Negli ultimi decenni la Nigeria è stata caratterizzata da una certa instabilità politica e scossa da continui disordini. Anche se nel 1999, dopo il susseguirsi nella seconda metà del ‘900 di varie dittature militari, fu ristabilita la democrazia, il governo nigeriano ha continuato a rivestire i panni del classico gigante dai piedi d’argilla.

Gigante: perché stiamo parlando di un Paese abitato da circa 200 milioni di persone – tra i dieci più popolosi al mondo e il primo dell’Africa –, che produce di più di tutta la regione africana e con il maggior numero di ricconi del Continente Nero (più del Sudafrica). Dai piedi d’argilla: perché la Nigeria, nonostante i tanti record presenti nel suo curriculum, deve fare i conti con una profonda spaccatura sociale. La stessa che provoca, saltuariamente, violenze e scontri.

In un contesto simile, la minaccia islamica proveniente dal Nord alimenta differenze all’apparenza inconciliabili. Già, perché mentre la parte settentrionale della Nigeria, prevalentemente occupata da musulmani, incarna i retaggi più antichi e tradizionalisti, tra clan, differenze etniche, primato di agricoltura e pastorizia, a Sud, per lo più abitati da cristiani, si concentrano enormi ricchezze.

Un massacro silenzioso

La Nigeria deve fare i conti con numerosi problemi. Il divario economico-sociale tra Nord e Sud è alimentato dall’ombra islamica che, di tanto in tanto, riemerge dalle profondità e si lega agli altri problemi. Li ingigantisce, li esaspera e li rende ancora più insormontabili. Basta leggere i tanti report stilati da associazioni di volontariato e ong per capire che cosa intendono i media quando si riferiscono al “massacro silenzioso” dei cristiani.

A settembre si contavano 178 cristiani uccisi nei sette mesi precedenti nel solo stato di Kaduna, nella Nigeria centro-settentrionale. Secondo Aiuto alla Chiesa che Soffre, che cita i dati dell’Onu, nell’ultimo decennio il conflitto armato guidato in un primo momento dal gruppo islamista Boko Haram ha provocato oltre 36mila morti e 2 milioni di sfollati. A farne le spese, come detto, numerosi cristiani. Che nelle province del Nord vengono uccisi da improvvisi assalti portati avanti da gruppi terroristici islamici.

Sono sempre di più i cristiani massacrati in Nigeria. Tu puoi fare la differenza aiutandoli. Puoi farlo tramite Iban:

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: ILGIORNALE PER I CRISTIANI DI NIGERIA
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM

Oppure tramite pagamento online a questo link

International Organization for Peace Building and Social Justice, l’International Committee on Nigeria e l’All-Party Parliamentary Group for International Freedom of Religion or Belief, hanno evidenziato che in 20 anni, in Nigeria, sono stati uccisi 100mila cristiani. Ben 43.242 cristiani sono stati uccisi a causa di attacchi terroristici inflitti da Boko Haram, Stato islamico e al Qaida; 18.834 sono invece morti per mano dei fulani e 34.233 a causa di altri gruppi armati.

Spada di Damocle

Uno scenario del genere, oltre a provocare morte e distruzione nelle aree settentrionali e incertezza in quelle meridionali, mina le potenzialità della Nigeria. Già, perché Lagos potrebbe fare leva su un vasto ventaglio di eccellenze, a cominciare dalle sue riserve petrolifere. Quasi la metà della popolazione è di fede islamica mentre i non musulmani si trovano per lo più nella zona meridionale ricca di petrolio. A detta di molti analisti, con una maggiore organizzazione e meno disordini, la Nigeria potrebbe tranquillamente diventare una potenza mondiale.

La realtà fotografa invece una nazione divisa, una vera e propria terra degli estremi. Dove la ricchezza – quella ingente ancora concentrata nelle mani di pochi – si mescola con tensioni sociali di ogni tipo. Eppure il governo nigeriano può contare, tra le altre cose, su una agenzia spaziale, un settore manifatturiero assai sviluppato, un discreto settore del lusso e una vivace industria cinematografica.

Non solo: la Nigeria è uno dei più interessanti attori globali, al quale perfino la Cina è arrivata a strizzare l’occhio. Rimane sul tavolo l’occasione persa rappresentata dall’ambizioso progetto venticinquennale dell’esecutivo nigeriano Nigeria Vision 2020. Entro la fine del 2020 la Nigeria avrebbe dovuto rendere la propria economia una delle più fiorenti al mondo. Nonostante l’aiuto di Pechino, per il momento la missione è fallita.

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