Non è passato molto tempo da quando, per raggiungere Axum, si doveva percorrere una (e ovviamente unica) impervia strada non asfaltata che partiva sia da Adua che da Gondar. E pure allora era comunque una fortuna, visto che durante i più duri anni di guerra civile la città era rimasta del tutto isolata dal resto dell’Etiopia. Tanto bella quanto inaccessibile, Axum è famosa in tutto il mondo per il suo immenso patrimonio architettonico, che va dalle testimonianze archeologiche di epoche molto antiche, alle centinaia di stele risalenti a vari periodi tra il III e il IX sec. d.C, a siti archeologici di importanza planetaria come la reggia della regina di Saba. La sua storia, intrecciata a quella del re Salomone, è alla base del culto che rende Axum una città sacra per i cristiani. Sia il Talmud ebraico, sia la Bibbia, sia Corano, e finanche il Kebra Nagast, il libro fondamentale per la storia dell’impero degli altopiani, raccontano della sua visita a Gerusalemme avvenuta tra il 1000 ed il 950 a.C., quando volle andare ad incontrare personalmente il re d’Israele per sottoporgli alcuni enigmi che le avrebbero dimostrato le capacità tanto decantate del sovrano. Fatalmente, finì con innamorarsene. Dall’unione tra Saba e re Salomone nacque Menelik, il cui nome significa “figlio dell’uomo saggio”. Secondo una delle ricostruzioni storiche, a lui, una volta divenuto adulto, venne affidata l’Arca dell’Alleanza, che conterrebbe le tavole con i dieci comandamenti tramandati a Mosè da Dio, e si dice sia tuttora sotto la vigile guardia dei monaci cristiani ortodossi della città. Di uno dei monaci, per l’esattezza.

Nella chiesa di Nostra Signora Maria di Sion (meta di pellegrinaggi da tutto il mondo), infatti, possono accedere solo loro, e solo uno tra loro è il guardiano dell’Arca che viene descritta come una cassa in legno d’acacia rivestita d’oro, con due statue di cherubini poste sul coperchio da cui scaturivano aloni di luce e lampi divini che colpivano chiunque vi si avvicinasse. Il guardiano viene nominato di volta in volta dal suo predecessore, e non può mai allontanarsi dall’Arca nel rispetto dei detti biblici del Kohanim.

Che si sia credenti o meno, tutto questo contribuisce a rendere Axum uno dei luoghi più sacri del Cristianesimo. Per questo la richiesta avanzata da alcuni gruppi di musulmani, che si stanno radunando sotto la bandiera Justice for Aksum Muslims per chiedere il diritto di costruire una moschea in città, ha scatenato la reazione rabbiosa dei chierici cristiani.

Uno di loro, Godefa Merha Merha, ha definito Axum “la nostra Mecca”, asserendo che così come le chiese sono vietate nel luogo più sacro dell’Islam, le moschee non potrebbero mai esistere nella città-monastero del Tigrè. “Se qualcuno dovesse venire a costruire una moschea, moriremo. Non è mai stato permesso, e noi non permetteremo che accada nella nostra epoca”, ha aggiunto.

Uno scontro religioso per certi versi paradossale, visto che fu proprio un imperatore etiope, il cristiano Aṣḥama ibn Abjar, ad offrire riparo agli islamici in fuga dalle persecuzioni per mano dei governanti della Mecca, allora non musulmani, che vennero inviati in Etiopia da Maometto in persona.

Oggi, i musulmani costituiscono circa il 10% della popolazione di Axum (73mila abitanti, di cui l’85% sono cristiani ortodossi e il restante 5% appartiene ad altre confessioni cristiane), e molti di loro pregano in 13 moschee temporanee organizzate in abitazioni private (o prese in affitto dai proprietari, anche cristiani), altri invece, non avendo la possibilità di farlo, pregano per strada, all’aperto. Il culto islamico, in definitiva, non è vietato, ma le difficoltà pratiche e logistiche stanno creando tensioni tra le due comunità. I cristiani ortodossi, per dirne un’altra, sostengono che solo gli inni e le benedizioni cristiane dovrebbero essere ascoltati all’interno della città per preservarne la santità, e per questo non si mostrano granché tolleranti di fronte ai richiami dei muezzin.

Le comunità locali sperano che possa essere il primo ministro Abiy Ahmed, di padre musulmano e madre è cristiana, a risolvere in un modo o nell’altro la contesa. Da parte loro però, i musulmani sembrano determinati a portare avanti in proprio la loro battaglia. Anzi, si sono riuniti in un organismo particolare, il Consiglio regionale dei musulmani, che si sta organizzando per discutere direttamente con i cristiani nel tentativo di convincerli a permettere l’apertura di una moschea ad Axum. In nome di una coesistenza civile e pacifica che forse potrebbero provare a spiegare anche a milioni di propri fratelli sparsi in giro per il mondo.