Non soltanto la cristianità ha dovuto fare i conti con il coronavirus: milioni di fedeli in tutto il mondo quest’anno, per le misure di sicurezza prese contro il Covid-19, hanno dovuto rinunciare ai riti della Pasqua e della Settimana Santa, assistendo al massimo a delle celebrazioni via internet. Adesso lo stesso problema si potrebbe porre per 1.8 miliardi di musulmani: il 23 aprile inizia il mese sacro del Ramadan, una delle fasi vissute più intensamente dai fedeli islamici i cui riti richiedono anche assembramenti e celebrazioni con decine di persone assiepate in uno stesso punto.

I timori nei paesi a maggioranza islamica

Il punto è proprio questo: negli eventi religiosi, specialmente quelli più sentiti, si creano le condizioni per una maggiore propagazione del virus. Ed il fatto che il Ramadan quest’anno cada proprio nel cuore di una pandemia globale, sta attivando in queste settimane le preoccupazioni di molti governi in tutto il mondo. Il momento più temuto è quello del tramonto: come si sa, nel Ramadan è previsto il digiuno nelle ore diurne, da terminare per l’appunto al calar del Sole. Ed a quell’orario, le famiglie si riuniscono per tornare a mangiare e per celebrare assieme la fine di un’altra giornata di digiuno. Questo spesso si traduce anche in assembramenti ed in celebrazioni, private e pubbliche, che prevedono tra le altre cose la presenza di decine o centinaia di persone in uno stesso punto ed in uno stesso luogo.

Poi ci sono le varie celebrazioni nelle moschee, altro momento dove potrebbero ovviamente crearsi pericolosi assembramenti. I governi dei vari Paesi a maggioranza islamica ben recepiscono questi pericoli: hanno visto, nel corse delle ultime settimane, l’occidente annullare i riti pasquali ed ogni evento religioso e non, compresi quelli sportivi. Nelle varie capitali arabe, così come in altre cancellerie del mondo islamico, si sta cercando di correre ai ripari prima di tutto sotto un profilo più culturale che politico. Occorre, nel giro di pochi giorni, far capire ad una massa molto ampia di fedeli che quest’anno per salvaguardare la salute non potranno rinnovarsi tradizioni lunghe secoli. E non è semplice: in Pakistan ad esempio, sono stati segnalati scontri di piazza a Karachi dopo l’annuncio dello stop a molte celebrazioni del Ramadan. In Indonesia, il Paese islamico più popoloso al mondo, molti ricercatori hanno avvisato il governo di dissuadere i cittadini dall’intraprendere viaggi verso i propri villaggi o paesi di origine per evitare di diffondere il virus. Una corsa contro il tempo per evitare ulteriori emergenze in molte parti del mondo.

Le mosse dei governi

Buona parte dei Paesi interessati alle celebrazioni del Ramadan, già da settimane si trovano ad affrontare chiusure di negozi e locali, oltre che di varie attività lavorative. Si tratta delle stesse mosse effettuate in Europa e che hanno quale obiettivo quello di evitare il diffondersi del Sars Cov2. Ma per il Ramadan occorreranno misure ancora più stringenti ed azioni più speciali. In Arabia Saudita, il Gran Muftì, Sheikh Abdulaziz al-Sheikh, ha già fatto sapere che il Ramadan dovrà essere quest’anno celebrato a casa. Anche le autorità religiose degli altri Paesi del Golfo hanno optato per questa soluzione. In Iran, una delle nazioni più colpite dall’epidemia, il governo ha riaperto parzialmente le attività dopo il superamento parziale del picco. Ma, così come sostenuto dalla stessa Guida Suprema Ali Khamenei, sono state proibite le celebrazioni all’interno delle moschee. Allo stesso modo, è stato vietato ogni tipo di assembramento.

A Gerusalemme Est, le autorità religiose musulmane hanno annunciato la chiusura di moschee e luoghi di culto. Una misura quindi in linea con quanto visto nei giorni scorsi con le Chiese ed i Santuari più importanti della cristianità, rimasti chiusi durante la Settimana Santa. Anche in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza saranno attuate misure stringenti durante il mese sacro dei musulmani. In generale, l’intero mondo islamico si prepara a far convivere, non senza rinunce e difficoltà, le celebrazioni del Ramadan con la presenza ingombrante del coronavirus. Il mese sacro finirà il 23 maggio, per quella data molti Paesi sperano di essere già fuori dall’emergenza sanitaria.

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