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Papa Francesco e Joe Biden potrebbero costituire un duo paradigmatico per il futuro degli equilibri geopolitici, diplomatici e culturali dell’intero Occidente. Quando il candidato dei Dem ha sconfitto Donald Trump è apparso chiaro ai più che i rapporti tra Vaticano e Casa Bianca sarebbero migliorati. Bergoglio non ha condiviso nulla di Trump. In specie, l’atteggiamento generale di chiusura e le politiche anti-migranti. E il Papa – come ribadito nei confronti di Marine Le Pen e della sua possibile ascesa alle prossime presidenziali francesi – è “preoccupato” dai sovranismi tutti. Ben venga, insomma, uno come Biden.

La Chiesa americana, però, non per forza è a trazione Democratica. I cattolici a stelle strisce si sono contraddistinti, come peraltro dimostrato dalla valanga di voti ottenuti da Trump pochi mesi fa, per essere polarizzati tra progressisti e conservatori. E Biden, tra le prime mosse del suo mandato, ha destrutturato parte delle politiche pro file di The Donald, riabilitando i fondi da destinare a quelle realtà che praticano l’aborto o sdoganando il gender. I conservatori dal canto loro avevano esultato per quattro anni, salutando Trump come un paladino in difesa del diritto naturale e della sacralità della vita. C’è già, e ci sarà, un problema di mancata concordia tra larga parte della base cattolica e il nuovo presidente degli States. I vescovi ne hanno preso atto, costituendo una commissione – la “Biden” – che si è proposta di analizzare l’azione del nuovo inquilino della Casa Bianca.

Un primo segnale di relativa preoccupazione, soprattutto perché il fronte conservatore dell’episcopato americano spinge affinché a Biden non venga più concessa l’eucarestia per via delle sue posizioni abortiste. Per ora, comunque, nulla di fatto. Ma i vescovi potrebbero decidere di produrre un documento tramite cui porre più di qualche paletto alle prossime mosse del presidente Dem. In queste ultime ore, un’altra novità potrebbe sconvolgere i piani armonici che la Chiesa aveva in testa per la gestione Biden.

Papa Francesco ha tra le sue priorità anche il dialogo interreligioso, in particolare l’ecumenismo. E la Russia di Vladimir Putin è da sempre una meta ambita per un possibile viaggio futuro del pontefice, soprattutto per via della dialettica con gli ortodossi. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin è già stato in Russia qualche anno fa, pure per incontrare il patriarca Kirill. Il linguaggio di Biden – che ha dato dell’assassino a Putin – ha poco di dialogante. E questo episodio delle dichiarazioni di Biden verso lo “Zar” potrebbe essere stato annotato con stupore dalle parti della Santa Sede in quanto inaspettato.

Qualcosa però in termini di “politica ecclesiastica” sembra in movimento. Nel corso di queste ore, Repubblica ha rilanciato la voce secondo cui il cardinal Blaise Cupich sarebbe destinato alla prefettura della Congregazione per i vescovi al posto del cardinal Marc Ouellet. Il che sarebbe letto come un gesto dal valore diplomatico, considerando pure la supposizione secondo cui Cupich farebbe parte di un insieme di cardinali prossimi alle istanze ed alla visione del mondo del partito degli asinelli. Ma parliamo, almeno al momento, di voci di corridoio.

Joe Biden e Jorge Mario Bergoglio hanno alcuni progetti in comune: il mondo post-pandemico, per entrambi, dovrà essere ecologico, aperturista sui migranti e tagliato sul multilateralismo diplomatico. Ma la strada potrebbe essere diventata in relativa salita, tanto per via dell’impostazione bioetica di Biden quanto per le dichiarazioni non esattamente pacifiche dirette nei confronti della patria di Putin e del patriarca Kirill. Nel caso in cui i cardinali progressisti americani dovessero trovare nuovi spazi in Santa Sede, però, il segnale di sintonia – per chi opera con i retroscenismi – diventerebbe abbastanza chiaro.

C’è da dire, però, che i consacrati americani che non si sono contraddistinti per conservatorismo sono già stati accostato a papa Francesco ed al suo magistero. Quella di Cupich costituirebbe una novità, insomma, ma in parte.

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