Gerusalemme, Al Quds, Yerushalayim. Tre nomi che identificano la città più complessa dell’area asiatica, la base fondamentale delle religioni abramatiche, ossia dei credi religiosi che seguono la genealogica sanguina e/o divina di Abramo.
Una studiosa italiana, Paola Caridi, ha descritto questa città come “senza Dio” e di come:
“Gerusalemme è una perché l’identità gerosolimitana è fatta di strati storici e di uomini e donne appartenenti a comunità diverse. Gerusalemme non può essere divisa perché è multipla. Gerusalemme non può essere sacralizzata perché è fatta della carne dei suoi abitanti”.
Paola Caridi – Gerusalemme sanza Dio (ed. Feltrinelli)
I 24 mesi di genocidio hanno impattato la Palestina tutta, e lo stesso vale anche per Gerusalemme nella sua totalità e Gerusalemme Est nella sua “particolarità”. Quella che dovrebbe essere la città contesa è a attualmente a monetazione, quella israeliana, e la religione ebraica viene utilizzata dai gerosolimitani per abbattere la presenza cristiana palestinese ed armena nella città, una delle più antiche della regione della MENA/SWANA.

La composizione di Gerusalemme.
Gerusalemme ha una più divisioni all’interno della stessa città. La prima è la divisione “originaria” voluta dal’ONU con la risoluzione 181/1947, per cui Gerusalemme/Al Quds sarebbe divenuta una città terza rispetto ai neo stati della Palestina e di Israele. Soluzione giuridica e politicamente confermata sempre dal’ONU dopo la Nakba e la prima guerra Arabo-Israeliana nel 1948 con la risoluzione 194.Il 1967 vede l’occupazione di Gerusalemme successiva alla vittoria d’israele nella Guerra dei 6 giorni, e nonostante a livello internazionale Gerusalemme venga ancora riconosciuta come una città “a se stante” rispetto alle giurisdizioni palestinesi e israeliane, de facto la “Santa Città” è controllata da Israele.
La divisione della città simbolo delle tre religione monoteistiche mondiali è una partizione a 4, come riporta questa mappa:

Cristiani Armeni, Cristiani Palestinesi, Musulmani ed Ebrei: 4 comunità che hanno i loro luoghi sacri e spazi definiti in cui vivere la loro confessione di fede nel rispetto di quel pluralismo che è alla base del pensiero abramitico di tutte e tre le religioni.
Gli attacchi recenti alla comunità armena.
La presenza cristiano armena dentro Gerusalemme risale al 4 secolo d.C. e nell’ultimo periodo hanno subito una serie di attacchi dalla comunità israeliana più etero ortodossa che vuole una Gerusalemme omologata allo Stato Ebraico.
Come riportano alcune agenzie di stampa, l’11 settembre 2025 “il convento armeno ortodosso nella Città Vecchia di Gerusalemme è stato oggetto di ripetuti atti vandalici e il suo clero ha subito decine di aggressioni verbali e fisiche, una forma di terrorismo “a pagamento” da parte di giovani nazionalisti religiosi ebrei. Questo comportamento ostile è diventato un fenomeno strutturato”.
Su questo si sono esposti anche il patriarca latino di Gerusalemme, in un documento pubblicato il 26 settembre 2025. In questo documento il rappresentante della Chiesa Cattolica nella città Santa ha espresso solidarietà e vicinanza alla comunità armena in questi termini:
Ci uniamo inoltre al Patriarcato armeno nell’invitare gli uffici del Primo Ministro e del Ministro degli Esteri a intervenire sollecitando le autorità competenti a sospendere i procedimenti legali in corso e a garantire che qualsiasi ulteriore deliberazione in merito venga deferita alle sedi appropriate. Solo così, crediamo, i diritti del Patriarcato armeno possono essere debitamente tutelati, insieme a quelli di tutte le altre comunità cristiane in Terra Santa.
Gli scontri tra Tel Aviv e Città del Vaticano.
Le tensioni tra le confessioni cristiane e quella ebraiche si riflettono anche in materia di relazioni internazionali tra Tel Aviv e Città del Vaticano, sia nell’era di Papa Francesco che nella nuova era di Papa Leone XIV.
Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, dal 2020 patriarca di Gerusalemme dei Latini, è stata una delle figure centrali nella diplomazia internazionale rispetto all’attuale situazione a Gaza. Più volte il patriarca gerosolimitano ha contestato in maniera dura le politiche israeliane a Gaza e in Cisgiordania, dichiarando come:
“Dobbiamo dire con franchezza e chiarezza che questa politica del governo israeliano a Gaza è inaccettabile e moralmente non possiamo giustificarla. Non può esserci futuro basato sulla prigionia, sullo sfollamento dei palestinesi o sulla vendetta”.

Le ripercussioni delle distanze tra la Sede Sede e Tel Aviv rispetto al genocidio a Gaza hanno anche effetti sul come i cristiani palestinesi e non possono vivere le festività all’interno di Gerusalemme. I cristiani palestinesi non hanno avuto un accesso libero ai luoghi del Santo Sepolcro e della crocifissione di Cristo all’interno di Gerusalemme, con scontri e violenze da parte delle forze dell’ordine israeliane. Un recente rapporto del Rossing Center for Education and Dialogue ha documentato il forte aumento della portata e della gravità degli attacchi contro i cristiani a Gerusalemme e in tutto Israele nel 2024, che vanno dagli sputi contro i sacerdoti e dai discorsi d’odio in pubblico alla profanazione di tombe, agli incendi dolosi e ai vandalismi delle chiese.
Il ruolo della presenza protestante – luterana, tra trumpismo e giustizia.
La religione protestante è la più in crisi tra le confessioni cristiane rispetto al genocidio che sta avvenendo a Gaza.
Una base dell’elettorato di Donald Trump, attuale presidente degli stati uniti, è formato dagli evangelici degli stati americani più rurali tendenzialmente conservatori. L’interpretazione che fanno del testo biblico è della sovrapposizione tra l’Israele biblico con il progetto sionista, e della necessità di difendere tel Aviv come baluardo dei valori occidentali, in contrasto “all’Islam” e al terrorismo, e in ottica escatologica – messianica.
Munther Isaac, pastore palestinese cristiano luterano, ha esposto durante un culto un “j’accuse” profondo nei confronti di questa “teologia dell’impero” che legittima le violenze e il genocidio sui palestinesi. Il discorso, diventato virale in tutto il mondo, ha come titolo “Cristo sotto le macerie” :
La Chiesa sudafricana ci ha insegnato il concetto di “teologia di Stato”, definita come “la giustificazione teologica dello status quo con il suo razzismo, capitalismo e totalitarismo”. Lo fa abusando di concetti teologici e testi biblici per i propri scopi politici.
Qui in Palestina, la Bibbia viene usata come arma contro il nostro stesso testo sacro. Nella nostra terminologia palestinese, parliamo dell’Impero. Qui ci confrontiamo con la teologia dell’Impero. Un travestimento di superiorità, supremazia, “scelta” e diritto.

