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Religioni

Diminuisce la libertà religiosa

Gruppi ultranazionalisti indù che pagano chi riesce a convertire un musulmano o un cristiano, la strage compiuta dai jihadisti di al Shabab all’università di Garissa, in Kenya, l’attacco dei terroristi islamici all’Hyper Cacher a Parigi, la strage dell’Holey Artisan Bakery,...

Gruppi ultranazionalisti indù che pagano chi riesce a convertire un musulmano o un cristiano, la strage compiuta dai jihadisti di al Shabab all’università di Garissa, in Kenya, l’attacco dei terroristi islamici all’Hyper Cacher a Parigi, la strage dell’Holey Artisan Bakery, in cui morirono nove italiani, a Dacca, in Bangladesh, fino alla lista dei “prezzi” delle donne cristiane e yazide trasformate in schiave dall’Isis: sono solo alcuni degli eventi che, negli ultimi due anni, sotto la spinta dell’estremismo religioso e dell’”iper-estremismo islamico”, hanno segnato la diminuzione della libertà religiosa nel mondo.banner_cristianiLo testimonia il Rapporto 2016 sulla Libertà religiosa nel mondo, pubblicato dalla Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre e presentato martedì a Roma, che prende in esame 196 Paesi del mondo. Nel periodo compreso tra giugno 2014 e giugno 2016, in 38 di questi Paesi sono stati registrati casi di persecuzione “diretta e cruenta”. Gli Stati dove le violazioni sono risultate più efferate, sono 23, ed in 11 di questi il livello di libertà religiosa è calato rispetto al biennio precedente. In 7 nazioni, tra cui l’Arabia Saudita, l’Iraq, la Siria, la Somalia, la Nigeria e la Corea del Nord, le condizioni si sono, inoltre, ulteriormente aggravate, rispetto alla precedente edizione del Rapporto.La “maglia nera” se l’è aggiudicata Pyongyang. In Corea del Nord, ha affermato, infatti, il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro, “ci sono difficoltà persino nel raccogliere informazioni” e “la continua penalizzazione dell’espressione religiosa si traduce nella continua negazione dei diritti e delle libertà”, anche attraverso “detenzioni a lungo termine senza un giusto processo, stupri e omicidi”. Si stima che nel Paese ci siano 15mila i cristiani, molti dei quali sono stati torturati o condannati ai lavori forzati, soltanto per aver partecipato alla Santa Messa. Tuttavia, si evidenzia nel Rapporto, “non sono i governi i principali responsabili delle persecuzioni religiose, bensì le organizzazioni fondamentaliste o militanti”, che sono la causa delle persecuzioni in 12 dei 23 Stati in cui si registrano le violazioni più feroci.L’iper-estremismo islamicoSecondo il Rapporto, infatti, negli ultimi due anni si è “consolidato un fenomeno di violenze a sfondo religioso”, che viene descritto come “iper-estremismo islamico”. Un fenomeno senza precedenti che presenta come caratteristiche principali quella di un “credo estremista” associato a “forme di governo radicali”, il “tentativo sistematico di annientare o allontanare i gruppi che non si conformano alla propria visione”, l’utilizzo dei social media per il reclutamento e per intimorire gli oppositori, l’estrema crudeltà nei confronti delle vittime, e una rete di gruppi affiliati e di risorse strutturata in modo da ottenere un impatto globale. Secondo la ricerca di Acs il fenomeno dell’iper-estremismo islamico ha avuto un impatto importante sulla libertà religiosa, eliminando “ogni forma di pluralismo religioso in alcune aree del Medio Oriente”, come Iraq e Siria, e in alcune zone dell’Africa e dell’Asia Meridionale. Questa forma estrema di radicalismo islamico ha provocato anche un massiccio aumento del numero di rifugiati diretti verso l’Europa e provenienti da Paesi come la Somalia, l’Afghanistan e la Siria. Dalla prima metà del 2014, si legge nel rapporto, “violenti attacchi islamici hanno avuto luogo in una nazione su cinque”, e sono aumentati in Europa gli attacchi antisemiti. Anche nei Paesi dove la maggioranza della società si identifica con una particolare religione, come ad esempio in India, Pakistan e Birmania, si registrano diverse violazioni della libertà religiosa nei confronti delle minoranze, come succede ad esempio con le leggi sulla blasfemia in vigore in Pakistan.[Best_Wordpress_Gallery id=”354″ gal_title=”Cristiani Iraq 3″]“L’Islam non è aperto al mondo e non accetta altri tipi di religioni” ha detto senza usare mezzi termini monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassakeh, intervenendo alla presentazione del Rapporto sulla Libertà religiosa nel mondo di Acs. La sua diocesi, che si trova a pochi chilometri dalla capitale dello Stato Islamico in Siria, Raqqa, confina quasi totalmente con il Califfato islamico. “L’Islam quando è debole accetta tutto ma quando è forte impone ciò che vuole”, ha detto l’arcivescovo. “In Arabia Saudita i wahabiti seguono un Islam duro e puro: lo stesso che seguono l’Isis e al Nusra e che si insegna nelle moschee costruite con i soldi dei sauditi”, ha affermato monsignor Hindo, che ha poi sferrato un duro attacco all’Occidente. “Voi dite che i gruppi dell’opposizione siriana vicini ad al Nusra sono moderati”, ha affermato l’arcivescovo, “ma noi li conosciamo questi moderati, perché è con noi che vivono: sono la spada degli americani in Siria e vivono con i soldi degli americani, per questo siamo schifati quando leggiamo quello che scrivono alcuni giornali occidentali”.Il Cristo di Rio illuminato per i cristiani perseguitatiLa persecuzione anti-cristiana continua ad essere, inoltre, una delle più efferate. Sia sotto la spinta del radicalismo islamico, i cui crimini ai danni di cristiani e yazidi in Iraq e Siria hanno assunto le proporzioni di un vero e proprio genocidio, sia da parte dei regimi autoritari, come succede in Cina e Turkmenistan. Nella provincia cinese dello Zheijang, si evidenzia nel rapporto, sono state rimosse le croci da oltre 2mila chiese. Proprio per non chiudere gli occhi sulle sofferenze dei cristiani perseguitati nel mondo, il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro ha annunciato che “stasera la statua di Cristo Re, a Rio de Janeiro, verrà illuminata di rosso, per ricordare il martirio per ragioni di fede”.





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