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Il mondo torna a Roma, un mese dopo, per un Papa e, dopo il lutto per Papa Francesco, oggi è il giorno dell’insediamento ufficiale al soglio pontificio del successore Leone XIV. Robert Francis Prevost presiederà la messa solenne in cui gli saranno consegnati i simboli episcopali petrini, il pallio e l’anello del Pescatore che rappresentano l’autorità spirituale del Santo Padre di fronte a 250mila persone attese in Piazza San Pietro e, nuovamente, a molti grandi della Terra.

Tra Giorgia Meloni e Sergio Mattarella, tra Re Filippo VI di Spagna e Ursula von der Leyen, faranno capolino anche molte figure politiche al centro del dibattito globale, in special modo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il vicepresidente Usa J.D. Vance, giunto a Roma assieme al segretario di Stato Marco Rubio.

Marco Rubio e il cardinale Pietro Parolin

La diplomazia di Leone XIV sul solco di Francesco

L’evento sarà l’occasione per consolidare quel processo già visto ai funerali di Francesco, in cui è emersa in tutta la sua forza la proiezione diplomatica globale della Santa Sede non solo come potenza mediatrice ma anche come hub di incontro e camera di compensazione politica in nome della missione della pace a cui tende l’azione globale del papato e quella affine della Chiesa cattolica.

Si riparte dal 26 aprile, da quell’incontro sotto le volte petrine tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump che ha accelerato un nuovo processo diplomatico nella guerra russo-ucraina e si ripartirà, inoltre, dalle parole dello stesso Leone XIV: “La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere, perché non risolvono i problemi ma li aumentano; perché passerà alla storia chi seminerà pace, non chi mieterà vittime”.

Parlando alle Chiese orientali, nei giorni scorsi Prevost ha aggiunto, significativamente, che “la Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace”.

Pochi giorni dopo il summit bilaterale svoltosi a Istanbul tra Russia e Ucraina e nel pieno di una fase critica per la mediazione per la fine del conflitto la Santa Sede è pienamente da considerare nel novero delle potenze che stanno promuovendo uno sforzo di pace, tanto che ieri Rubio ha incontrato il segretario di Stato Pietro Parolin e l’inviato speciale per Russia e Ucraina del pontefice, il cardinale arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Zuppi, finendo proprio per sottolineare come il Vaticano potrebbe essere la sede ideale per i futuri colloqui di pace.

In vista dell’intronizzazione di Papa Leone XIV, tra Roma e il Vaticano sono state rafforzate le misure di sicurezza (ANSA)

L’offensiva di pace del Vaticano

L’offensiva di pace dell’era di Francesco ha prodotto risultati significativi per la Santa Sede su vari dossier, dalla mediazione in conflitti remoti e dimenticati in Africa a un operato incessante di pacificazione in America Latina.

Leone XIV punta ora a dare ulteriore impulso a questo processo nella consapevolezza che il lavoro del suo predecessore, l’apertura di canali diretti per mediare e il riconoscimento del papato come istituzione globale capace di plasmare e guidare eventuali accordi possano convergere nella mediazione sul più grande nodo rimasto irrisolto dopo l’era Bergoglio, l’Ucraina. E, in prospettiva, contribuire a ricucire la ferita aperta della guerra di Gaza, che Francesco non ha mancato di sottolineare possa presentare connotati genocidari.

Il papato nell’era di Leone XIV di fronte alla “policrisi”

Alla vigilia del grande cerimoniale liturgico d’insediamento, Papa Leone XIV ha presentato i tratti complessi delle sfide che attendono la Chiesa e il Vaticano in un discorso ai membri della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice. Significativamente, parliamo della fondazione che prende il nome dall’enciclica (la “Centesiums Annus”) con cui Giovanni Paolo II ribadì nel 1991, un secolo dopo la sua pubblicazione, il valore della Rerum Novarum di Leone XIII, il pontefice a cui Prevost si è ispirato per il suo nome papale, e dell’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa come chiave interpretativa ed ermeneutica della società e dell’economia, come via per scoprire un percorso alla giustizia sociale e tra i popoli.

Prevost ha ribadito l’invito a “costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace”, denunciando il fatto che il mondo vive una “policrisi“, una fase di acuta volatilità ““in cui convergono guerre, cambiamenti climatici, crescenti disuguaglianze, migrazioni forzate e contrastate, povertà stigmatizzata, innovazioni tecnologiche dirompenti, precarietà del lavoro e dei diritti”.

Leone ha sottolineato che in questa circostanza la Chiesa “è chiamata a fornire chiavi interpretative che pongano in dialogo scienza e coscienza, dando così un contributo fondamentale alla conoscenza, alla speranza e alla pace“. Un manifesto che si vedrà applicato già oggi, quando al cospetto di Dio e del vicario di Cristo giungeranno a San Pietro i piccoli e grandi Cesari del mondo, consci che il papato rappresenti uno dei pochi “poteri frenanti” alle crisi globali in un contesto di acute rivalità globali. E che il suo ruolo propulsivo sia difficilmente sostituibile in una fase di grande spaesamento e tensioni tra gli attori primari del pianeta.

Costruire ponti è oggi una necessità non solo metaforica nei rapporti tra i popoli. Tra conflitti, crisi sistemiche, tensioni economiche e rivalità tra potenze in ogni sfera della proiezione strategica a disposizione degli attori globali l’appello di Papa Leone XIV scuote le coscienze. Noi di InsideOver lavoriamo per essere pontieri e provare a costruire un’informazione che sappia innalzare il livello del ragionamento e non quello dello scontro, a favorire il confronto e non la rivalità muscolare. Se vuoi sostenere la nostra missione, abbonati!

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