I cristiani perseguitati e la “falsa propaganda del riarmo”: il grido di pace di Leone XIV

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Papa Leone XIV tuona contro il riarmo, definisce “tragica e disumana” la situazione a Gaza, lancia il grido d’allarme per i cristiani del Levante tornati nel mirino del jihadismo. Il discorso del Santo Padre di ieri, tenuto davanti alla Riunione delle Opere per l’Aiuto delle Chiese Orientali, segna nettamente la prospettiva e la postura diplomatica di Robert Francis Prevost. In quasi due mesi di pontificato, è il discorso più netto e tagliente del Papa di origini statunitensi. Lo è sul piano diplomatico e geopolitico. Ma anche su quello teologico.

Leone XIV in campo per la pace

Il Papa eredita la lettura del predecessore Francesco: la pace deve esser la priorità, a qualunque costo. Va anche oltre. Il Pontefice che l’8 maggio scorso si è presentato davanti a Piazza San Pietro dichiarando che “il male non prevarrà” tuona contro i conflitti e gli avvelenatori di pozzi che generano le guerre. “Siamo chiamati noi tutti, umanità, a valutare le cause di questi conflitti, a verificare quelle vere e a cercare di superarle, e a rigettare quelle spurie, frutto di simulazioni emotive e di retorica, smascherandole con decisione“, ha detto il Papa, ribadendo che “la gente non può morire a causa di fake news”.

Lo dice a chiare lettere Leone XIV, andando oltre Francesco il cui impegno pastorale e politico si era rivolto principalmente verso coloro che di quelle guerre erano vittime, a partire dai fragilissimi civili di Gaza. Prevost prende di petto i fautori delle guerre, come a segnalare che nel mondo c’è chi di questa violenza sembra non essere mai sazio. Come a ricordare che c’è chi nel mondo la guerra la vuole, la cerca, la incentiva: un gioco pericoloso di fronte a un mondo che pende da anni sull’orlo dell’abisso. Un riferimento, molto chiaro, sembra arrivare a Gaza.

La “violenza diabolica” e le sue conseguenze

Leone XIV invita a ” fare di ogni tragica notizia e immagine che ci colpisce un grido di intercessione a Dio”, aggiungendo che “Cristo ha vinto il male amando dalla croce mostrando un modo di regnare diverso da quello di Erode e Pilato: uno, per paura di essere spodestato, aveva ammazzato i bambini, che oggi non cessano di essere dilaniati con le bombe; l’altro si è lavato le mani, come rischiamo di fare quotidianamente fino alle soglie dell’irreparabile”. Sono gli Erode e i Pilato dei nostri tempi quelli da cui Leone XIV invita a guardarsi, e il paragone tra la strage degli Innocenti evangelica e i massacri quotidiani di bambini nelle aree di conflitto è altrettanto forte come immagine.

Per il Santo Padre la via della concordia passa, inoltre, anche per la strada del dialogo interreligioso e la tutela delle prerogative dei Cristiani d’Oriente. Di fronte al recente attentato siriano, Leone ha denunciato il fatto che “la violenza bellica sembra abbattersi sui territori dell’Oriente cristiano con una veemenza diabolica mai vista prima”. Parole che segnano una visione chiara del mondo e della radice degli attacchi alle antiche comunità di Paesi già martiri di guerre e divisionismi. Il seme della divisione, la connessione tra la violenza bellica e un disegno di spaccatura del sistema globale, l’esplicito richiamo all’agire del simbolo del Male nel mondo: Leone XIV è sceso in campo con forza politica, teologica e spirituale invitando il mondo a riscoprire la via della Pace. La “Terza guerra mondiale a pezzi” vede le sue componenti saldarsi e moltiplicarsi. Siamo passati dalla “policrisi” alla “permacrisi”. Compito degli uomini di buona volontà è invertire la corrente. Potrebbe non esserci una seconda opportunità. Leone XIV, come Francesco, pungola il mondo e i leader. A loro onore e onere di ascoltarlo.