La voce dei cristiani perseguitati nel mondo, negli anni scorsi, ha avuto la possibilità di ricevere ascolto nelle istituzioni italiane. Poco noto ma di grande rilevanza politica, sociale e simbolica è il fatto che a partire dalla Legge di bilancio messa in campo nel 2018 dal governo Conte I l’Italia abbia istituito un fondo a favore della tutela dei cristiani che nel mondo soffrono e sono perseguitati per la loro fede. Fondo forte di una dotazione di due milioni di euro per gli anni 2019 e 2020 e di quattro milioni a partire dal 2021 la cui paternità è legata a un apposito emendamento presentato ai tempi dall’onorevole leghista Paolo Formentini.

Formentini, 40enne bresciano eletto deputato col Carroccio nel 2018 e membro della Commissione Esteri di Montecitorio, si batte da tempo per ampliare nel contesto politico la sensibilità riguardante la necessaria tutela verso i cristiani oppressi nel mondo. “I numeri sono impressionanti, e questo fa pensare chi ritiene che la parola martire nella religione cristiana possa essere riferito solo al passato”, ci dice Formentini con cui abbiamo dialogato riguardo il suo interessamento per questo tema fondamentale. “I cristiani perseguitati nel mondo sono dai 260 milioni ai 300 milioni, per quanto una stima certa sia difficile e i dati varino da Ong a Ong”, mentre i cristiani uccisi nel mondo per la loro fede ammontavano a ben 3mila, con 10mila chiese distrutte. Il tema della persecuzione religiosa, inoltre, non è affrontato con il giusto vigore nei consessi internazionali: “il diritto dell’uomo più trascurato e sottovalutato è quello alla libertà religiosa”, del resto tutelato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani come altri che ricevono più attenzione agli occhi di dibattito pubblico e media mainstream.


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L’autore dell’emendamento che, ai tempi, suscitò grande ammirazione da parte di organizzazioni come “Aiuto alla Chiesa che Soffre”  saluta con favore l’aumento dell’interesse che il tema dei cristiani perseguitati sta ricevendo negli ultimi tempi. “Con dolore”, spiega, “noi della Lega constatavamo che non ci fosse una pronuncia forte, notando soprattutto la mancanza di dichiarazioni di parte del mondo ecclesiastico su questo tema”.

E proprio da un’audizione parlamentare di Aiuto alla Chiesa che Soffre, a lungo vox clamantis in deserto sul dossier delle sofferenze cristiani del Medio Oriente e delle altre aree dove avvengono persecuzioni, Formentini ricorda che è nata l’idea di dedicare loro un fondo apposito. Il nuovo emendamento ha passato il vaglio della commissione Bilancio e aumenta del 10 per cento (400mila euro all’anno) il Fondo costituito due anni fa a favore dei Cristiani perseguitati nelle zone di crisi”. Anche in tempi complessi per l’economia italiana questo significa lanciare un grande messaggio di continuità e impegno, nota il deputato leghista. Ma per Formentini la questione della tutela dei cristiani assume un valore politico-culturale di ampio respiro che trascende il semplice sostegno economico.

Proteggere i cristiani perseguitati, per Formentini, significa ribadire la tutela di quel “diritto a non emigrare” che è stato affermato con forza da diverse figure del mondo ecclesiastico in passato, tra cui Formentini ricorda due Papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e il cardinale guineano Robert Sarah. Tutti loro, sottolinea Formentini, “hanno ribadito la necessità per i Paesi meno sviluppati di avere a disposizione le migliori risorse umane per un concreto sviluppo, specie quei giovani preparati che sono i più propensi ad emigrare”. All’interno di questi processi si inserisce quella che Formentini ha definito una “diaspora”, la fuga dei cristiani dai luoghi che sono stati la culla di civiltà plurisecolari di cui le loro comunità erano parte integrante: “Pensiamo solo a quei cristiani d’oriente che parlano ancora oggi la lingua di Gesù”.

In diverse aree del Medio Oriente la presenza cristiana è in ritirata. In Iraq i cristiani sono calati dal 12% del secondo dopoguerra al 6% del 2003 e a percentuali ancora più basse adesso. La Piana di Ninive e le aree circostanti, patria dei cristiani caldei e assiri, saranno dal 5 all’8 marzo prossimi oggetto di uno dei più delicati viaggi papali di sempre. E l’annuncio della visita di Francesco in Iraq è accolto con favore dal nostro interlocutore, per il quale è positivo il fatto che “la Chiesa si interessi con sempre più forza al problema della sopravvivenza della testimonianza di fede” in Medio Oriente. Testimonianza che, come hanno notato giornalisti di spicco come Giulio Meotti, Gian Micalessin e Fulvio Scaglione, risulta fondamentale come lezione alla tiepida cristianità dell’Occidente e merita la giusta attenzione per garantire la tutela della culla di una religione che, nel corso dei secoli, ha plasmato la civiltà europea e quelle ad essa collegate. Come ci ricorda spesso anche Sarah, sottolinea Formentini, “è giusto riportare alla luce e far conoscere la testimonianza di chi oggigiorno è martire”. E molto spesso è poco ascoltato da chi, “pur facendo del multilateralismo e dei diritti umani una religione” in chiave progressista a questo richiamo è sordo.


In occasione della festa di S. Stefano, primo Martire cristiano, mons. Joseph Tobji, arcivescovo maronita di Aleppo si collegherà con Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) e ilGiornale.it per parlare dei “fratelli cristiani di Siria, ancora oppressi da dure prove”. “È un modo – afferma Alessandro Monteduro, direttore Acs-Italia – per rinsaldare i legami fra le comunità cristiane italiana e siriana, legami che nessun virus potrà aggredire o indebolire”. L’incontro si terrà alle ore 17.00 sulla pagina Facebook de ilGiornale.it.


Per Formentini un altro teatro da tenere d’occhio negli anni a venire sarà quello caucasico del Nagorno Karabakh: “Dovrebbero essere più diffuse le immagini dei cristiani che lasciano per sempre le proprie terre dopo aver caricato sulle macchine le loro poche cose, bruciato le abitazioni e portato addirittura con sé i propri morti abbandonando i cimiteri”. Questa rappresenta per il deputato leghista la nuova trincea dove si rischia di aprire un nuovo fronte per la persecuzione dei cristiani a seguito della ritirata armena, in un’area già teatro degli eccidi legati al genocidio armeno iniziato nel 1915, al cui riconoscimento ufficiale da parte italiana Formentini ha peraltro contribuito con una apposita mozione d’aula. Passato e presente che si incontrano in terre in cui la precarietà diventa sempre di più la condizione determinante dell’esistenza dei cristiani: comunità antiche, popoli che necessitano tutela e sostegno, progenitori e fratelli identitari dell’Europa vedono il loro futuro a rischio. È dunque positivo sapere che l’Italia ha messo in campo risorse e fondi per contribuire a ridurre le loro sofferenze e gli ostacoli alla loro sopravvivenza. E che ogni ampliamento degli sforzi in tal senso sarà solo benvenuto negli anni a venire.

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