La visita a Sochi del Segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin e il suo incontro con il Presidente russo Vladimir Putin hanno rappresentato l’occasione per confermare la saldezza e la continuità del dialogo tra Roma e Mosca e per rilanciare un confronto bilaterale importantissimo per comprendere la natura della visione geopolitica della Federazione Russa e del Vaticano. La religione e la geopolitica si sovrappongono quando si prendono in considerazione le relazioni russo-vaticane: la convergenza diplomatica e dialettica dei due attori su importanti dossier come Ucraina e Venezuela va letta in parallelo all’intensificazione del dialogo tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa russa, emblematicamente rappresentato dall’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kiril a Cuba del 12 febbraio 2016. Tale evento non ha posto solo fine a una divisione iniziata ufficialmente nel 1448, quando il Patriarcato di Mosca optò per l’autocefalia da Roma, ma ha anche portato in emersione alcuni elementi di primaria importanza nell’approccio bilaterale tra il mondo russo e gli ambienti vaticani: il Sacro ha dettato la via del dialogo tra due importanti protagonisti della geopolitica planetaria che hanno colto in anticipo l’evoluzione multipolare del sistema internazionale e hanno compreso la peculiarità del nuovo ordine venutosi a creare sul piano globale imbastendo un dialogo non fondato esclusivamente su una matrice politica ma, al tempo stesso, inficiato da una profonda influenza culturale.

Il Vaticano non guarda di conseguenza separatamente al costruttivo dialogo con la sua controparte ortodossa e al rafforzamento della convergenza diplomatica con il governo di Vladimir Putin: il riconoscimento politico presuppone un’importante accettazione del substrato culturale della società russa, nella quale la fede cristiana ortodossa è ritornata ad acquisire la sua storica posizione di centralità a cui era stata costretta ad abdicare nel corso del settantennio sovietico. “Per ogni nuovo grattacielo c’è un grappolo di chiese nuove e la Russia, caso unico nella cristianità , dalla caduta dell’URSS vive la singolarità  di un fatto: le richieste d’ingresso nei seminari, sia maschili che femminili, superano le disponibilità”, scriveva Pietrangelo Buttafuoco da Mosca nell’agosto 2015  cogliendo le principali e più visibili connotazioni del nuovo corso vissuto dalla Federazione Russa dall’inizio degli Anni Novanta a oggi. La nuova potenza russa è un tutt’uno politico-culturale: il Vaticano ha avuto la lungimiranza di comprendere questo dettaglio fondamentale e, al tempo stesso, i suoi vertici sono stati in grado di cogliere le profonde connessioni tra l’attuale governo di Mosca e le alte sfere del patriarcato ortodosso. Papa Francesco e Parolin hanno completato un inserimento della Chiesa Cattolica nel mondo multipolare che ha amplificato le vedute ecumeniche della Santa Sede ed è stato avviato negli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II per poi proseguire, in maniera sotterranea ma decisiva, nel corso dei cruciali anni del papato di Benedetto XVI. E non è un caso che proprio al Papa Emerito sia riuscito il riconoscimento della centralità della visione della Russia come grande potenza cristiana nell’elaborazione strategica di Vladimir Putin. Parlando del Presidente russo in Ultime Conversazioni, infatti, Joseph Ratzinger lo ha descritto in maniera sintetica ma significativa: “È un realista. Vede che la Russia soffre per la distruzione della morale. Anche come patriota, come persona che vuole riportarla al ruolo di grande potenza, capisce che la distruzione del cristianesimo minaccia di distruggerla. Si rende conto che l’uomo ha bisogno di Dio e ne è certo intimamente toccato”. 

A ulteriore beneficio del dialogo bilaterale, come sottolineato da Lorenzo Vita su Gli Occhi della Guerragli sforzi di Mosca per garantire la salvaguardia dei cristiani nelle regioni minacciate del Medio Oriente, naturale proiezione geopolitica della nuova concezione intrinseca alla società e al mondo politico della Russia odierna: in Siria, soprattutto, il contributo russo alla riconquista governativa di città storicamente multiculturali e tolleranti come Aleppo ha garantito un netto salto di qualità alle condizioni di vita delle comunità cristiane che al contrario si trovano in alta marea laddove a comandare sono le bandiere nere del sedicente Stato Islamico o le forze degli altrettanto sedicenti “ribelli moderati” a lungo foraggiati dall’Occidente. A partire dal Sacro, dalla fede, per arrivare alla geopolitica Roma e la “Terza Roma” Mosca imbastiscono un profondo dialogo che prosegue su due binari, ora paralleli ora convergenti. Vera e propria relazione del mondo multipolare, l’amicizia russo-vaticana rappresenta un importante e significativo elemento della geopolitica planetaria che dimostra a un Occidente appiattito e conformista nella sua russofobia l’importanza e la necessità di un dialogo franco e aperto con Mosca.

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