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Israele bombarda il Libano e il Paese dei Cedri torna ad essere in grave tensione a poco più di una settimana dalla storica visita di Papa Leone XIV nel fragile Stato mediorientale.

Il Libano sotto attacco

La prima visita apostolica di Robert Francis Prevost fuori dall’Italia lo porterà in Turchia prima, per i 1.700 anni del Concilio di Nicea, e in seguito proprio in Libano, terra martoriata al confine tra pace e guerra, interessata nel 2024 dallo scontro tra Israele e Hezbollah che ha causato oltre 5mila morti e chiamata in questi ultimi mesi a un delicato processo di normalizzazione istituzionale, sostanziata dall’elezione di un nuovo presidente (Joseph Aoun) e di un nuovo premier (Nawaf Salam).

La mossa di Tel Aviv è stata di mettere in campo il più vasto attacco dalla fine della guerra con Hezbollah nella giornata del 19 novembre, colpendo i villaggi meridionali di Shehour e Deir Kifa con la giustificazione di prendere di mira delle installazioni di Hezbollah.

Come riporta la Cbs, “l’esercito israeliano ha affermato che Hezbollah stava lavorando per ristabilire la propria presenza e ricostruire le sue capacità nel Libano meridionale, senza fornire prove”. Si tratta del terzo attacco di una certa rilevanza in tre settimane, dopo l’incursione dell’Idf del 30 ottobre e gli attacchi a Tayr Debba del 6 novembre, a cui si sono sommati diversi scambi di colpi che spesso hanno interessato anche la missione Unifil.

La tensione del Libano

Il Libano cerca faticosamente di ricostruirsi come Paese unitario e non settario nel turbine della guerra mediorientale, ma la pressione israeliana lascia presagire che sarà difficile per Beirut consolidare questo passaggio. E non sembra casuale il fatto che l’escalation di attacchi preceda la visita di Papa Leone XIV di così pochi giorni. Il Santo Padre si troverà a visitare il Paese dei Cedri, dal 30 novembre al 2 dicembre, in un contesto di grande precarietà.

La missione papale giungerà a un luogo alla “fine della pace”, confinante con il contesto bellicoso della Siria e la mai sopita violenza di Gaza, mirando a essere una proiezione della volontà pontificia di costruire una situazione di armonia e concordia, tutelando la libertà religiosa e le minoranze in loco da un contesto caratterizzato da un vero e proprio conflitto generalizzato. Ma la volontà di Benjamin Netanyahu sembra ben diversa: nel giorno degli attacchi l’Idf ha colpito anche Gaza e il premier si è recato in visita nelle regioni occupate della Siria. A testimonianza della tendenza di Tel Aviv a non voler mollare su nessun fronte, attivo o non.

Leone da Assisi a Beirut passando per Istanbul

Del resto, la missione di Leone XIV sarà al confine tra fede, speranza e geopolitica. Il Papa, non a caso, l’ha anticipata visitando oggi, ad Assisi, il sepolcro di San Francesco, patrono d’Italia ma soprattutto espressione diretta della possibilità di un confronto tra la cristianità e l’altro da Sé orientale.

Prima di andare in Libano, Leone sarà in Turchia, dal 27 al 30 novembre, e prima di recarsi nell’attuale Iznik il pontefice statunitense incontrerà a Ankara il presidente Recep Tayyip Erdogan, tra i leader più attivi nel ridimensionare le pretese di Israele, prima di visitare la Moschea Blu, la Chiesa Ortodossa Siriaca di Mor Ephrem e la Cattedrale dello Spirito Santo a Istanbul in nome della libertà religiosa.

Per Israele questo è il passaggio in un Paese rivale (Turchia) precedente quello in uno Stato-target (Libano) per la politica di Tel Aviv, a maggior ragione nel contesto dell’autorità morale, oltre che diplomatica, del Vaticano. Tutto questo può accendere nuovi fari sul Medio Oriente. In vista dei quali Israele traccia con le bombe le linee rosse della sua proiezione e della sua influenza.

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