La Chiesa cattolica, dopo questo pontificato, non sarà più la stessa. Il “cambio di paradigma” interessa la dottrina, ma soprattutto la scelta degli uomini.

I “bergogliani” non sono solo una categoria di persone: si tratta di un gruppo più o meno omogeneo che abbraccia la linea del pontefice argentino. In qualche modo, si potrebbe parlare di un proprio blocco di consacrati che è stato incaricato da Jorge Mario Bergoglio. Una classe di ecclesiastici che è divenuta fondamentale per l’odierna gestione dell’Ecclesia, ma che giocoforza eserciterà un ruolo per l’avvenire. Può essere presentato anche il ragionamento inverso. Il successore di Benedetto XVI ha evitato, giusto per fare un esempio, di creare come cardinali alcune personalità provenienti da diocesi storiche: gli arcivescovi di Milano e di Parigi non sono porporati. Medesimo discorso vale per il patriarca di Venezia. Tradizionalmente parlando, le diocesi citate nella storia recente hanno quasi sempre espresso un cardinale. La sensazione è che quegli arcivescovi siano visti dal Santo Padre come conservatori o comunque come non in linea con gli accenti posti in questi sei anni e mezzo.

Detta così sembrerebbe quasi che l’ex arcivescovo di Buenos Aires abbia piazzato i “suoi” all’interno dei ruoli chiave: in parte è vero, ma la Chiesa cattolica non ragiona come un partito politico. Noto, però, è il caso di monsignor Luigi Negri: ratzingeriano doc, Negri, che è un conservatore, è stato sostituito nell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio con monsignor Perego, definito pure il “vescovo dei migranti”. Il cardinale Gherard Ludwig Mueller, un altro ratzingeriano, è stato sì nominato prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma poi non è stato confermato: l’attuale prefetto è monsignor Ladaria, un gesuita Di solito, un incarico di quel tipo dura almeno dieci anni, non cinque. Potrebbero essere elencate molte situazioni simili: in generale, i ratzingeriani oggi hanno un peso minore rispetto a qualche anno fa. Un pontificato può, e in qualche modo deve, modificare la linea della pastorale. Ma un papa non può – questa è la critica del “fronte tradizionale” – cambiare la dottrina.

La pastorale, però, non può non influire sul messaggio che un ente universale come la Chiesa cattolica inoltra al mondo intero. Studiando la pastorale di Francesco, si può comprendere il perché alcuni ecclesiastici siano stati elevati in delle posizioni chiave ed altri no. Il C9, il consiglio dei cardinali chiamato alla riforma strutturale della Curia romana, è composto da “bergogliani”. Il vertice è il cardinal Maradiaga, un sudamericano con cui Francesco è molto in sintonia. Il prefetto di Propaganda Fide è il cardinal Luis Antonio Tagle, un porporato asiatico che è considerato in posizione favorevole per la successione a Bergoglio. Quando papa Francesco ha deciso d’intervenire sulle finanze vaticane, ha optato per il cardinal Reinhard Marx, l’ex vertice della Conferenza episcopale tedesca che ha spinto per un “sinodo interno” della Chiesa teutonica che pare potenzialmente in grado di mutare alcune architravi decisive per la storia della dottrina cristiano-cattolica.

Dalla possibilità di affidare alcuni compiti pastorali ai laici al commissariamento di alcune congregazioni “tradizionaliste”, passando per le selezione delle madri superiori e dei superiori genericamente intesi: quello di Bergoglio è, in qualche modo, una sorta di spoil system. Ma ogni pontefice ha disegnato una Chiesa a sua immagine e somiglianza. Il dato nuovo, al limite, è l’indebolimento delle voci contrarie: l’opposizione è sempre meno forte. E questo dipende strettamente pure da un fattore numerico: i conservatori pesano soltanto perché “tutelati” da alcune voci mediatiche.

Nel corso del pontificato di Benedetto XVI, all’opposizione è stato consentito di criticare con ampi margini d’interventismo. Probabile che queste persone siano destinate a continuare ad occupare quelle posizioni sino alla fine del pontificato e, stando alla fotografia “politica” inerente al Conclave, oltre. Bergoglio ha del resto scelto anche la “maggioranza” relativa dei porporati. La Chiesa, dopo Francesco, dovrebbe continuare ad essere “bergogliana”. O almeno questo è quello che raccontano gli equilibri odierni.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME