L’amicizia tra “Gli Occhi della Guerra” e il Distretto Rotary 2050 è nata da un incontro. Mauro Mosconi, socio del Rotary Club Soresina, sostiene con una donazione il reportage sui cristiani perseguitati e in seguito contatta “Gli Occhi della Guerra” con lo scopo di far conoscere l’iniziativa editoriale al proprio club. Nasce così una sorta di affinità e si pensa di realizzare assieme un progetto più ambizioso.La pace, la prevenzione e la risoluzione dei conflitti costituiscono una delle sei principali aree di intervento del Rotary International, che si impegna a perseguire questi obiettivi attraverso molteplici iniziative: l’intuizione del rotariano soresinese è quella valorizzare l’informazione come strumento per aiutare la causa dei più deboli, sostenendo chi fa informazione “in prima linea” per raccontare i fatti così come sono e senza nessun tipo di filtri. E poi dando voce alle prime vittime di ogni guerra: i civili.L’idea di sostenere un reportage de “Gli Occhi della Guerra” è fatta propria dal Rotary Club Soresina e resa possibile dall’adesione entusiastica di un gruppo di Rotary Club chiamati dal presidente Stefano Locatelli a collaborare in amicizia: i Rotary Club Cremona, Cremona Po, Cremona Monteverdi, Crema, Cremasco San Marco, Soncino e Andes di Virgilio Curtatone. Gli otto club, tutti appartenenti al Distretto 2050, vengono affiancati economicamente dal Distretto stesso, rappresentato dal Governatore Omar Bortoletti.Il Rotary Club Soresina ha così deciso di invitare ieri sera, nella splendida cornice di Villa Zaccaria a Bordolano, Fausto Biloslavo, reporter di guerra; Andrea Pontini, amministratore delegato de ilGiornale.it e presidente dell’Associazione per la promozione del giornalismo; Laura Lesévre, responsabile de Gli “Occhi della Guerra”, e Matteo Carnieletto, redattore de ilGiornale.it e autore, assieme ad Andrea Indini, di “Isis segreto”.Pontini ha raccontato della nascita e delle sfide degli “Occhi della Guerra”: “Qualcosa non tornava in quello che ci raccontavano sulla Siria. I buoni stavano solo da una parte e i cattivi dall’altra. Com’era possibile? La realtà è sempre più complessa di come ce la presentano, così abbiamo deciso di inviare i nostri reporter in prima linea a vedere ciò che stava accadendo realmente. In questo modo sono nati ‘Gli Occhi della Guerra’”. E la sfida, in un periodo di crisi dell’editoria, è stata quella del crowdfunding, delle donazioni spontanee da parte dei lettori: “Nel primo numero de Il Giornale, Montanelli scriveva: ‘Questo giornale non ha padroni perché nemmeno noi lo siamo. Tu solo, lettore, puoi esserlo, se lo vuoi. Noi te l’offriamo’. Partendo da questa idea, abbiamo deciso di mettere al centro del nostro lavoro i lettori, che hanno apprezzato e continuano a sostenerci”.Biloslavo ha raccontato i suoi trent’anni in prima linea. Dall’Afghanistan all’Africa rosso sangue, passando per le dune irachene e le bandiere nere bosniache. “Gli Occhi della Guerra – ha raccontato il reporter – sono gli occhi dei soldati che stanno per morire e che si attaccano con tutte le forze all’ultimo barlume di vita. Gli occhi della guerra sono gli occhi dei civili, le prime vittime di ogni conflitto. E ancora, gli occhi della guerra sono le orbite rossastre di un bimbo soldato africano”. Sullo sfondo scorrono le foto scattate da Biloslavo durante i suoi trent’anni di carriera: assieme a Massoud, la prima vittima dell’11 settembre, poi, ultimo giornalista italiano a intervistarlo, nella tenda del colonnello Mu’ammar Gheddafi, che profetizzò la distruzione del suo Paese e le orde di migranti verso l’Europa.Biloslavo ha poi presentato il nuovo reportage che realizzerà proprio grazie alla generosità dei club Rotary. Andrà nel nord dell’Iraq per raccontare le vite e le sofferenze delle comunità cristiane e di quelle yazide che hanno dovuto abbandonare le loro case in fretta e furia per fuggire dalla violenza dello Stato islamico: “I rifugiati cristiani, yazidi e siriani in Kurdistan sono profughi di serie B. Per questo dobbiamo raccontare le loro storie grazie a voi. Diventare i vostri Occhi della guerra, nella speranza che sia ancora possibile, anche per i rifugiati dimenticati del nord dell’Iraq, un futuro di pace”.Laura Lesévre ha spiegato come “Gli Occhi della Guerra” si basino totalmente su un rapporto di amicizia e fiducia con i lettori, che ogni giorno scrivono mail per sostenere questo progetto o telefonano in redazione anche solo per chiedere informazioni su nuovi reportage da sostenere: “Per noi il rapporto con i lettori è tutto. È un rapporto che si costruisce giorno per giorno, con incontri in redazione, con scambi di opinioni che portano anche in alcuni casi all’amicizia”.Infine, Matteo Carnieletto ha raccontato di come sia facile, per i terroristi dello Stato islamico, arruolare sempre nuovi adepti: “Daesh recluta sui social, su Facebook in particolare. Ci vogliono davvero poche ore per persuadere le persone e far loro il lavaggio del cervello. Con Isis segreto abbiamo provato a farci reclutare dalle bandiere nere e ce l’abbiamo fatta. Come noi possono farlo tanti foreign fighter. È un problema serio”.Gli Occhi della Guerra e il Distretto Rotary 2050 saranno a breve, grazie a Fausto Biloslavo, in prima linea per dare ancora una volta voce a chi voce non ha.

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