Il Marocco viene visto da più parti come esempio di paese moderato, dove le minoranze religiose non subiscono la scure della repressione e dove la società si mostra molto più tollerante su tanti aspetti rispetto ad altri paesi vicini. Peculiarità sottolineate anche in occasione della recente visita di papa Francesco a Rabat, dove incontra il Re Muhammad VI in un clima di estrema cordialità. Ma non tutto sembra così facile per chi sceglie altri sentieri religiosi.

Le difficoltà per chi si converte

In effetti se un italiano lavora in Marocco, non ha alcun problema a professare la sua fede: esistono delle Chiese in cui può assistere alle messe, così come la legge non vieta di festeggiare seppur privatamente le ricorrenze religiose diverse dall’Islam. Il problema però viene incontrato dai marocchini non musulmani. Si stima che i cittadini del Marocco che non seguono la fede maggiormente praticata nel paese africano, rappresentino poco più dell’1% della popolazione. Una esigua minoranza, che non sempre viene tutelata. Lo rivelano alcune storie raccontate dal quotidiano Le Monde. C’è una legge, in particolare, che se interpretata in maniera molto “rigida” di fatto vieta ad un marocchina la conversione.

Chi dall’Islam passa ad altra fede, in teoria proprio tale norma non prevede punizioni od ammende. L’Islam è religione di Stato, ma si lascia ad ogni marocchino la possibilità di scegliere la propria religione. Ma nella pratica basta poco per far scattare un cavillo della legge che porta alla punizione del convertito: in particolare, anche solo per assistere ad una messa di rito cattolico si rischia l’accusa di proselitismo. La condanna per questa pena può prevedere anche tre anni di galera. E non sono pochi gli esempi di persone messe in carcere di fatto solo perchè convertite. Uno smacco per l’immagine di paese tollerante del Marocco, un’insidia reale nel cammino del paese verso una concreta moderazione.

La diffidenza della società

Le autorità, nel complesso, anche se fanno largo uso di una rigida interpretazione della legge sul proselitismo, evitano di perseguitare colui che ha cambiato fede se non la professa pubblicamente. I veri rischi riguardano invece le reazioni della società. Le Monde raccoglie la testimonianza di Amina, una ragazza marocchina convertitasi al cristianesimo. Quando nel suo quartiere si diffonde la notizia del suo cambio di fede, viene evitata od a volte anche malmenata. La giovane racconta anche di aver ricevuto insulti ed addirittura sputi da alcuni vicini di casa e teme che, se la voce della conversione gira troppo a lungo, potrebbe anche perdere il posto di lavoro. “La società non è ancora pronta – dichiara Amina al quotidiano francese – è ancora presto per determinati cambiamenti”.

Lei, assieme alle centinaia di marocchini convertiti, segue le messe dentro chiese improvvisate all’interno di alcune case dove viene posizionato un semplice altare la domenica. Tutto nell’ombra però, guai a farsi scoprire. Ci sono delle differenze tra caso e caso, nelle grandi città ad esempio si riscontrano meno problemi da questo punto di vista. Inoltre il clima appare più tollerante rispetto ad altri anni ma, a dispetto della nomina di paese tollerante, il Marocco ha ancora molta strada da percorrere.

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