Papa Leone XIV ha preso le redini della Chiesa cattolica da sei mesi e sta iniziando a consolidare una visione del pontificato che più volte ha portato il Santo Padre a prendere posizioni ecumeniche in continuità coi suoi predecessori e che stanno trovando grande risonanza nel suo Paese d’origine: gli Stati Uniti d’America. E inevitabilmente traggono anche origine dall’origine stessa di Robert Francis Prevost.
Un papato panamericano
Il Papa parla da uomo di Chiesa che in passato è stato cardinale, missionario che ha vissuto in Perù e raffinato intellettuale, ma come tutti i pontefici della serie post-italiana che ha posto fine a mezzo millennio di successori di Pietro nati nella penisola (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco prima di lui) pensa anche da figlio della sua terra. Statunitense di nascita, panamericano per vocazione, Leone XIV tocca molti temi che lo stanno portando ad essere non solo il capo della Chiesa cattolica ma anche una vera e propria coscienza dell’America.
Non oppositivo all’attuale corrente politica di potere del movimento MAGA e del Partito Repubblicano vicino a Donald Trump, ma sicuramente attento a non rendere la Chiesa americana divisa o, ancora peggio, instrumentum regni, Prevost ha preso posizioni chiare.
La barca di Pietro, è la tesi di Leone XIV, non deve confondere la presenza di un Papa statunitense con un’ondulazione sotto gli effetti dei venti politici a stelle e strisce. E così, mentre gli Usa si ritirano dall’impegno per il cambiamento climatico, Leone XIV ha rilanciato la teologia ambientalista di Francesco. Inoltre, sul tema degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, Leone XIV ha invitato gli operatori a cooperare “per sviluppare sistemi che riflettano giustizia, solidarietà e un autentico rispetto per la vita”.
Papa Leone XIV e le lezioni morali agli Usa
Un messaggio diretto ai tecno-oligarchi e alla loro volontà di spingere la frontiera infinita dell’innovazione verso territori inesplorati senza curarsi delle conseguenze morali dello sviluppo, come dimostrano le azioni di magnati come Elon Musk e Peter Thiel. Lo studioso americano di dinamiche vaticane Christopher Hale ha scritto sul suo portale Letters from Leo:
Papa Leone XIV è forse l’unica figura che questi titani della tecnologia non riescono a corrompere, intimidire o cooptare. La stessa indipendenza di Leone XIV è un affronto all’arroganza della Silicon Valley. Non ha capitali di rischio da inseguire, nessuna IPO da preparare, nessun incentivo a lusingare la loro visione del mondo.
Inoltre, nell’esortazione apostolica Dilexi Te Leone XIV denuncia le problematiche delle disuguaglianze e invita ad “amare i poveri”, una presa di posizione in controtendenza con il modello neoliberale statunitense in continuità con documenti come le encicliche Laborem Exercens di Giovanni Paolo II, Caritas in Veritate di Benedetto XVI e Fratelli Tutti di Francesco.
Oltre le fratture
La Chiesa deve essere ecumenica, includere le diversità e superare le fratture: chi intendeva il pontificato di un Santo Padre statunitense come quello di un cappellano di Washington è stato prontamente smentito. E non sono mancati anche affondi più diretti.
Leone XIV ha criticato la scelta di Pete Hegseth di rinominare il Dipartimento della Difesa in “Dipartimento della Guerra” e invitato a una “profonda riflessione” sul trattamento dei migranti da parte dell’Ice, sempre più polizia politica del trumpismo, definendo fondamentale l’approccio nei loro confronti per definire davvero un approccio “pro vita”, che non può limitarsi alle guerre culturali su temi come l’aborto. Secondo Reuters, le sue parole stanno “incoraggiando gli sforzi cattolici per aiutare gli immigrati“.
L’attacco dei gesuiti a J.D. Vance
In Leone XIV si legge la tendenza a voler conseguire l’unità della cultura e del mondo cattolici come prioritari a qualsiasi appartenenza nazionale, ideologica, partitica. Lo ha ben colto il vicepresidente americano J.D. Vance, cattolico, dichiarandosi contrario a ogni politicizzazione della figura del Papa, che però viene inevitabilmente chiamata in causa ogni qualvolta una figura apicale del movimento Maga si professa cattolico o credente in valori tradizionali salvo poi cadere in fallo sulla loro applicazione.
Vance stesso è stato colpito da un vero e proprio fuoco di fila. Di recente in un podcast ha definito “legittimo” il fatto che gli americani “non vogliano vivere vicino a dei migranti sconosciuti”, ricevendo un durissimo attacco da America, rivista dei gesuiti statunitensi che ha definito “codardo, egoista, antiamericano, anticristiano rifiutare le persone solo perché sono diverse”. Parole a cui ha fatto seguito un monito:
Questa amministrazione vuole presentarsi come in qualche modo cristiana. Lasciamo che facciano il minimo indispensabile: accogliere lo straniero.
Papa Leone XIV, la Chiesa e i potenti del mondo
In sostanza, l’ascesa di Leone XIV al soglio pontificio ha dato una bussola morale chiara ed inequivocabile, invitando ad alzare il livello del discorso e della riflessione. Trump e i suoi c’entrano poco, solo in via correlata: così come Giovanni Paolo II non lesinò sconti al mondo neoliberale dopo la caduta del comunismo e così come Francesco si è rifiutato di essere “cappellano dell’Occidente” in Ucraina e a Gaza, le prese di posizione dei pontefici vanno viste come un invito a applicare pienamente la dottrina cattolica nei grandi contesti globali.
La Chiesa è nata nelle catacombe di un impero, quello di Roma, ai tempi di persecuzioni e repressioni, si è fatta erede di fatto di quello stesso mondo e ha poi affrontato a viso aperto principati, regni, imperi facendo compromessi con la realtà politica senza mai però farsi pienamente condizionare solo da essa.
Le parole di Leone XIV vanno ben oltre Trump, così come deve essere per il capo di un’istituzione che ha avuto modo di affrontare principes di ben altro rango, da Nerone a Napoleone Bonaparte. Ma ricordano che una politica degna di tal nome, negli Usa, non può dirsi cristiana (e tantomeno cattolica) se non presta ascolto all’Oltretevere. Qualcosa che molti, a destra come a sinistra, annebbiati dalle guerre culturali statunitensi sull’altra sponda dell’Atlantico hanno dimenticato per troppo tempo.
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