Le manovre per eleggere il successore di Francesco per taluni sono iniziate da tempo, anni ormai, com’è proprio di certe consorterie. Si sono infittite nella lunga degenza del povero pontefice, che tutti sapevano senza speranza (a meno di un miracolo, che pure resta per chi ha fede), e si sono accelerate dopo la sua morte (peraltro, avevamo accennato in una nota pregressa a come l’uscita del dimenticabile film “Il Conclave”, che ha trionfato ai Bafta – gli Oscar britannici – suonasse di certo malaugurio; purtroppo così è stato).

Non tutti manovrano nelle segrete stanze, anzi, per fortuna molti hanno altro e ben più importante da fare, ma c’è sempre qualche ambito, ecclesiale o meno, che vi si adopera con certa costanza. Tale l’annosa dinamica, che si nega per salvare la forma.
Quanto all’azione dello Spirito Santo, che vigilerebbe sui cardinali riuniti in Conclave, va ricordato che questi soffia dove vuole, come spiega Gesù nel Vangelo, e non sempre il suo soffio viene percepito da tutti i cardinali riuniti in Conclave. Altrimenti bisognerebbe accedere all’idea che nei secoli abbia ispirato papi come Borgia e altri ancora peggiori.
Più realistica, dantesca si potrebbe dire a stare ai papi che il sommo poeta destina all’inferno, la constatazione che alcuni vescovi di Roma il Signore li sceglie, altri li permette, altri li tollera; frase che taluni ben informati attribuiscono a san Gaspare del Bufalo, con altri che negano tale paternità, ma che resta nella sostanza.
Tanto che, realisticamente, i porporati hanno chiesto preghiere perché i destinati al Conclave siano “strumenti umili dell’infinita Sapienza e Provvidenza del Padre Celeste, nella docilità all’azione dello Spirito Santo” (il neretto è nostro).

Quanto al potere di questo mondo, esso agisce, eccome, nell’elezione del Papa. Un tempo tale ingerenza aveva anche una forma pubblica con le lotte tra le casate romane, forma rimasta successivamente con il potere di veto concesso ad alcune nazioni cattoliche.
Quest’ultima potrebbe sembrare una concessione indebita, ma, nella sua saggezza, la Chiesa del tempo deve forse aver ponderato che era meglio dar loro questo potere che subire lacerazioni successive o vedersi i papi eletti morire improvvisamente.
Al di là del particolare, resta, appunto che la pressione del potere, dei poteri, di questo mondo sui porporati che vanno al Conclave, esercitata in via diretta o mediata-mediatica poco importa, ha una sua influenza spesso/a volte decisiva. Né tale ingerenza è in sé necessariamente nefasta, basti pensare al ruolo che ebbe l’imperatore Costantino nel Concilio di Nicea, nel quale prese forma il Credo. Infine, non va dimenticato l’esercizio del toto-papa, immancabile come i fantomatici bookmakers inglesi citati da tempo nell’occasione, che va seguito con attenzione e altrettanta ironia.
Ci sono poi le Congregazioni generali, il cosiddetto pre-conclave, alle quali partecipano i cardinali ai quali è negato l’ingresso all’assise vera e propria, dovendosi accontentare successivamente di stare a guardare il camino della Sistina come i comuni mortali. Ciò non vuol dire che non abbiano influenza, perché è nel pre-Conclave che si profilano le prospettive della Chiesa che poi dovrebbero prendere un volto.
Ma poi, nel chiuso, accadono cose che spesso mandano a rotoli piani, come insegna ad esempio il Conclave che elesse Benedetto XVI, quando il cardinal Ratzinger attirò i voti della cosiddetta destra e compresi quelli che lo votavano sicuri che non sarebbe mai stato eletto, perché certi che la cosiddetta sinistra non l’avrebbe mai votato.
Un pericoloso stallo rotto da un colpo di genio del cardinal Martini, il quale aveva attirato i voti della cosiddetta sinistra, che nella notte adunò i suoi elettori per chiedergli di votare Ratzinger, che quindi raccolse i voti necessari e più.
Al di là delle tante incertezze, resta che per fortuna questo Conclave si tiene a maggio, mese in cui la Chiesa onora la beata vergine Maria, un po’ più importante del Papa; e che l’8 maggio la Chiesa invita i fedeli a recitare la supplica della Madonna di Pompei, mentre il 13 celebra la festa della Madonna di Fatima. Scadenze da tenere presenti anche per la buona riuscita del Conclave.

Ci sia permessa, a latere, un’annotazione dolente sul papa defunto. Un’osservazione che vorremmo non sia presa come critica a nessuno, solo una constatazione: si è pianto più per Francesco – pianto, peraltro, più che legittimo, doveroso anzi – sia a livello privato che pubblico, che per tutti i bambini uccisi o afflitti da mutilazioni, malattie e fame di Gaza.
Crediamo che anche a Francesco, che della tragedia palestinese ha partecipato fino alla fine, tale discrasia sarebbe risultata alquanto stridente. Infine, e per relativizzare quel che va relativizzato, si spera che il Signore doni alla Chiesa e al mondo dei santi, perché è questa la vera urgenza della cristianità.
Basti pensare che nessuno, a parte gli addetti ai lavori, ricorda i papi che hanno visto camminare su questa terra san Francesco e tanti altri santi prima o dopo di lui. La Chiesa, come evidenzia la storia del santo d’Assisi, la salva il Signore grazie ai suoi santi, difficilmente attraverso i papi.
Ed essa ha bisogno di essere salvata sempre, e oggi più che mai, perché oggi più realistica risuona la domanda di Gesù: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Domanda riecheggiata in tempi recenti da Benedetto XVI: “In vaste zone della terra la fede corre il pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più alimento”.
Concludiamo con una nota di colore. Le tenebre che alcuni giorni fa sono calate su Spagna e Portogallo, interessando anche Francia e Belgio, hanno un solo precedente in Europa, quando tutta l’Italia, il 28 settembre del 2003, subì un analogo blackout.
Ne accenniamo in questa sede perché dopo l’Angelus di quella domenica, anniversario della scomparsa di papa Luciani, san Giovanni Paolo II annunciò un concistoro per la creazione di nuovi cardinali, alcuni dei quali sono ancora vivi e dati per papabili, per quel che conta tale attribuzione. Nota di colore, appunto, nulla più.
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