Non è un mistero che la Francia abbia un problema di convivenza con l’islam più radicale. E a dimostrarlo non sono soltanto gli attentati dello Stato islamico, ma tutta una serie di affiliazioni, di gente che li sostiene anche solo dal mondo di internet, e dalla presenza di migliaia di persone potenzialmente arruolabili tra le fila del terrorismo. Li chiamano simpatizzanti: ma quello che è del tutto evidente è che rappresentano un problema di ordine pubblico che la Francia non sa come gestire né risolvere.

Ma c’è un altro sintomo di questo problema di convivenza sempre più evidente fra islamismo e società francese: la nuova frontiera della narrativa d’Oltralpe che, in molti casi, descrive un mondo distopico fatto di scontri etnici, divisioni fra classi, scontri interni al Paese. Come racconta La Verità, “i successi di vendita di saggi scomodi come Destin français, dell’intellettuale ebreo Eric Zemmour o l’uscita del nuovo romanzo di Michel Houllebecq, Sérotonine” danno l’idea di come in Francia molte persone siano effettivamente preoccupate dalla convivenza all’interno della popolazione.

E in molti iniziano a paventare l’ipotesi di una partizione del Paese in aree laiche e cristiane e in altre di matrice musulmana. Un’idea che potrebbe apparire assurda, ma che inizia inesorabilmente a farsi strada in molti segmenti della popolazione. A tal punto che anche uno come François Hollande, non certo un uomo di destra radicale, disse che la partizione in aree si stava già producendo, pur se ha cercato di evitarla in tutti i modi. Un’idea pensata recentemente anche dallo scrittore Christian de Moliner nel libro La guerre de France, “che al seguito di Guérilla di Laurent Obertone, mette in scena una futuristica e per ora romanzata guerra intestina. Che stavolta scoppierebbe tra gli identitari francesi e gli islamici più fanatici e violenti”, spiega sempre La Verità. E rilancia ancora una volta l’idea del separatismo etnico nel Paese.

Si tratta di ipotesi astratte? Sicuramente (almeno per ora). Ma quello che appare interessante è che esiste una parte della cultura francese che, estranea agli ambienti delle élite ma apprezzata dalla popolazione, teorizza idee che all’apparenza possono sembrare irrealizzabili ma che indicano che qualcosa sta cambiando nella percezione del popolo e dell’intellighenzia. Tanto che anche alcuni blogger influenti e vicini al movimento dei gilet gialli cominciano a parlare della possibilità di una Francia divisa al suo interno fra aree islamiche e aree cristiane o, molto più probabilmente, laiche.

Ma per la Francia, queste ipotesi sarebbero in ogni caso una sconfitta. Lo sono per le destre, che da sempre fanno dello Stato e dell’unità nazionale un pilastro della propria cultura politica e che contrastano l’idea che possa esistere un Paese diviso. La Francia unisce: non divide. E il fatto che possano sorgere ghetti etnicamente, culturalmente e anche legalmente a parte rispetto al resto del Paese, viene visto con orrore da chi invece crede che Parigi rappresenti tutti, Ma è vista con terrore anche dalla stessa sinistra, che pur apprezzando la Francia multiculturale, non vuole che il Paese si trasformi in un cosmo di status sociali diversi: l’uguaglianza dei francesi passa anche da questo.

In ogni caso, quello che sta avvenendo in Francia è sotto gli occhi di tutti. Gli ingressi nel Paese superano i 200mila all’anno. I cittadini naturalizzati sono tantissimi e lo Stato arranca di fronte all’evidente flusso di persone che non viene più integrato dal Paese e dalla cultura locale, ma che vivono ai margini della società e con leggi e costumi totalmente propri. Migliaia di moschee, legali e illegali, sorgono ovunque sul territorio francese. E imam provenienti dai Paesi arabi e finanziati dall’estero creano proselitismo.