Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

“Nel mondo milioni di cristiani continuano a vivere emarginati, in povertà, ma soprattutto discriminati e in pericolo. Dopo due anni di pandemia vogliamo tenere acceso un faro su questa oppressione e aiutare Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus a portare conforto e sostegno ai fedeli di tutto il mondo: in particolare coloro che vivono in Libano, Siria e India

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Il 25 dicembre di ogni anno, da quasi due millenni, i cattolici di tutto il mondo rivivono l’esperienza della Natività, aggiungendo il bambin Gesù nella mangiatoia del proprio presepe e diventando per i loro cari dei novelli Magi. La stagione natalizia accompagna i cattolici da fine dicembre a inizio gennaio, traghettandoli da un anno all’altro, e questo la rende ulteriormente importante agli occhi di grandi e piccoli. La stagione natalizia, dunque, è tante cose simultaneamente: riposo, raccoglimento, riflessione, giubilo per l’epifania del Messia.

Periodo dell’anno dove la luce prevale sulla tenebra, perché le strade sono illuminate ventiquattro ore su ventiquattro e le facciate degli edifici sono arricchite di addobbi luminosi, il Natale è la festività della Cristianità e dell’Occidente, a seconda di come lo si intenda – se religiosamente o laicamente. E se lo si vive in senso religioso, cioè nella sua accezione originale, il periodo natalizio è anche l’occasione per pensare alla storia e all’essenza del Cristianesimo, che è la religione della speranza, dell'(im)possibile e del martirio.

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: EROGAZIONE LIBERALE – ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
BIC/SWIFT: BCITITMM
Per altre informazioni puoi consultare la scheda del progetto

La religione del martirio

Era il 2019 quando Jeremy Hunt, Segretario di stato per gli affari esteri e del Commonwealth nel governo May II, denunciò senza mezzi termini ed edulcorazioni la vastità della piaga cristofobica, parlando di persecuzioni prossime ai livelli del genocidio in varie parti del pianeta. Da allora ad oggi, poco o nulla è cambiato: credere nell’Evangelo può costare caro, può costare la vita, dal Pakistan al Kenya.

I numeri forniti da Porte Aperte, la più importante associazione missionaria cristiana esistente, non lasciano spazio a dubbi: il cristianesimo è la fede del martirio e della persecuzione, oggi come ieri, nel 2021 come nel 36. Perché un cristiano su otto vive “in luoghi dove si sperimentano alti livelli di persecuzione”, cioè oltre 340 milioni su un totale di 2 miliardi e 380 milioni di fedeli. E perché, di anno in anno, per ogni teatro in cui si registrano miglioramenti, ve n’è un altro in cui le condizioni peggiorano.

Il significato del Natale

Il periodo natalizio, si scriveva, non è soltanto giubilo per l’epifania del Messia: è anche occasione di raccoglimento, riflessione e tempo dedicato al ricordo dei martiri. Perché se è vero che il 25 dicembre si celebra la nascita di Gesù, lo è altrettanto che nei giorni successivi si ricordano, tra gli altri, Stefano, gli Innocenti, Telesforo e i martiri di Angers. E come sia possibile coniugare con coerenza la celebrazione della vita con la meditazione sulla morte, passando da un giorno all’altro dalla letizia al lutto, non è difficile né da capire né da spiegare: il Cristianesimo è una religione di vita perché fondata sulla superabilità della morte.

Il fatto che il Cristianesimo sia la religione più perseguitata del pianeta non potrà cambiarne la sostanza, impedirne il prosieguo, ostacolarne la diffusione. I cristiani, invero, sono consapevoli di aver scelto un percorso difficile in un mondo di comode scorciatoie. Sono consapevoli di appartenere a un credo immune alle leggi della Storia e dell’Uomo: fondato da un profeta morto prematuramente e violentemente, portato avanti da idealisti che hanno pagato con la vita e sopravvissuto nonostante un clero storicamente corrotto.

Oggi come ieri, nel 2021 come nel 36, il Cristianesimo continua ad essere una religione che dà la vita perché insegna a non temere la morte. Forse, la forza di questa religione è proprio questa: è nata per nutrirsi delle avversità, addottrina i fedeli ad abbracciare il martirio e a non avere paura degli Erode di turno. Perciò ha potuto convertire l’Impero romano. Perciò ha potuto spandersi dalle urbi giudaiche all’orbe. Perciò ha potuto superare le sfide di ogni tempo, dalla Rivoluzione francese alle persecuzioni esistenziali del Novecento. Perciò ha prevalso e infine abbattuto i regimi più brutali, dal Messico di Plutarco Calles alla Polonia comunista. E perciò è, ancora oggi, la religione più perseguitata del pianeta.

Qual è il crocevia del mondo di domani?
È lì che vogliamo portarvi