Questo mese di aprile per i credenti cristiani, musulmani ed ebrei è un mese unico: in questo mese ricorrono infatti la Pasqua cristiana, quella ebraica e il Ramadan. È la prima volta, in quasi due decenni, che tre festività di massima importanza per le tre grandi religioni monoteiste si incontrano e condividono giorni di preghiera e cerimonia. Un evento unico, da un punto di vista spirituale ma anche simbolico, un sodalizio di fede e di pace e la città di Gerusalemme, il cuore dei monoteismi, la culla della fede per ebrei, cristiani e musulmani attendeva questo momento da tempo. In questo mese di aprile 2020 la Basilica del Santo Sepolcro, il Muro del Pianto e la moschea di Al Aqsa avrebbero dovuto accogliere un numero imponente di circa 500mila fedeli e visitatori, tutto questo però non avverrà dal momento che a causa del virus Sars-cov2 i luoghi di culto sono stati chiusi e le celebrazioni vietate. Sarà la prima volta nella storia che le celebrazioni avverranno senza pellegrini e fedeli.

In queste ore le immagini che provengono dalla Terra Santa mostrano i luoghi di culto in Israele e Cisgiordania completamente deserti. Sono immagini impattanti, desolanti che fanno riecheggiare, nell’inusitato vuoto dei templi, le preghiere e le suppliche di tutti coloro che in queste ore chiedono alla fede aiuto e risposte per affrontare i drammi che la pandemia del coronavirus sta provocando. Padre Francesco Patton, custode di Terra Santa da Gerusalemme ha mandato attraverso un’intervista al Sir questo messaggio di fede e speranza ai fedeli cristiani: “Sarà una Pasqua in tono minore per ciò che concerne l’apparato celebrativo, ma alla quale non mancherà assolutamente nulla del suo Mistero più profondo che è la Resurrezione con cui Cristo ha sconfitto per sempre la morte. Questo è il fondamento della nostra fede e della nostra speranza”.

E per cercare di non lasciare soli i fedeli in queste ore drammatiche, ed estremamente importanti, Eilat Lieber, direttrice e curatrice del Museo della Torre di David nella città vecchia di Gerusalemme ha deciso, accelerando i tempi di realizzazione, di lanciare il suo progetto di rendere virtuale ”La Città Santa”. Attraverso un lavoro zelante e fuori dal comune realizzato con due case di produzione di realtà virtuale, Blimey e OccupiedVR, dal 9 aprile sarà possibile dal proprio pc visitare tutti i luoghi religiosi della città vecchia e assistere alla sacralità del momento grazie a dei filmati che mostreranno le principali cerimonie religiose che si svolgono nel cuore di Gerusalemme. Eia Lieber, al New York Times ha così spiegato il perché dell’iniziativa: ”Abbiamo pensato alle persone di tutto il mondo che non saranno in grado di venire qui quest’anno e ci siamo interrogati su come potessimo portare loro lo spirito di Gerusalemme. La risposta che ci siamo dati è contenuta in questo progetto: ”The Holy City”.

Non solo Gerusalemme, ma anche la Mecca ha chiuso i battenti, a causa del coronavirus, ai pellegrini musulmani. L’Hajj, l’annuale pellegrinaggio che ogni anno porta circa due milioni di fedeli al sito più sacro dell’Islam, è stato sospeso per volontà delle autorità di Riad per prevenire un eventuale diffusione del contagio per coronavirus. Una decisione radicale ma inevitabile anche perché, ed è la storia in questo caso ad insegnarlo, in passato sono stati proprio i pellegrinaggi i focolai di diffusione delle epidemie. Nel XVIII secolo infatti il vibrione del colera, endemico della regione del delta del Gange, si diffuse in tutte il mondo a seguito del pellegrinaggio compiuto alla Mecca dalle popolazioni bengalesi appena convertitesi all’Islam. Le immagini della Kaaba deserta stanno facendo il giro del mondo in queste ore ma, così come è avvenuto a Gerusalemme, anche per quel che riguarda i fedeli islamici, c’è chi è venuto loro in aiuto utilizzando la tecnologia come strumento per permettere che la spiritualità e la fede non vengano minate dal Covid-19. Ehab Fares, Ceo dell’agenzia digitale egiziana Bsocial ha dato vita a Experience Mecca un app che offre una visione a 360gradi del luogo sacro e un’immersione virtuale nel rituale del Tawaf. E l’amministratore delegato, sempre sulle colonne del New York Times ha spiegato: ”Questa applicazione non è un sostituto dell’esperienza reale ma un metodo educativo e stimolante per avvicinarsi ad essa e quanto mai prezioso in un momento come questo”.

Non solo il mondo sunnita ha chiuso le porte dei principali luoghi di culto, ma altrettanto ha fatto quello sciita come testimonia la chiusura da parte di Teheran dei principali santuari del paese tra cui quelli di Qom e Mashhad. Sebbene l’Iran sia uno dei paesi maggiormente colpiti dall’infezione, in ogni caso la decisione di chiudere i luoghi di culto è stata al centro di numerose polemiche. Le autorità religiose e il clero più conservatore si sono scagliati duramente attraverso i social media e la stampa contro la decisione del governo e si sono registrati anche tentativi di irruzione nei templi da parte di ferventi religiosi in segno di protesta contro la soluzione adottata dall’esecutivo. Una prova di forza che però è stata severamente punita e condannata dalle autorità iraniane, tanto che Hossein Gharib, procuratore di Qom, si è così espresso in merito, attraverso l’agenzia di stampa nazionale della Repubblica islamica dell’Iran :”Queste persone hanno profanato il santuario sacro. Hanno esercitato forza e hanno rotto le porte del santuario”. E il giornalista iraniano Sadek Hosseini in un tweet ha così commentato la notizia: ” Dovrebbe essere questa una preziosa lezione per i conservatori per imparare che l’estremismo è un male: sia nelle ambasciate che nei templi”.

Tra le città sante che in questi giorni, a causa del coronavirus, hanno visto la chiusura dei luoghi di culto e la sospensione delle cerimonie c’è, ovviamente, anche Roma. La benedizione e la preghiera di Papa Francesco davanti a una Piazza San Pietro completamente deserta, avvenuta a fine marzo, hanno commosso ed emozionato il mondo. La Settimana Santa di solito vede decine di migliaia di visitatori nelle vie della Città Eterna, quest’anno invece il Pontefice predicherà su un pulpito vuoto. Ma, se da un lato queste immagini colpiscono per la loro forza e perchè sono il ritratto delle ore contingenti dove solitudine e separazione travolgono e disorientano, dall’altro lato però, sono anche il riflesso di un’ostinata volontà di resilienza e perseveranza nel non farsi sopraffare dall’abbandono e dal fatalismo. E a riprova di come in queste ore, per credenti e non solo, sia più che mai preziosa la ricerca di una forza e una fede interiore, nonostante l’impossibilità di condividere ecumenicamente le festività religiose di questo mese di aprile, ci sono le parole stesse di Francesco che il 3 aprile, con un videomessaggio al TG1 si è così rivolto a tutti gli ascoltatori: “Questa fede pasquale nutre la nostra speranza, vorrei condividerla con voi questa sera: è la speranza di un tempo migliore in cui essere migliori in noi, finalmente liberati dal male e da questa pandemia. È una speranza: la speranza non delude, non è un’illusione”.

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