Cresce l’attesa per il viaggio di Papa Francesco in Iraq, previsto dal 5 all’8 marzo. La visita è già stata descritta più volte come storica, dato che Bergoglio potrebbe essere il primo Pontefice a mettere piede nel Paese mediorientale dopo decenni. Nel 1999 Giovanni Paolo II cercò di aprire il Giubileo in Medio Oriente, ma il suo progetto fallì a causa dell’opposizione di Saddam Hussein, che dopo mesi di trattative sulla visita papale preferì rimandare l’evento per motivi di sicurezza.

In seguito, la Seconda guerra del Golfo, l’invasione degli Stati Uniti, il post-Saddam, la conquista di buona parte del Paese da parte dello Stato islamico e in ultimo la pandemia non hanno permesso ai successori di Giovanni Paolo II di organizzare un viaggio in Iraq.

L’arrivo di Papa Francesco, tuttavia, non è ancora del tutto certo. Come spiegato alla stampa del portavoce Matteo Bruni, la programmazione del viaggio papale deve tenere in considerazione anche la situazione pandemica attuale e l’impossibilità di riunire troppe persone nello stesso luogo. A ciò si aggiungono anche i ben noti problemi di sicurezza che la visita del Pontefice comporta in un Paese ancora non del tutto in pace e in cui sono attive milizie che non rispettano il potere dell’autorità centrale. Intanto, secondo quanto riportato dall’Agenzia Nova, una delegazione d’intelligence italiana è già arrivata nel Paese per controllare i luoghi che il Papa dovrebbe visitare e valutarne la sicurezza.

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Nel suo tour di quattro giorni, il Pontefice è atteso a Baghdad, Ur, Erbil, Mosul e Qaraqosh nella piana del Ninive. La scelta dei luoghi da visitare, ovviamente, non è stata casuale: Ur è la città considerata il luogo di nascita del patriarca Abramo, la valle di Ninive è una terra tradizionalmente cristiana, mentre Mosul è il simbolo della violenza perpetrata dallo Stato islamico tra il 2014 e il 2017 contro i cristiani. Circa 150 mila fedeli hanno dovuto abbandonare la regione per sfuggire alle violenze dei jihadisti, ma molti di loro, nonostante la sconfitta dell’Isis, non hanno ancora fatto ritorno alle proprie case.

Un messaggio di pace

“Il Papa viene da noi e ciò vuol dire che porta il suo supporto ma anche la speranza per una situazione migliore”, è stato il messaggio lanciato da Louis Raphael Sako, il patriarca caldeo di Baghdad, che ha ricordato come il numero di cristiani in Iraq sia diminuito “da un milione e mezzo a 500 mila persone”.

Nonostante le difficoltà, è però arrivato il momento di andare avanti e di guardare ad un futuro migliore. Il cardinale, in occasione della Messa di Natale, ha invitato i cittadini iracheni a mettere da parte le singole appartenenze religiose nella ricerca di una pace comune. “Cristiani e musulmani dovrebbero lasciare da parte le loro differenze, amarsi e servirsi l’un l’altro come membri della famiglia umana. Uniamo le forze e agiamo come una squadra per cambiare la nostra situazione e superare le crisi dando la priorità alla nostra patria, nel rispetto reciproco che consolida i valori della convivenza”.

A lodare l’iniziativa papale è stato anche il presidente iracheno Barham Saleh, che in un post su Twitter ha definito il viaggio di Papa Francesco “un messaggio di pace agli iracheni di ogni religione e che riafferma i nostri comuni valori di giustizia e dignità”.

Eppure i nodi da risolvere a tre anni dalla sconfitta dell’Isis in Iraq sono ancora tanti. Il più importante riguarda la confisca dei beni e delle terre appartenenti ai cristiani e sottratte loro dai miliziani dello Stato islamico. Per cercare di risolvere il problema, il leader sciita Muqtada al-Sadr ha promosso la creazione un Comitato di esperti cui spetta il compito di raccogliere documenti e notizie sui beni sottratti abusivamente ai cristiani.

Ma non è abbastanza. La crisi politica ed economica che ancora attanaglia l’Iraq spinge ancora oggi molti cristiani ad abbandonare il Paese in cerca di maggiore sicurezza. Molti di loro infatti temono di poter essere nuovamente presi di mira in quanto appartenenti ad una minoranza religiosa e l’incubo dell’Isis è ancora troppo fresco per poterlo ricordare senza il timore che si ripeta.

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