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Il recente assassinio nella Vandea di un anziano prete, Olivier Maire, da parte di un cittadino ruandese già noto alle cronache e agli inquirenti per atti cristofobici – il rogo della cattedrale di Nantes – ha riacceso i riflettori sulla situazione drammatica che sta attraversando il Cristianesimo in Francia.

Perché qui, nella fu figlia prediletta della Chiesa, era dai tempi della Rivoluzione che i cristiani non si sentivano così insicuri e minacciati, che non erano così bistrattati e aggrediti psicologicamente e fisicamente. Numeri alla mano, invero, la Francia è la prima nazione d’Europa per quantità di crimini d’odio di stampo cristofobico – essendo la sede di un terzo di tutti gli attacchi di questo genere che hanno annualmente luogo nel continente.

Crimini, quelli che stanno accelerando e accompagnando la scristianizzazione della Francia, che vengono consumati da una variegata anonima dell’odio – composta principalmente da islamisti, anarchici, femministe, satanisti e neonazisti – i cui membri sono impegnati in una quotidiana battaglia contro la Croce a base di profanazioni, aggressioni, incendi e, talvolta, omicidi.

Maire e gli altri

Vandea, storico fortino del Cattolicesimo francese, 9 agosto 2021: la gendarmeria trova il corpo senza vita di Olivier Maire, un provinciale superiore appartenente alla Congregazione della Casa dei Frati Missionari Monfortani. Il religioso, sessant’anni, è stato ucciso. Parte la caccia all’uomo: gli investigatori desiderano risolvere il caso in tempi rapidi, perché la piccola comunità di Saint-Laurent-sur-Sèvre è sotto choc ed un pericolo assassino è a piede libero.

La caccia, per la fortuna degli inquirenti, dura molto meno del previsto: un uomo si costituisce, si addossa la responsabilità dell’uccisione. Quell’uomo è Emmanuel Abayisenga, un rifugiato ruandese accolto nella comunità monfortana proprio da padre Maire e che negli ambienti investigativi d’Oltralpe è conosciuto in qualità di unico imputato per il rogo della cattedrale dei santi Pietro e Paolo di Nantes.

Nonostante il presunto ruolo nell’incendio della cattedrale di Nantes, e la minaccia posta alla sicurezza pubblica – era stato costretto a seguire un trattamento psichiatrico –, Abayisenga era a piede libero. Aveva terminato le cure lo scorso mese, cioè a luglio, e avrebbe dovuto essere sorvegliato in conformità con un ordine di controllo giudiziario. Uscito dall’istituto, però, il rifugiato si era allontanato dalla lente degli investigatori e aveva trovato riparo presso la Casa dei Frati Missionari Monfortani, dove era entrato grazie all’aiuto di padre Maire.

L’assassinio dell’anziano provinciale superiore, che ha riacceso i riflettori sulla situazione drammatica in cui versa il Cristianesimo in Francia, non è un caso isolato. Maire, invero, è soltanto l’ultima vittima di quell’anonima dell’odio che combatte quotidianamente contro tutto ciò che rappresenta e simboleggia il messaggio di Cristo, dal clero ai luoghi di culto e dai cimiteri alle croci. Perché prima di lui, lo scorso ottobre, un terrorista islamista uccise due fedeli e un sagrestano nella basilica di Nostra Signora di Nizza. E prima ancora di quel mini-attentato, il 26 luglio 2016, due soldati dello Stato Islamico sgozzarono padre Jacques Hamel nella piccola chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray.

L’assalto alla Cristianità

I numeri della guerra alla Cristianità mossa dall’anonima dell’odio – che, di nuovo, è estremamente variegata e multiforme, perché composta da attori molto diversi tra loro, come i satanisti e gli islamisti – sono magniloquenti, espressivi ed autoesplicativi. Sono numeri che parlano di una mattanza silenziosa, che avviene nell’indifferenza delle autorità e della stessa società – oramai ampiamente secolarizzata – e che, se dovesse proseguire al ritmo attuale, nel prossimo futuro potrebbe portare ad un significativo ridimensionamento del patrimonio cristiano di Francia. Numeri che hanno portato taluni a parlare di “cattolicesimo in fase terminale” e che sono i seguenti:

Una mattanza silenziosa

Roghi di interi edifici, danneggiamenti di arredi, altari e pitture, profanazioni sacrileghe di luoghi come i cimiteri e, a volte, persino omicidi di chierici e fedeli; tanto lunga è la lista dei crimini in odium fidei compiuti dall’anonima anticristiana operante in Francia. Crimini che, il più delle volte, rimangono irrisolti. Crimini diffusi, molecolari e capillari, che non danno tregua né agli inquirenti né ai fedeli e che, non di rado, obbligano uomini di Stato e di Fede a prendere atto dell’antieconomicità di una manutenzione perenne e a convivere con la scelta più dolorosa: quella di lasciare croci, statue, monumenti, chiese e cimiteri al loro tragico destino, che, molto spesso, corrisponde ad una probabile distruzione o ad una certa dissacrazione.

Un caso recente di istituzioni che hanno sventolato bandiera bianca, arrendendosi in maniera incondizionata all’anonima anticristiana, è costituito dalla questione delle croci di vette nei Pirenei orientali. Al termine di uno sciame inarrestabile di attacchi durato quattro anni – dal 2014 al 2019 – e manifestatosi nelle forme di furti, danneggiamenti e/o abbattimenti, il Consiglio Dipartimentale dei Pirenei orientali, nel settembre di due anni or sono, si arrese ai distruttori delle croci di vette, comunicando a residenti e alpinisti che avrebbe smesso sia di installarne di nuove sia di riparare quelle danneggiate.

E in Francia, come nei Pirenei orientali, il Cristianesimo sembra essere giunto oramai al capolinea, prossimo a quell’estinzione violenta che sognavano e intravedevano i padrini del giacobinismo radicale all’epoca della Rivoluzione e dell’instaurazione del culto dell’Essere Supremo. Abbandonato a se stesso tanto dalla politica quanto dalla società, e testimone del concomitante declino delle chiese sorelle nel resto d’Europa, il Cattolicesimo francese va addentrandosi nell’oscurità di quella lunga notte alla quale, sembra, non farà seguito alcuna nuova alba.

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