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Alla fine è arrivata anche la dichiarazione degli Usa: Isis sta compiendo un vero e proprio genocidio contro le minoranze sciite, cristiane e yazide. L’analisi è riferita nel Rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo stilato dal Dipartimento di Stato. “Daesh ha perseguito la sua brutale strategia, che il segretario di Stato John Kerry ha giudicato essere un genocidio contro yazidi, cristiani, sciiti e altri gruppi vulnerabili nei territori da esso controllati”.

Il termine “genocidio”, che induce importanti implicazioni giuridiche nel diritto americano, era stato già impiegato da Kerry e da esperti dell’Onu per classificare i crimini che sono stati commessi dai jihadisti dell’Isis in Iraq e Siria. Secondo il Rapporto, i terroristi sono “responsabili di atti barbari, come omicidi, torture, tratta di esseri umani, stupri e crimini sessuali contro le minoranze religiose ed etniche”.

Lo scorso marzo, il Segretario di Stato Usa, John Kerry, aveva definito per primo “genocidio” le atrocità commesse dall’Isis contro i yazidi, cristiani e musulmani sciiti in Iraq e in Siria, al fine di contribuire a un eventuale inchiesta internazionale su quei crimini. Nel nuovo rapporto si rileva che l’anno scorso l’Isis ha commesso il genocidio contro “yazidi, cristiani, sciiti”, e anche alcuni sunniti “nel territorio sotto il suo controllo, ed è stato responsabile di atti barbari come l’omicidio, la tortura, la schiavitù e la tratta degli esseri umani, stupri e altri abusi sessuali”.

Per quanto riguarda Boko Haram, che ha giurato fedeltà allo Stato islamico nel marzo 2015, il rapporto indica che “ha effettuato attacchi violenti e indiscriminati contro i cristiani e musulmani che avevano denunciato o contrastato la loro ideologia violenta” con “un aumento di attacchi contro chiese e moschee, in cui spesso sono rimasti uccisi fedeli durante la Messa”.

Ma c’è pure un incredibile “scivolone” del Dipartimento di Stato Usa, che accusa anche il governo siriano “e i suoi alleati delle milizie sciite” di “uccidere, arrestare e abusare fisicamente sui sunniti e membri di gruppi religiosi”. Vero è che crimini compiuti dalle forze sciite ai danni della popolazione sunnita ci sono stati. È innegabile e sono stati di una violenza incredibile. Ma è altrettanto vero che, a garantire la libertà religiosa della Siria, è stato proprio il regime di Assad. Enrico  Vigna, per esempio, si è preso la briga di raccogliere in un’interessante volume – intitolato Le Chiese d’Oriente e il “regime” Siriano (Zambon) – la posizione degli ecclesiastici in merito alla guerra in Siria. Come il Patriarca Melchita Gregorio III Laham di Damasco, il quale afferma che sotto il governo di Assad ci sono stati “molti progressi”. E sempre Gregorio III Laham dice in un’altra intervista riportata da Vigna: “I ribelli usano i civili cristiani, i loro quartieri e le loro case come scudi umani negli scontri con l’esercito. E allora accade quello che accade. Non capisco perché questi musulmani sunniti vengano in quartieri e villaggi che non sono loro”. Ma dei crimini dei ribelli siriani, il Rapporto del Dipartimento di Stato non sembra esserci traccia.