Papa Leone XIV e la Chiesa cattolica sono sotto il fuoco del Partito Repubblicano americano, sempre meno Grand Old Party e sempre più Trump Old Party, dopo che il presidente ha attaccatoil primo pontefice nato negli Stati Uniti accusandolo di essere “debole” in politica estera per la sua critica alla guerra all’Iran e dopo che a rincarare la dose è subentrato anche il vice J.D. Vance, che si proclama aderente alla Chiesa di Roma. La spinta di Leone XIV sulla pace ha però chiamato l’ex senatore dell’Ohio a scegliere. E tra Dio e Cesare, Vance ha metaforicamente scelto il secondo.
Le critiche di Vance a Leone XIV
Vance ha adito perfino consigliare Leone XIV di essere “più attento” quando parla di teologia, contestando in un comizio all’Università della Georgia le parole del Papa secondo cui i cristiani “non sono mai dalla parte di coloro che un tempo brandivano la spada e oggi sganciano bombe”. James Massa, presidente della Commissione Dottrina della Usccb, la Conferenza episcopale Usa, ha contestato duramente le parole di Vance, che assieme a Mike Johnson, speaker repubblicano della Camera, ha sottolineato inoltre che Leone non capirebbe la dottrina della “guerra giusta”. Provando, dunque, a ribadire la legittimità morale, e dunque politica, del conflitto apertamente criticato dal Santo Padre. Ma il catechismo della Chiesa cattolica insegna che combattere è legittimo solo “per legittima difesa, quando tutti gli sforzi di pace siano falliti”, e certamente l’aggressione unilaterale di Washington e Israele al 28 febbraio non si può far rientrare sotto tale fattispecie, specie considerato il fatto che fino a giovedì 26 febbraio Usa e Iran stavano trattando.
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Potere temporale, potere spirituale
In sostanza, siamo tornati a un contesto, riletto in senso più moderno, del confronto tra un potere spirituale che inevitabilmente si fa politico e civico, non fosse altro che per la natura peculiare del Papa, che è anche capo di Stato della Città del Vaticano, e un potere temporale che vuole conquistare i cuori e le menti facendosi ideologico, con l’America First elevato a nuovo vangelo teista, che presuppone un Dio americano, al fianco degli Usa e, ovviamente, dei suoi condottieri. Il riferimento teologico di Vance, che ha chiesto beffardamente se Leone XIV ritiene che Dio non fosse a fianco dei soldati americani che liberarono la Francia dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, spiega chiaramente l’irritazione del potere di Washington verso l’Oltretevere, accusato di invasioni di campo potenzialmente nocive sul piano politico alla stessa amministrazione.
Il brtiannico Catholic Herald sottolinea che l’agostiniano Robert Francis Prevost, in realtà, agisca più sulla base del portato teologico della sua visione che per fini politici. Per Leone:
La distinzione di Sant’Agostino tra la Città di Dio e la Città dell’Uomo fornisce il quadro di riferimento adeguato. Un governante che orienta il suo potere verso il culto di Dio e il bene comune conduce la sua nazione nella Città di Dio. Un governante che orienta il suo potere verso l’orgoglio, l’avidità o l’autocelebrazione costruisce la Città dell’Uomo entro i suoi confini. Famiglie, comunità e nazioni si trovano perennemente a questo crocevia.
Assalto ai centri per migranti
Il clima di scontro che il governo americano e le frange più vicine al presidente del Partito Repubblicano hanno alimentato verso la Chiesa cattolica, i cui aderenti hanno peraltro votato a maggioranza Trump nelle presidenziali del 2024, ha reso anche più controversa una spinosa questione legata al taglio di 11 milioni di dollari di fondi alla Catholic Charities dell’Arcidiocesi di Miami, che costringerà il centro fondato dal giovane sacerdote Bryan Walsh nel 1960 e che ha ospitato in sessant’anni oltre 14mila bambini giunti come immigrati negli Usa e non accompagnati dai genitori, principalmente cubani, a chiudere entro tre mesi.
Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani guidato da Robert F. Kennedy, che si professa cattolico e in passato ha addirittura pubblicato una biografia di San Francesco d’Assisi da lui indicato come esempio per il suo ambientalismo, ha annullato un contratto decisivo per mantenere in piedi il centro proprio a valle del braccio di ferro scatenato da Trump. “L’amministrazione Trump-Vance ha dichiarato guerra alla Chiesa cattolica: alle sue opere di beneficenza, ai suoi vescovi, al suo papa e all’eredità sessantennale di un giovane sacerdote irlandese che aprì le braccia a 14.000 bambini”, ha scritto Cristopher Hale nella sua newsletter Substack Letters from Leo, aggiungendo che “quando un governo si vendica contro una Chiesa per aver detto la verità, è in gioco l’anima della repubblica“. E cinquantatré milioni di cattolici americani non sono un corpo indifferente. Con le Midterm in arrivo, Trump potrebbe rischiare di pagare politicamente un’assalto unilaterale.
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