L’Europa si avvia rapidamente verso una nuova epoca storica, post-cristiana, di cui è possibile intravedere le fattezze e capire cosa succederà a livello sociale, culturale e valoriale, ponendo lo sguardo su Francia, Germania, Paesi Bassi, Irlanda e Polonia. La civiltà che più di ogni altra al mondo è stata plasmata e forgiata dal cristianesimo è divenuta repellente alla fede, ma sbaglia chi crede che ciò comporterà un’estinzione tout court del cattolicesimo, del protestantesimo, dell’ortodossia e dei loro surrogati.

Il messaggio evangelico, infatti, cresce, matura e prospera in ogni angolo del pianeta. In America Latina, ad esempio, la graduale de-cattolicizzazione sta venendo controbilanciata in maniera proporzionale da un processo di protestantizzazione. L’Africa, invece, si appresta a diventare il nuovo continente cristianissimo per numero di fedeli, praticanti attivi, parrocchie e ordinazioni. Infine vi è il caso dell’Asia, dove stanno diffondendosi tanto il cattolicesimo quanto il protestantesimo evangelico e neopentecostale, sullo sfondo della crescita silenziosa dell’ortodossia.

L’ortodossia in Estremo Oriente

Il 3 novembre è accaduto un evento insolito a Tokyo, Giappone. Una delegazione proveniente da Bucarest, capitanata dal metropolita Iosif, ha partecipato e co-presieduto alla consacrazione della prima chiesa ortodossa rumena della capitale giapponese. Alla consacrazione ha preso parte anche il metropolita Daniel, il primate della chiesa ortodossa nazionale, che appartiene alla giurisdizione del patriarcato di Mosca.

Per l’ortodossia rumena è una conquista storica che fa seguito al riconoscimento legale ottenuto lo scorso agosto dalle autorità e chiude un ciclo iniziato verso la seconda metà del 19esimo secolo con l’arrivo del carismatico missionario Anatolie Tihai. A quest’ultimo, il cui nome risulterà sconosciuto alla maggioranza, si deve l’attecchimento della variante rumena del cristianesimo ortodosso nell’impero del Sole. Negli anni recenti il personaggio di Tihai è stato recuperato dal dimenticatoio e sono aumentate le richieste di conoscerne meglio la vita e l’operato, ragion per cui nel 2018 è stato pubblicato uno dei suoi diari per il mercato giapponese.

Pur non essendo disponibili dei dati sul fenomeno dell’ortodossia rumena nel Paese del Sol levante, la parrocchia ha riferito che i fedeli non appartengono soltanto alla piccola e irrilevante diaspora rumena (formata da circa 2mila persone a livello nazionale) essendo principalmente giapponesi, statunitensi, greci e russi.

Vi è, poi, il caso della Corea del Nord, dove l’ortodossia, russa in questo caso, prospera e gode di un rapporto privilegiato con il governo. I rapporti hanno iniziato ad essere sviluppati nei primi anni 2000 per volontà ed iniziativa di Kim Jong-il, spinto in parte dall’ambizione di riavvicinarsi alla Russia e in parte da un’attrazione mai nascosta verso l’ortodossia, aumentata sensibilmente in seguito ad un viaggio nell’Estremo oriente russo nel 2002, che fu l’occasione per visitare la chiesa di Sant’Innocenzo di Irkutsk.

Nel dopo-visita, Kim Jong-Il istituì il Consiglio Ortodosso Coreano, che a sua volta entrò in contatto con il patriarcato di Mosca per elaborare un piano di studio inerente l’importazione della fede ortodossa nel paese. Il piano si concretizzò in due fasi, nel 2003 e nel 2006. L’approdo dell’ortodossia russa a Pyongyang ha avuto effetti dirompenti nel vicino geografico, avendo persuaso Xi Jinping ad accettarne l’espansione entro i confini cinesi e permesso al patriarcato di Mosca di inserirsi nel processo di pace delle due Coree.

Il caso di Timor Est

Timor Est è uno Stato che occupa la parte orientale dell’isola di Timor, noto per essere stato sede di uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi del Sudest asiatico. Dopo un’occupazione quasi trentennale da parte indonesiana, Timor Est ha raggiunto ufficialmente l’indipendenza nel 2002 in conformità con l’esito di un referendum popolare svoltosi tre anni prima e con il supporto delle Nazioni Unite.

L’indipendenza dal Portogallo e la successiva liberazione dal dominio indonesiano hanno comportato la fine di un’era, quella della sottomissione a potenze straniere, e l’inizio di una nuova, quella della libertà. Pur rimanendo un Paese a maggioranza cattolica, trattandosi della religione seguita da circa il 97% della popolazione, il patriarcato di Mosca sta rivolgendo grande attenzione a questo piccolo Stato dell’arcipelago indonesiano.

Tutto ha avuto inizio nel 2018 con la fondazione dell’Esarcato patriarcale del Sudest asiatico, con sede a Singapore, da parte della Chiesa ortodossa russa. L’organo è nato con l’obiettivo di facilitare e ufficializzare la campagna di evangelizzazione nella regione, in particolare a Timor Est e in Nuova Papua Guinea, trattandosi di due bastioni di cristianità in un arcipelago dominato dall’islam e dall’animismo.

Negli ultimi due anni si è assistito all’arrivo di squadre di missionari da Mosca, le quali stanno focalizzando le loro attività di proselitismo nei villaggi abitati dai popoli indigeni. Sebbene sia presto per sapere quali risultati potrà raggiungere l’agenda evangelizzatrice della Chiesa ortodossa russa nel Sudest asiatico, i primi segnali sembrano favorevoli. Il metropolita Sergey, primate dell’Esarcato del Sudest asiatico, il 20 e il 21 febbraio di quest’anno si è recato a Dili, la capitale di Timor Est, ed è stato accolto dalle prime famiglie di convertiti.

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