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Niente diritto d’asilo perché cristiano. Non accade in un paese a maggioranza musulmana, bensì in Gran Bretagna. Qui un cittadino iraniano convertitosi al cristianesimo richiede a Londra il riconoscimento del diritto d’asilo, in quanto teme che una scelta del genere possa comportare pericoli per la propria incolumità. Ma dal Foreign Office si vede rispondere, per l’appunto, che nel Regno Unito questo non può comportare il riconoscimento del diritto.

L’incredibile storia del cittadino iraniano

Così come denunciato dallo stesso protagonista della vicenda, il ministero degli Esteri della Gran Bretagna ritiene impossibile dare asilo in questo caso. La motivazione risiede nel fatto che il cristianesimo non sarebbe una religione di pace, bensì un credo che incita alla violenza. Nel giustificare questa decisione, i funzionari del ministero elencano alcuni passi della Bibbia e del Vangelo. In particolare il riferimento è al capitolo 26 del Levitico, nel Vecchio testamento: “Voi inseguirete i vostri nemici, ed essi cadranno dinanzi a voi per la spada. Cinque di voi ne inseguiranno cento, cento di voi ne inseguiranno diecimila, e i vostri nemici cadranno dinanzi a voi per la spada”.

Questo passo, secondo il ministero degli esteri britannico, farebbe del cristianesimo una religione non vocata alla pace. Ma non solo, come detto nell’incredibile risposta data al cittadino iraniano trova spazio anche una frase del Vangelo di Matteo, capitolo 10, nel punto in cui Gesù dice: “Non pensate ch’io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada”.

La decisione del Foreign Office non manca certamente di destare scalpore. In primis allo stesso cittadino iraniano, il quale si chiede cosa c’entrino questi passi con il suo timore di essere ucciso nel suo paese per via della conversione. In secondo luogo, ovviamente a chiedere spiegazioni su quanto accaduto è la Chiesa anglicana: “Come può un governo arbitrariamente prendere frasi delle Scritture sacre e usarle per non dare riconoscimento alle ragioni che hanno spinto un individuo ad abbracciare un’ altra fede?”, dichiara l’arcivescovo di Durham, Paul Butler. Dal ministero però, nonostante qualche timido accenno di scuse, non si fanno passi indietro: la decisione sul cittadino iraniano rimane.

I casi precedenti

Quantunque folle nel merito e nelle motivazioni, la decisione del ministero degli Esteri britannico appare perfettamente in linea con quella che è la politica di Londra in materia. Il caso più eclatante è quello di Asia Bibi, la cristiana condannata a morte in Pakistan in quanto accusata di blasfemia. Assolta dall’accusa, la donna è però in pericolo nel suo paese eppure nonostante tante pressioni da Londra non si concede alcun asilo politico. In compenso però, come sottolineano diverse associazioni, la Gran Bretagna risponde subito positivamente alle richieste di asilo provenienti da cittadini musulmani. Una disparità ben evidenziata in un paradosso che riguarda la guerra in Siria: nonostante il conflitto veda le minoranze religiose perseguitate dai terroristi in molte aree del paese, nel 2017 solo 11 sono i cristiani a cui viene riconosciuto lo status di rifugiato su 4.850 complessivi.

Sul perché di questa inquietante discriminazione, giunta all’estremo delle sue conseguenze con il diniego del riconoscimento dell’asilo al cittadino iraniano, non sembrano esserci esaustive spiegazioni. Semplicemente, ed è ciò di cui occorre prendere atto, la Gran Bretagna e in generale l’Europa non sembrano interessati ad aiutare i cristiani perseguitati in medio oriente e nel mondo.

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