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Si dice che le religioni non muoiano mai veramente, ma che, una volta passate a miglior vita, si trasformino in mito. Un mito affascinante, che continuerà a stuzzicare la fantasia degli Uomini nei secoli a venire, ma nulla di più. E l’umanità, di religioni vivificanti relegate all’ambito della mitologia, e divenute il pasto di bambini, scrittori e sceneggiatori, ne ha viste parecchie: dall’atonismo egiziano al mitraismo, e dal paganesimo celtico al politeismo greco-romano.

Le religioni, come ogni altro fenomeno umano, nascono, crescono, maturano e muoiono. Che siano rivelate e dogmatiche poco importa: sfioriscono con lo scorrere della sabbia nella clessidra – appassendo in un arco temporale che può durare dai decenni ai secoli –, accompagnando, di solito, la decadenza e/o la trasformazione radicale dei popoli, delle nazioni e delle civiltà che hanno dato loro i natali.

Nel caso dell’Occidente, che a partire dalla Rivoluzione francese è entrato in un lento ma inesorabile processo di scristianizzazione, il destino del Cristianesimo, ed in particolare del Cattolicesimo, sembra essere segnato. Perché numeri e fatti sembrano suggerire che il tempo della Chiesa cattolica, l’Ultimo impero sopravvissuto alla fine del sistema europeo degli stati, stia per esaurirsi; perlomeno tra Vecchio Continente, Oceania e Americhe.

Il tramonto della Chiesa in Occidente

L’involuzione del Cattolicesimo da religione vivificante (e viva) a mito avvincente (ma morto) sta avendo luogo nonostante la sua intrinseca straordinarietà. Perché questa fede, che dopo la morte di Cristo avrebbe dapprima modellato le civiltà dell’Europa e dipoi assunto la forma di una religio mundi dall’impatto unico e inarrivabile – soltanto l’Islam ha esercitato un’influenza simile, sebbene di gran lunga inferiore, sulla storia dei popoli della Terra –, sembra aver perduto quelle capacità autorigenerative che, per quasi due millenni, le hanno permesso di rinascere dopo ogni tribolazione.

Il messaggio evangelico prospera e si diffonde tra Africa e Asia, specie nelle terre al di sotto del Sahara e nella sinosfera, ma stagna in Oceania ed è in vistosa ritirata in Europa, quella realtà storico-geografica che più di ogni altra ha cullato, ossequiato e difeso il Verbo. E quando si scrive e si parla di ritirata del cattolicesimo dal Vecchio Continente il riferimento non è soltanto al calo dei fedeli, ma anche alla crisi della Chiesa come istituzione – crescentemente travolta da scandali, preda di un diminuendo di nuove reclute e afflitta dalla corruzione morale del proprio clero.

I numeri della decattolicizzazione dell’Europa

Lo stato di salute della Chiesa cattolica è precario da parte a parte del Vecchio Continente, che risulta diviso tra società avviate verso la scristianizzazione, come la Francia dei record cristofobici e la Gran Bretagna della riscrittura dei vocabolari, alcune saldamente incamminate verso un’età postcristiana, come l’Irlanda e il Portogallo, altre ai primordi di una turbolenta secolarizzazione, come la Polonia, e talune potenzialmente destinate all’islamizzazione, come Svezia e Germania.

Numeri e fatti, relativi ai sopraccennati Paesi e ad altri ancora, possono essere utili ai fini della comprensione dell’attualità e del possibile futuro del tramontante cattolicesimo europeo:

Un fato inevitabile?

I numeri della scristianizzazione del Vecchio Continente descrivono una tendenza consolidata, che a partire dal Duemila è cresciuta di intensità e velocità, e contro la quale le chiese, fino ad oggi, non hanno trovato rimedio. Palliativi come la temporanea rinuncia ai cosiddetti “valori non negoziabili” nel nome del dialogo con le forze della modernità, come i partiti politici di ispirazione liberal-progressista, si sono rivelati controproducenti nel migliore dei casi e dannosi nel peggiore. Ugualmente disutili si sono dimostrate le campagne per la “nuova evangelizzazione”, rivolte ai giovani, lanciate nel dopo-guerra fredda sia dai cattolici sia dai protestanti.

Non tutto è perduto, comunque. Perché la storia, che è maestra di vita, (ci) insegna che l’imprevedibile e l’inaspettato, spesso e volentieri, accadono più del pronosticato, più del dato per certo. E se la storia (ci) insegna qualcosa di particolarmente importante a proposito della Chiesa è questo: data per morta mille volte, è resuscitata mille e una. E la senile Europa, forse, compresa la centralità dell’identità nelle guerre egemoniche di questo secolo, un giorno potrebbe scegliere di tornare alle origini, di tornare al Cristianesimo.

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