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Sabato 28 dicembre un nuovo decreto emesso dal governo afghano impone il divieto di avere finestre su aree destinate alle donne, imponendo la chiusura di quelle già esistenti. Il Governo ha imposto alle autorità locali di monitorare i cantieri per assicurarsi che non vi sia modo di vedere nelle case dei vicini. Le nuove direttive agiscono sulle nuove e vecchie costruzioni. Laddove una stanza ha già una finestra che si affaccia su una cucina, un cortile o un’area della casa dove è possibile che una donna svolga le proprie attività, il proprietario dell’immobile è obbligato a trovare una soluzione murando la finestra o utilizzando qualcosa che ne impedisca l’utilizzo e la vista attraverso “per evitare fastidi ai vicini”, afferma il decreto. Vedere le donne che lavorano in cucina, nei cortili o nei pozzi mentre raccolgono l’acqua, potrebbe indurre ad atti impuri”, si legge nel decreto a cinque articoli. Lo scopo è quello di evitare la possibilità di vedere i corpi delle donne in casa, l’unico luogo in cui possono evitare di indossare il burqa.

L’ultimo assurdo decreto della Polizia morale dei talebani prevede che “anche vedere il posto in cui le donne vivono, la cucina, il bagno e la porta del locale per il wc è pericoloso”. Il portavoce ufficiale dei talebani, Zabihullah Mujahid, che ha annunciato la pubblicazione del decreto su X, ha dichiarato che la normativa mira ad impedire “atti osceni”. L’applicazione del decreto è immediata, “in vigore dalla data di pubblicazione”, è specificato.

Le donne, relegate in quelle parti della casa che secondo lo stereotipo appartengono solo a loro, verranno ulteriormente isolate affinché lo sguardo e persino l’udito non possano più percepire la loro presenza.

Nel mese di agosto è stato infatti introdotto il divieto di utilizzare la voce femminile per le preghiere e i canti religiosi, anch’essa considerata strumento di seduzione e una possibilità di “cadere in tentazione” per gli uomini. Dal primo novembre, invece, il ministro Khalid Hanafi ha vietato alle donne afghane di udire anche le voci delle altre donne. Perciò, “anche quando una femmina adulta prega e un’altra femmina passa nei pressi, non deve pregare a voce così alta da farsi sentire”. La voce di una donna è considerata “awrah“, il che significa che dovrebbe essere coperta e non essere udita in pubblico, ha detto Hanafi secondo il New York Post.

Le ultime leggi dei Talebani

L’ultimo provvedimento fa parte del più ampio insieme di leggi emanate dal Ministero per la Prevenzione dei vizi e la Promozione delle virtù, con lo scopo di promuovere il rispetto secondo la rigida interpretazione della Sharia, ovvero la dottrina islamica. I 35 articoli del compendio stabiliscono una serie di divieti che colpiscono prevalentemente le donne, tra cui impossibilità di cantare, recitare o leggere ad alta voce in pubblico, restrizioni di vestiario, divieto di frequentare scuole e università, di viaggiare e spostarsi liberamente senza la presenza di un uomo della famiglia, ma anche impossibilità di frequentare luoghi come palestre, saloni di bellezza e parchi pubblici.

Anche con il nuovo decreto a essere colpita è per l’ennesima volta la vita delle donne, che verrà ulteriormente limitata e separata da quella degli uomini in modo drastico e sempre più preoccupante. Recentemente sono stati vietati alle donne anche tutti i corsi (gli unici consentiti) per l’accesso alle professioni sanitarie, compresa ostetricia, una delle poche professioni aperte alle donne.

Niente donne nelle Ong

Qualche giorno dopo le ultime direttive, il regime ha anche annunciato la chiusura di associazioni e Ong afghane e straniere che vedono la partecipazione di donne. Un divieto simile era stato emanato già nel 2022, ma senza la sua reale applicazione. Il ministero locale dell’Economia ha sottolineato lo scorso 26 dicembre che per le Ong internazionali stanziate in Afghanistan il mancato rispetto dell’ordine di non assumere collaboratrici donne, risalente a due anni fa, comporterà la sospensione della licenza e l’azzeramento di tutti i progetti in corso.

Il ministero ha infatti dichiarato di essere responsabile della registrazione, coordinamento, direzione e supervisione di tutte le attività svolte dalle organizzazioni nazionali e straniere. In una lettera pubblicata su X, il ministero ha poi intimato nuovamente di interrompere tutte le attività femminili nelle istituzioni non controllate dai talebani, presumibilmente perché non indossavano il velo islamico nel modo corretto. Ha poi aggiunto che “in caso di mancata collaborazione, tutte le attività di quell’istituzione saranno cancellate e anche la licenza di attività concessa dal ministero sarà annullata”.

Nonostante le promesse di una maggiore libertà per le donne, sin dal ritorno dei talebani nell’agosto 2021 le donne sono state progressivamente bandite dalla vita pubblica, creando quella che le Nazioni Unite hanno denunciato come “apartheid di genere”. Ben ottanta sono state in tutto le restrizioni fino ad oggi.

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