Il monito del Pentagono a Leone XIV e la frattura tra il Papa e gli Usa

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Papa Leone XIV è stato “intimidito” dal Pentagono e dall’amministrazione Usa di Donald Trump? Le discussioni sono aperte dopo che nei giorni scorsi, come ha scritto Mattia Ferraresi su Free Press, è stato da più fonti riportato che il cardinale Christophe Pierre, rappresentante del Vaticano negli States, avrebbe avuto a gennaio un acceso confronto al Pentagono con il sottosegretario con delega alle politiche del Dipartimento della Difesa guidato da Pete Hegseth, Elbridge Colby, che avrebbe mostrato la frustrazione di Washington per il pontefice nato a Chicago e con cittadinanza statunitense e peruviana, “reo” di aver preso nettamente posizione contro il clima politico alimentato dall’attuale potere statunitense.

Perché gli Usa di Trump vedono di traverso Leone XIV

“La guerra è tornata di moda”, diceva il 9 gennaio Robert Francis Prevost parlando al corpo diplomatico, pochi giorni dopo l’assalto statunitense al Venezuela che provocò la caduta di Nicolas Maduro. Un atto che mostrò una vera e propria evasione dal diritto internazionale degli Usa, l’ennesima, e provocò accese critiche globali. Leone XIV si riferiva a diversi scenari nel suo potente intervento, ma chiaramente negli Usa la correlazione diretta fu con le mosse dell’amministrazione di Donald Trump. Dalla sua elezione, 11 mesi fa, il primo Papa con passaporto statunitense è stato tutto fuorché il “cappellano” dell’America trumpista.

Le rivelazioni sul presunto braccio di ferro tra Colby e il cardinale Pierre, smentite seccamente dal Pentagono e dal vicepresidente (cattolico) J.D. Vance arrivano nei giorni in cui più acuta e profonda si è rivelata essere la frattura tra l’agenda globale americana e la visione di Leone XIV, in questo campo assai in continuità col predecessore Francesco nel perorare il rifiuto integrale della guerra, la ricerca della pace a qualunque costo, la volontà di schierare la Santa Sede come grande perno negoziale.

Leone XIV e la condanna della guerra

Nelle ore precedenti il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, il 7 aprile, Leone XIV parlando con la stampa a Castel Gandolfo era arrivato a definire “illegale” la guerra americana a Teheran e condannando la minaccia di “distruggere la civiltà” fatta da The Donald è arrivato a invitare i cittadini statunitensi a scrivere ai propri rappresentanti al Congresso per fermare il conflitto. Nelle settimane precedenti Leone XIV ha censurato la tentazione di “benedire” le guerre e, senza nominarlo, ha sconfessato Hegseth, solerte nell’accompagnare con metafore tratte dall’integralismo religioso e dal cristianesimo conservatore i commenti delle operazioni belliche contro Teheran. Per Hegseth Dio è con l’America. Per Leone XIV Dio rifiuta le preghiere di chi lo invoca per legittimare i conflitti. E, anzi, chi scatena le guerre “ne risponderà davanti a Dio”, come ha detto alla Via Crucis del 3 aprile scorso.

Tutte le faglie tra Vaticano e Usa

La frattura tra il Vaticano e gli Usa si alimenta sempre di più. Nei mesi scorsi abbiamo avuto più volte le prove generali. Leone XIV ha criticato l’agenda americana sui migranti, bollato come ipocriti i pro-life che abbondano nel Partito Repubblicano e si concentrano su singoli temi, come l’aborto, ignorandone altri, come la pena di morte, riflettuto profondamente sull’intelligenza artificiale e chiesto una tecnologia al servizio dell’uomo. “Il mese scorso, Peter Thiel, investitore tecnologico con una visione apocalittica, è giunto nella Città Eterna per tenere le sue conferenze, seppur molto riservate, sull’anticristo e la fine dei tempi”, nota il Financial Times, aggiungendo che “mondo cattolico lo ha accolto come se fosse un visigoto venuto a saccheggiare la città” o “come un pericoloso apostata da evitare, non come un cristiano anticonformista meritevole di essere ascoltato”. Per Thiel l’Anticristo si oppone al primato della tecnica sulla società. Per Leone XIV la Chiesa cattolica deve essere potere frenante contro il dominio dell’inumano sull’uomo, e sull’IA Prevost offre riflessioni paragonabili a quelle di Leone XIII, predecessore da cui prende il nome, sul lavoro e la rivoluzione industriale alla fine dell’Ottocento.

Il ripudio della guerra è l’estrema e decisiva manifestazione di un dualismo tra anime diverse dell’America e tra diversi modi di interpretare la civiltà contemporanea. La Chiesa cattolica passata da Francesco a Leone XIV si vuole mantenere istituzione emancipatrice, universale, antropocentrica e dialogante; l’agenda americana odierna è quella della riscossa occidentale perorata da Marco Rubio, Segretario di Stato e sedicente cattolico, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco; è quella di Vance che perora una teologia personale secondo cui il principio “ama il prossimo tuo come te stesso” consentirebbe di giustificare la cacciata dei migranti; è quella di Trump che usa l’interventismo senza limiti come leva per invertire un trend che vede gli Usa azionisti di maggioranza relativa e non più assoluta dell’ordine globale. Una visione nettamente distante dal cattolicesimo di Leone XIV e del Vaticano, oggi contropotere morale e sociale, dunque profondamente politico, all’agenda unilaterale, nazionalista e di potenza del trumpismo e alla coalizione tecno-oligarchica e elitaria che la sostiene.

Il 4 luglio, del resto, Trump celebrerà a Washington il 250esimo anniversario dell’indipendenza americana, presentata come una manifestazione di orgoglio patriottico e nazionalismo. Quel giorno, Leone XIV non sarà nel centro dell’impero ma nella periferia esistenziale di Lampedusa, nelle spiagge dove a migliaia i migranti sono morti nella speranza di raggiungere l’Europa. Un segno chiaro e inequivocabile di una divergenza sempre più palese.