione terroristica fondata da Osama Bin Laden. Tra il 2013 ed il 2015, i gruppi jihadisti dilagano all’interno della provincia di Idlib, arrivando a minacciare anche quella di Hama.

Come detto, proprio al confine tra le due province, risiede da secoli una folta comunità cristiana dislocata in diverse cittadine ritrovatesi poi non lontane da uno dei fronti di guerra più caldi dell’intera Siria. Specialmente quando ad un certo punto i soldati governativi, complice la loro dislocazione in più punti del paese, sembrano non reggere all’impeto degli attacchi di Al Nusra, per i cristiani residenti a nord di Hama iniziano mesi di terrore. Il timore più grande riguarda la possibilità che i miliziani jihadisti entrino nei loro villaggi, compiendo le stesse razzie già viste in altri punti del paese.

La situazione si attenua quando questo fronte si stabilizza e l’esercito regolare riesce in qualche modo a contenere gli islamisti. Ma la vita per i cristiani di questa regione appare ugualmente molto difficile, specie perché si teme da un momento all’altro un attentato od un’incursione ad opera dei terroristi di Al Nusra. Quest’ultima nel corso degli anni muta più volte denominazione, attualmente è nota con la sigla Tahrir Al Sham, ma nei fatti l’obiettivo dei miliziani è quello di fondare un vero e proprio califfato e dunque perseguitare le varie minoranze non musulmane. A difesa di queste comunità siriane, occorre specificare, in questi anni operano solamente i soldati governativi: dall’Europa raramente si levano quanto meno messaggi di solidarietà nei loro confronti.

L’apice del terrore si raggiunge pochi mesi fa: a maggio infatti, proprio mentre l’esercito siriano torna a colpire l’area della provincia di Idlib dopo mesi di relativa calma, militanti islamisti lanciano razzi verso i villaggi cristiani a nord di Hama. Ad Al-Sekelbiya un ordigno sparato dai terroristi uccide quattro bambini assieme alla loro catechista, colpiti mentre escono dalla messa della domenica.

La fine dell’incubo

La svolta arriva in questo mese di agosto, quando l’esercito siriano compie una decisiva avanzata a nord di Hama e verso Idlib. Come già descritto nei giorni scorsi, la bandiera della Repubblica Araba siriana torna a sventolare nella strategica città di Khan Shaykhun, il primo grande centro della provincia di Idlib a tornare sotto il controllo di Damasco dopo quasi un lustro. La conquista permette di accerchiare le ultime località di Hama ancora in mano agli ex di Al Nusra, in particolare quelle di Morek, Kafr ZitaLataminah. È da qui che partono i razzi che fanno morti e feriti tra i cristiani a maggio, è in queste località che scorre da anni il fronte che divide i territori governativi da quelli controllati da Tahrir Al Sham.

L’accerchiamento delle cittadine permette una loro rapida conquista ad opera dell’esercito, che entra senza di fatto sparare un colpo: i soldati siriani riprendono le oramai ex roccaforti islamiste e di fatto chiudono una volta e per sempre questo delicato fronte. Per i cristiani che vivono a nord di Hama è un’autentica liberazione: con la guerra che si sposta a 100 km più a nord, la popolazione delle cittadine per anni sotto il tiro islamista può tornare ad avere una vita normale.

Ecco perché le campane suonano a festa e la gente è in strada a distribuire i dolci tipici di questa parte della Siria: finalmente i campanili delle Chiese non sono più potenziali bersagli, bensì segni di una cristianità che da queste parti può tornare ad essere vissuta senza temere incursioni terroristiche. E adesso nei villaggi a nord di Hama si aspetta anche il rientro di quei profughi che, alcuni anni fa, hanno trovato rifugio da altre parti per evitare di essere perennemente sotto il tiro dei miliziani jihadisti.