La Chiesa cattolica tedesca sta tentando di reinventare se stessa attraverso dei cambiamenti in materia di tradizione e dottrina nell’aspettativa di rallentare il proprio declino e di monopolizzare il tema della modernizzazione del cattolicesimo. Il rischio di uno scontro frontale con Roma è concreto, specialmente quando le ambizioni del ribelle e progressista clero tedesco sforano nella protestantizzazione, ma la posta in palio è elevata: avere una voce in capitolo nella ristrutturazione della bimillenaria Chiesa cattolica.

Una donna a guidare i vescovi tedeschi

Un evento significativo ma non sorprendente è accaduto a Berlino nella giornata del 23 febbraio. La Conferenza Episcopale Tedesca (DBK, Deutsche Bischofskonferenz), al culmine di una video-assemblea plenaria organizzata per discutere delle dimissioni dello storico segretario generale Hans Langendörfer, in servizio da ventiquattro anni, ha eletto a maggioranza il suo successore: una donna.

Langendörfer, di estrazione gesuita, è stato sostituito da Beate Gilles, una rinomata teologa che, parola di monsignor Georg Bätzing, vescovo di Limburgo e suo conoscente, “è fortemente inserita nelle diverse strutture della Chiesa cattolica ed è dotata delle migliori capacità organizzative”. La sua elezione ha dello storico: mai, prima di lei, un simile onere-onore era stato affidato ad un laico, per di più donna. Secondo Bätzing, fra i grandi promotori della nomina della Gilles, si tratta di un “segnale forte che i vescovi stanno mantenendo la promessa di promuovere le donne in posizioni di dirigenza”.

Le aspettative sono alte

La Gilles assumerà l’incarico in maniera ufficiale ed effettiva a partire dal primo luglio di quest’anno, e le aspettative su quello che potrebbe essere il suo contributo alla causa cattolica sono incredibilmente alte. La teologa, invero, ha un curriculum pregiato ed eloquente che, sperano i vescovi, potrebbe rivelarsi utile a drenare l’emorragia di fedeli (e di donazioni) che sta conducendo la Chiesa cattolica tedesca sull’orlo dell’estinzione.

La teologa è nota per aver guidato il Dipartimento per i bambini, i giovani e la famiglia dell’Ordinariato episcopale di Limburgo, e ha una formazione specialistica in risoluzione di problematiche sociali e del lavoro e in comunicazione religiosa sui media. In breve, la Gilles potrebbe aiutare i vescovi a formulare dei piani d’azione atti ad accentuare l’impronta sociale e la presenza mediatica della Chiesa cattolica.

Oltre al ruolo direttivo nella DBK, sempre a partire dal primo luglio, la Gilles assumerà anche il controllo della Federazione delle diocesi tedesche – e del suo bilancio, attualmente equivalente a 120 milioni di euro. Quel che è accaduto il 23 febbraio è che un laico, peraltro di sesso femminile, è divenuto il capo informale della Chiesa cattolica tedesca; un terremoto rosa i cui effetti non resteranno circoscritti a Berlino e che è indicativo della direzione verso la quale si sta incamminando l’impero più antico del mondo.

Cosa sta accadendo in Germania?

L’elezione della Gilles è l’emblema dell’agenda riformista messa in moto dalla cerchia di potere ruotante attorno all’influente cardinale Reinhard Marx; una cerchia che, oltre a voler laicizzare l’ecclesia, anela al concretamento di cambiamenti dottrinali in materia di omosessualità e sacerdozio femminile. Il rischio di uno scontro frontale con Roma è concreto, specialmente perché sussiste il rischio di una “protestantizzazione del cattolicesimo”, ma la posta in palio è elevata: avere una voce in capitolo nella ristrutturazione della bimillenaria Chiesa cattolica.

La Chiesa cattolica tedesca, inoltre, ha anche dei problemi di natura impellente da risolvere, pena una morte senza resurrezione: la fuga di fedeli e donatori, il fallimento dei piani di evangelizzazione e la competizione nel mercato delle fedi con religioni più vibranti, come l’islam. La Gilles, nell’ottica dell’ala progressista del clero tedesco, potrebbe e dovrebbe contribuire a mitigare ciascuno dei tre fenomeni attraverso tele-evangelizzazione, consolidamento della forza sociale della Chiesa – è il datore di lavoro privato più importante della Germania – e svecchiamento d’immagine.

Le incognite all’orizzonte, però, sono molteplici: l’elezione della Gilles è stata celebrata con enfasi dai movimenti del femminismo cattolico, come Maria 2.0, ma è erroneo e disinformante veicolare l’idea che la Chiesa cattolica tedesca sia un tutt’uno solido e solidale, forgiato dal e promuovente il progressismo quasi-scismatico alla Marx. La polarizzazione tra fazioni, durante l’era Gilles, potrebbe aumentare notevolmente e lavorare in senso contrario ai piani della DBK.

Ultimo ma non meno importante, la storia sembra suggerire che le rivoluzioni rosa siano controproducenti – un’evidenza che la Chiesa cattolica dovrebbe quantomeno tenere in considerazione. La femminilizzazione del clero e le alterazioni dottrinarie non hanno inibito in alcun modo il declino delle realtà protestanti di America settentrionale e Scandinavia; al contrario hanno incoraggiato i rimanenti praticanti ad allontanarsi – perché non più in grado di riconoscersi nelle chiese di appartenenza – e i laici (non credenti) ad imporre delle agende riformiste che, con la scusante della modernizzazione, hanno alimentato dei processi di snaturamento aventi come capolinea la sterilizzazione del cristianesimo.

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