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Sin dalla fondazione del Pakistan il ruolo dei cristiani, seppur in minoranza, è stato di un certo rilievo. Le comunità locali hanno contribuito alla cementificazione dell’identità del nuovo Paese nato nel 1947. Lo stesso padre della Patria Ali Jinnah ha riconosciuto alle minoranze religiose posizioni elevate all’interno dei ranghi militari. Oggi la situazione non è più la stessa e i cristiani sono soggetti ad atti di persecuzione.

La presenza dei cristiani in Pakistan

La presenza dei cristiani in Pakistan non è preponderante, ma è comunque significativa: su circa 180milioni di abitanti, sono in 4 milioni a professare la fede cristiana rappresentando quindi il 2% di tutto il territorio nazionale. Ancor di meno i cattolici che si contano in un numero che si aggira intorno a un milione. La stragrande maggioranza dei cristiani pachistani appartiene all’etnia punjabi e vive nel Punjab, la regione più popolosa del Pakistan. Lahore, in particolar modo, è la città dove sono concentrate le comunità di chi professa la fede cristiana. In questo territorio i cristiani rappresentano il 10% della popolazione: qui è anche presente l’arcidiocesi di Lahore che è una sede metropolitana della chiesa cattolica guidata spiritualmente dal Papa e dalla Santa Sede.

Particolare è la devozione di questi fedeli alla Madonna al punto da dedicarle una città non molto distante dalla capitale: Mariamabad. Qui ogni anno a settembre, si organizza un pellegrinaggio mariano al quale prendono parte anche i musulmani. Una circostanza molto significativa: il Paese asiatico è nato proprio come patria per i musulmani della regione indiana, ma l’idea politica originaria era quella di assicurare a tutti libertà di culto e di fede. Non a caso, in Pakistan la legislazione lascia ai cristiani anche spazio a livello politico: nelle assemblee nazionali e provinciali una quota di seggi è riservata infatti alle minoranze religiose. Il partito che rappresenta i cristiani è il “Congresso dei cristiani pachistani”. A ciò si aggiunge anche il ministero delle Minoranze Religiose istituito nel 2008 e da sempre rappresentato da un cristiano.

Il ruolo fondamentale dei cristiani nel passato

Da quando è nato il Pakistan, i cristiani hanno occupato un ruolo fondamentale sotto l’aspetto socio-politico ma anche nel campo della medicina e della cultura. Largo spazio è stato lasciato a chi brillava in questi campi con la possibilità di dare un contributo alla crescita del Paese. La loro presenza, seppur esigua, si faceva sentire forte su più fronti con tanti vantaggi per l’intero territorio. Non per nulla molti cristiani sono stati reclutati nell’esercito a fianco del fondatore dello Stato Mohammad Ali Jinnah ottenendo anche numerose medaglie e riconoscimenti. Ma non solo, a distinguersi sono stati anche diversi avvocati e giudici ma anche artisti e attori divenuti famosi su tutto il territorio.

Particolare è stato anche il ruolo dei medici cristiani. Di particolare rilevanza in tal senso è la storia di suor Ruth Pfau, suora missionaria nel Paese asiatico attivatasi per dare a tutti i cittadini i mezzi per sconfiggere la lebbra. Venuta a mancare nel 2017, il governo ha organizzato per lei i funerali di Stato, segno della riconoscenza per il contributo dato contro quella malattia, debellata in Pakistan nel 1996. Anche nelle scuole il ruolo dei cristiani è stato ben evidente: essi hanno lavorato infatti nelle più importanti scuole con risultati molto apprezzati. Tuttavia negli anni ’70 qualcosa è iniziato a cambiare: con la nazionalizzazione dell’istruzione è stata infatti introdotta l’educazione islamica obbligatoria. Questo ha rappresentato l’anteprima di quello che sarebbe accaduto qualche anno dopo: nel 1987, con la modifica della legge sulla blasfemia, la vita dei cristiani in Pakistan è diventa un incubo.

Quella legge che ha dato il via alla persecuzione

Tutto ha avuto inizio con banali tratti di penna, i quali hanno modificato i commi B e C dell’articolo 245 del codice penale pakistano: “Ma da lì in poi – ha dichiarato su InsideOver Alessandro Monteduro di Aiuto alla Chiesa che Soffre – è cambiata per sempre la storia e si è avviata la persecuzione contro la minoranza cristiana”. La norma introdotta nel 1987 ha reso il reato di blasfemia ancora più duro. Il comma B, in particolare, ha previsto tutti quei casi in cui un cittadino può anche essere condannato all’ergastolo per profanazione del Corano, il comma C invece parla apertamente di pena di morte per i casi considerati più gravi.

“Il problema non è soltanto di natura legale – ha sottolineato Monteduro – quanto culturale. Con la nuova legge sulla blasfemia i cristiani soprattutto sono diventati più vulnerabili e da allora è iniziata la discriminazione”. Basta poco, anche una semplice accusa registrata in un tribunale pachistano, per rischiare il carcere a vita o la pena capitale. Il caso di Asia Bibi lo ha dimostrato. Lei, accusata da alcune donne del suo villaggio di aver profanato il nome del Profeta, ha subito anni di carcere ed in prima istanza era stata condannata a morte. Ma il suo è soltanto uno dei tanti esempi arrivati dal Paese asiatico. Dal 1987 in poi sono state centinaia le accuse di blasfemia rivolte ai cristiani.

La condanna a morte extra giudiziale

“C’è però anche un fatto di cui tenere conto – ha rimarcato Alessandro Monteduro – ad oggi in Pakistan non è stata eseguita alcuna condanna a morte per blasfemia. È un paradosso dietro cui si celano i veri problemi dei cristiani perseguitati”. Infatti, in molti casi la vera condanna a morte è arrivata dalla società: “Ci sono esempi di cristiani assolti, ma poi uccisi dagli estremisti sui gradoni dei tribunali”, ha dichiarato ancora il rappresentante di Acs. In poche parole, da quando è stata introdotta la legge sulla blasfemia, ampie fette della società si sono sentite autorizzate a perseguitare i cristiani. Le sentenze dei tribunali contano ma fino a un certo punto: basta l’accusa per dipingere un cristiano come un blasfemo da punire.

“Dobbiamo dire – è la constatazione di Monteduro – che purtroppo le ideologie fondamentaliste in Pakistan non sono minoritarie, ma coinvolgono ampi strati della società. Di conseguenza, i gruppi fondamentalisti influenzano lo Stato e fanno pressioni per derive sempre più radicali”. Nel mirino degli integralisti finiscono anche politici, giudici e rappresentanti della società civile musulmani che difendono i cristiani. Come nel caso di Salmaan Taseer, governatore del Punjab ucciso nel 2011 dalla sua guardia del corpo dopo essere andato a trovare in carcere Asia Bibi. Tutto questo si traduce per i cristiani in una vita molto difficile da affrontare. Non solo sono perseguitati penalmente e fisicamente ma, in questo contesto, la discriminazione è in tutti gli ambiti della quotidianità: dal lavoro all’istruzione. Una vera e propria condanna nella condanna.