La Chiesa francese, immersa in un quadro culturale dove la secolarizzazione stenta ormai a fare notizia, non è più in linea con Emmanuel Macron.

Questa è la sensazione che arriva da Oltralpe. La frattura, dopo una luna di miele durate qualche mese in seguito all’insediamento all’Eliseo del leader di En Marche!, si è iniziata a consumare per via delle proteste sociali, con la riforma delle pensioni e le sommosse dei gilet gialli. Oggi però, con la ferma volontà di Macron di approvare la riforma bioetica in tempi brevi, l’episcopato transalpino sembra aver indossato un vero e proprio scudo. I toni che provengono dagli ambienti ecclesiastici sono aspri. Il progetto di Macron viene percepito dalla base cattolica come un attacco alla tradizione francese.

È interessante notare come la bioetica stia interessando i governi europei in questa fase, che per via della pandemia potrebbe essere basata quasi se non unicamente sugli sforzi da adottare per reggere il crollo economico. In italia, si sta discutendo della “Zan-Scalfarotto”. In Francia, la maggioranza di centrosinistra non molla un centimetro su questo disegno strutturale, che introdurrebbe de facto la possibilità di accedere alla fecondazione assistita per tutte le persone di sesso femminile. A pensarla così, per esempio, è monsignor Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, fermo conservatore e da sempre impegnato nella battaglia contro quello che i cattolici definiscono “pendio scivoloso”: “Ci sono importanti riforme che sono state rinviate e attendono di essere aggiornate”, ha detto Aupetit, secondo quanto riportato dalla Sir. E ancora. “Che urgenza c’è di approvare con forza nel mese di luglio questo insieme di leggi che vanno a toccare la vera essenza della nostra umanità?”.

Prima che la pandemia da Sars-Cov2 costringesse tutti in casa, i francesi sono già scesi in piazza per manifestare contro la riforma bioetica di Macron. Secondo quanto ripercorso dalla fonte sopracitata, è l’intero episcopato francese ad aver preso posizione, parlando di una legge tanto “ingiusta” quanto “iniqua”. Estendendo la possibilità di accedere alla fecondazione assistita, Macron assedia per i cattolici il concetto stesso di “famiglia tradizionale”. Se non altro perché, oltre ad introdurre un istituto – quello della procreazione – che rimane molto discusso, Macron consentirà per esempio ad alcune coppie Lgbt di poter sperare nella “inseminazione artificiale”. Il che, per il cattolicesimo tradizionalista francese, non può che rappresentare un assedio ed un’approvazione, diretta o meno, di quella che viene chiamata “teoria gender”.

“La pandemia di Covid-19 ha rivelato la nostra fragilità umana ed economica. La legge sulla bioetica aumenterà la confusione?”, ha fatto presente invece mons.Pierre d’Ornellas. Il fatto che la Chiesa cattolica, anche dopo quanto avvenuto a Nantes, costituisce una spia del clima politico: Macron è passato dall’essere maggioritario a doversi ritagliare piccoli spicchi di consenso tra l’opinione pubblica. Pure i sondaggi certificano l’andazzo. Per quanto alle elezioni presidenziali manchino ancora due anni, non si può non notare come solo il sistema a doppio turno – il ballottaggio – consenta a Macron di poter ragionare con relativa serenità sul prossimo biennio.

La riforma bioetica, qualunque sia l’opinione della Chiesa francese, dovrebbe divenire presto realtà. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, sta per recarsi proprio in Francia, dove il Vaticano ha deciso di programmare i suoi primi viaggi, dopo il blocco dovuto al “cigno nero” dell’epidemia. Anche dalla Santa Sede, insomma, potrebbero essersi accorti della necessità di manifestare vicinanza ad un episcopato in lotta “contro” il presidente della Repubblica. La Francia, ancor prima dell’Italia, sta per smettere di essere una “eccezione” nel panorama legislativo continentale, dove l’utero in affitto è stato parzialmente sdoganato.

Nonostante le mobilitazioni della base dei fedeli e dei vertici ecclesiastici, però, Macron non ha intenzione di cambiare idea.

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