Nelle scorse settimane la Chiesa di Cipro ha ceduto alle pressioni del patriarcato di Costantinopoli e della casa-madre, la Chiesa di Grecia, optando per il riconoscimento dell’autocefalia alla neonata Chiesa di Ucraina e sacrificando di conseguenza lo storico rapporto con Mosca. All’indomani dell’estensione dello scisma intra-ortodosso, però, le diplomazie di Costantinopoli e Mosca hanno raggiunto un accordo dall’elevato valore simbolico riguardante la giurisdizione sulle parrocchie della comunità russo-ortodossa presenti tra Francia e Principato di Monaco.
L’accordo
L’accordo è stato siglato a Parigi il 4 dicembre, giorno in cui la cristianità orientale celebra la Presentazione al Tempio della Vergine Maria. I firmatari sono Ioann, metropolita di Dubna e portavoce degli interessi in Europa occidentale del patriarcato di Mosca, e Emmanuil, metropolita di Gallia alle dipendenze del patriarcato ecumenico di Costantinopoli.
Il documento è stato elaborato con l’obiettivo di dirimere in maniera definitiva la controversia riguardante lo status dell’ex eparchia della Chiesa ortodossa russa in Europa occidentale. Quest’ultima, infatti, ha risposto al patriarcato di Costantinopoli dal 1930 al 2018, anno in cui Bartolomeo I ha avviato un percorso di riforma in direzione degli interessi di Mosca. Quell’anno, nel mese di novembre, il patriarca di Costantinopoli decideva di sciogliere l’eparchia e di aprire un canale di dialogo con Mosca ai fini di un trasferimento di giurisdizione, iniziato a settembre dell’anno scorso e conclusosi il 4 dicembre.
L’accordo tra i due metropoliti ha previsto che le sessantacinque parrocchie dell’ex eparchia della Chiesa ortodossa russa presenti fra Francia e Principato di Monaco potessero scegliere in piena autonomia e libertà a quale patriarcato legarsi, ossia se restare sotto la giurisdizione di Costantinopoli o se tornare a Mosca. Ad una settimana esatta dall’accordo, l’11, come riporta SettimanaNews, le sessantacinque parrocchie “hanno scelto la propria appartenenza: circa i due terzi hanno deciso di seguire Mosca e un terzo è rimasta con Costantinopoli”.
Nella giornata dell’8, inoltre, coerentemente con il clima voluto dall’accordo di “coesistenza fraterna ed ecclesiale tra le comunità delle diverse diocesi in Europa presiedute dai gerarchi del patriarcato ecumenico e quelle dell’Unione delle associazioni ortodosse russe in Europa occidentale”, è stata trasferita al patriarcato di Mosca la chiesa dei Santi martiri reali del principato di Monaco, dedicata alla famiglia Romanov e donata alla diaspora russa dal principe Ranieri.
I riflessi dell’accordo sullo scisma
L’accordo è importante per una ragione: rappresenta un segno di distensione in mezzo all’acutizzazione progressiva dello scisma intra-ortodosso. I negoziati, infatti, sembra che abbiano ricevuto impulso all’indomani della decisione della Chiesa di Cipro di unirsi al fronte delle realtà che riconoscono l’autocefalia della Chiesa di Ucraina, ossia la sua indipendenza dal patriarcato di Mosca.
Bartolomeo I, richiamando all’ordine il metropolita Emmanuil, che in un primo momento si era rivolto alla giustizia francese per dirimere la controversia sulle parrocchie dell’ex eparchia, ha inviato un messaggio di “pacificazione ecclesiale” in direzione di Cirillo I. Sebbene un ritorno all’ante-autocefalia di Kiev sia estremamente improbabile, anche perché le ragioni alla base del conflitto sono più geopolitiche che religiose, l’accordo potrebbe fungere da punto di riferimento per futuri negoziati in tema di suddivisione giurisdizionale e dialogo inter-ecclesiale, contribuendo a trasformare lo scisma in una pace fredda.
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