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Guerra

Il monito del Papa su Gaza alla vigilia di un Natale di sofferenza

Papa Francesco tuona contro la condizione a cui sono sottoposti i civili a Gaza e riesce nell’intento di veder entrare nella Striscia il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, portando dunque un vigile presidio ecclesiale mentre il territorio palestinese...

Papa Francesco tuona contro la condizione a cui sono sottoposti i civili a Gaza e riesce nell’intento di veder entrare nella Striscia il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, portando dunque un vigile presidio ecclesiale mentre il territorio palestinese si appresta a vivere il secondo Natale di guerra. Sono parole dure quelle dette ieri all’Angelus dal Santo Padre, parole che senza nominarlo chiamano all’appello un Paese, Israele, per le sue responsabilità: “Con dolore penso a Gaza, a tanta crudeltà, ai bambini mitragliati, ai bombardamenti di scuole e ospedali. Quanta crudeltà!”, ha detto Francesco, associando il dolore dei gazawi a quello della “martoriata ucraina“.

Dal 17 dicembre 2023, giorno in cui su Piazza San Pietro risuonò il monito del Papa rammaricato per i fatti “gravi e dolorosi” in atto in Terra Santa, al recente scontro tra Israele e Santa Sede dopo che nel libro “La speranza non delude mai” Francesco aveva chiesto di indagare con attenzione se quanto accade a Gaza ha gli estremi per essere definito un genocidio dall’Oltretevere si è alzato sempre di più il monito contro i soprusi subiti dai cittadini della Striscia. E la Chiesa cattolica in Palestina, residuale in termini numerici ma centrale per influenza, capacità di assistenza umanitaria e presidio sociale, ha più volte testimoniato gli eccessi delle forze armate di Tel Aviv nella guerra che ha, sinora, causato almeno 120mila morti nel martoriato territorio.

Papa Francesco si è esposto con vigore contro questi soprusi, per un’ampia serie di ragioni che vanno oltre la pietà cristiana e la vocazione pacifista del Vaticano. Per la Santa Sede una guerra in Terrasanta non è mai un conflitto come tutti gli altri, è un conflitto nel cuore del mondo, una minaccia alle radici comuni dei Popoli del Libro. Papa Francesco ha con durezza condannato ogni forma di antisemitismo e i barbari attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, ma non accetta la logica dello scontro di civiltà insito nella rappresaglia israeliana; teme la prevalenza di quei sentimenti di odio e suprematismo israeliano e occidentalista che tanto l’esecutivo dello Stato Ebraico guidato da Benjamin Netanyahu quanto i suoi sostenitori nel campo euroatlantico propugnano. Una sommatoria, quella tra reazione brutale a Gaza, crociata “morale” contro i presunti fiancheggiatori di Hamas e uso strumentale dei valori che colpisce la strategia di dialogo e distensione tra popoli e fedi su cui la Santa Sede intende costruire la sua diplomazia multilaterale.

Il governo di Benjamin Netanyahu si è dovuto sostanzialmente adeguare alla realtà presentata dalle critiche del Papa, limitandosi alla solita nota stanca del Ministero degli Esteri che ne definiva le esternazioni “scollegate dal contesto reale e fattuale della lotta di Israele contro il terrorismo jihadista”. Fatto sta che il cardinale Pizzaballa è entrato a Gaza, ha celebrato la consueta messa natalizia nella Parrocchia della Sacra Famiglia, ha rotto il veto israeliano e ricordato che esistono poteri e sistemi capaci di non sottostare, in Terrasanta, alla volontà di Netanyahu anche sul terreno conteso di Gaza.

“Tutto il mondo è con voi”, ha detto il porporato bergamasco tornando a Gaza a trovare la parrocchia guidata da padre Gabriel Romanelli per la prima volta dal 16 maggio scorso. Il giorno di Natale Pizzaballa sarà a Betlemme, in Cisgiordania, per celebrare la Natività nel villaggio dove Gesù fu partorito da Maria. Il giorno prima, a Roma, Papa Francesco avrà aperto la Porta Santa del Giubileo. La luce del Natale si accende per i civili di Gaza, cristiani e non, partendo dalla Santa Sede che ha tutta la volontà e l’interesse di non lasciare che si spenga e di non abbandonare le vittime dei bombardamenti israeliani nell’inverno di un mondo in guerra in cui Papa Francesco, in direzione ostinata e contraria, continua a parlare della possibilità della pace. Un vero scandalo, per chi della guerra fa la base del proprio potere e della propria prevaricazione.

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