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“Nel mondo milioni di cristiani continuano a vivere emarginati, in povertĂ , ma soprattutto discriminati e in pericolo. Dopo due anni di pandemia vogliamo tenere acceso un faro su questa oppressione e aiutare Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus a portare conforto e sostegno ai fedeli di tutto il mondo: in particolare coloro che vivono in Libano, Siria e India

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Tra resistenza e rilancio. Sono queste le due parole d’ordine principali tra i cristiani in Libano. Affrontare l’attuale crisi economica in cui è caduto il Paese dei Cedri non è affatto semplice. Gli ultimi dati parlano chiaro: almeno il 74% della popolazione oggi vivrebbe, secondo le stime della Banca Mondiale, sotto la soglia di povertĂ . Le comunitĂ  cristiane sono quindi chiamate a una doppia sfida. Da un lato evitare di lasciare il Libano e rischiare di porre fine a una pluridecennale presenza nel Paese, resistendo quindi all’attuale crisi. Dall’altro però contribuire al rilancio sociale ed economico. In tal senso, il ruolo di tutte le comunitĂ  cristiane può essere fondamentale.

Il recupero dell’unitĂ  nazionale

GiĂ  nello scorso mese di febbraio a interessarsi della situazione in Libano è stato lo stesso Papa Francesco. Il Pontefice, nel corso di un’udienza ai rappresentanti delle ambasciate in Vaticano, ha espresso la propria preoccupazione per l’economia libanese e ha ammonito circa l’avvio di una pericolosa spirale di violenza: “Senza un urgente processo di ripresa economica e di ricostruzione si rischia il fallimento del Paese – sono state le parole del Papa – Con la possibile conseguenza di pericolose derive fondamentaliste”. La prima vera emergenza in Libano quindi è il mantenimento dell’unitĂ . Obiettivo non certo semplice. A ottobre le strade di Beirut sono state scenario di scontri armati tra manifestanti sciiti ed esercito lungo i confini di un quartiere cristiano. Il rischio concreto è che una nazione ai limiti del fallimento economico fallisca anche a livello sociale. I delicati equilibri interni, in cui storicamente sono rappresentate ben 18 diverse confessioni raggruppate tra cristiani, sciiti, sunniti e drusi, potrebbero saltare.

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: EROGAZIONE LIBERALE – ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM
Per altre informazioni puoi consultare la scheda del progetto

A ricordare il ruolo dei cristiani nella salvaguardia dell’unitĂ  del Libano è stato, tra gli altri, il Patriarca maronita BĂ©chara Boutros Rai. I maroniti storicamente rappresentano la comunitĂ  religiosa piĂą diffusa, di sicuro quella che ha un maggiore radicamento nella storia libanese. Ogni parola del patriarca ha quindi un valore importante a livello politico e non solo per i cristiani. Rai, in un discorso rivolto a tutta la nazione il 27 febbraio, ha esortato i cristiani a essere protagonisti di questa fase: “Non bisogna tacere – si legge nelle sue affermazioni – davanti ai soprusi e alla corruzione”. Al tempo stesso ha esortato tutti i cittadini a lavorare per l’unitĂ  del Paese, seguendo due principi cardine: neutralitĂ  e internazionalizzazione.

“La caratteristica del Libano – ha ricordato il Patriarca – è quella di essere un ponte di comunicazione tra Oriente e Occidente in cui la collaborazione cristiano-islamica, all’interno di un pluralismo culturale e religioso e di un sistema che si basi sull’appartenenza alla cittadinanza e non alla religione, costituisce il nostro progetto storico”. Ma per realizzare questo progetto occorre, secondo Rai, un Libano neutrale: “La neutralitĂ  si basa sulla forza dell’equilibrio, non sull’equilibrio delle forze, che è sempre foriero di guerre”. I maroniti, assieme a tutti i cristiani, sono quindi chiamati a preservare neutralitĂ  e unitĂ  del Libano. L’appello del Patriarca a febbraio ha in qualche modo lanciato la linea a cui i fedeli devono attenersi. É questo, secondo la visione di Rai e dei principali esponenti delle chiese libanesi, il primo compito dei cristiani per il rilancio del Paese.

Il rilancio sociale ed economico del Libano passa anche dai cristiani

Se la preservazione dell’unitĂ  è la prima sfida, non è certamente meno prioritario il discorso relativo al rilancio dell’economia. Ai cristiani, così come a tutti i cittadini libanesi, occorrono in primo luogo i beni di prima necessitĂ . Nel Libano di oggi a mancare sono infatti anche la farina, il grano, i medicinali e l’energia elettrica. Molte famiglie non hanno niente, a volte neppure la sicurezza di poter rimanere nelle proprie case. Le chiese libanesi sono quindi chiamate a un importante sforzo di solidarietĂ . I progetti in tal senso nel 2021 sono aumentati. Sul sito di Aiuto alla Chiesa che Soffre ad esempio, è stata rilanciata l’iniziativa dell’Arcidiocesi di Furzol e Zahleh, nella Valle della Beqqa, impegnata a raccogliere ogni domenica cibo e beni alimentari primari per 2.500 famiglie. C’è anche una campagna, sempre di Aiuto alla Chiesa che Soffre e ripresa anche da InsideOver, in cui si mira all’obiettivo di raccogliere cinque milioni di Euro da destinare alle popolazioni bisognose in Libano e in Siria. Un impegno, quello delle diocesi e dei cristiani, a tutto campo per ripianare le piaghe sociali prodotte dalla crisi economica. E per rilanciare, al contempo, un Paese sull’orlo del fallimento.

Un rilancio che in alcuni casi è accompagnato anche da una vera e propria resistenza da parte dei cristiani. É quella, in primo luogo, di chi vuol rimanere nonostante tutto. Nonostante anche l’esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020, capace di distruggere interi quartieri a maggioranza cristiana: “Ci sono persone che cercano di trarre profitto comprando terre e case dai cristiani”, è la denuncia riportata su Agensir nell’agosto 2020 da Toufic Bou-Hadir, direttore della Commissione patriarcale maronita per la gioventĂą. In tanti non stanno però cedendo: “La gente vuole restare – ha specificato Bou-Hadir – Un certo numero di anziani e anche di giovani resta nelle proprie case, anche se danneggiate. Con tutto il rispetto per quanti hanno altre credenze religiose, non possiamo vendere le case cristiane. Non vogliamo cambiare la demografia. La terra non ha solo un valore materiale. Rappresenta la nostra dignitĂ , e in essa abbiamo le nostre radici”. Rimanere nei luoghi in cui si è cresciuti è forse il primo passo per pensare concretamente a un futuro diverso.

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