Il 2021 può essere un anno spartiacque per la Chiesa cattolica ed il cattolicesimo. Nel 2020 il mondo è cambiato. Nel 2021 anche la Chiesa dovrà testare se stessa dinanzi agli stravolgimenti che la pandemia ha portato in dote. La riforma di papa Francesco è qualcosa in più di un semplice sfondo, ma il virus ha impedito al pontefice argentino di viaggiare tra le periferie del globo terrestre, rallentando la progressione di questo pontificato. Ci si aspetta, dunque, che il 2021 sia l’anno del rilancio delle tematiche pastorali care a Jorge Mario Bergoglio, ma nessuno a ben vedere può dare per scontato che il Covid-19 consenta poi molto al Papa e agli uomini che reggono il Vaticano. Vale per le istituzioni, per gli esseri umani, e quindi anche per l’Ecclesia: è una fase in cui si naviga in un certo senso a tentoni.

Oltre a questi elementi, la Chiesa cattolica ed il cattolicesimo devono guardarsi anche da possibili implosioni interne: è chiaro a tutti che, proprio mentre le istituzioni si confrontano col futuro, pure l’Ecclesia ha il suo bel da fare. Il dibattito in atto è quello che accompagna gli ambienti ecclesiastici da qualche anno: traghettare il cattolicesimo abbracciando il mondo, che è poi la linea dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, o ritirarsi, sulla scia delle tesi ratzingeriane, confidando in una futura ripartenza, ma limitandosi a constatare la propria natura minoritaria all’interno del contesto culturale odierno, che appare sempre più secolarizzato. Da una parte si sono schierati i cosiddetti progressisti, dall’altra quelli che vengono chiamati tradizionalisti. La battaglia che accompagna le vicende ecclesiastiche da quasi sette anni è comprensibile per lo più mediante queste categorie. Non si tratta di tifare per papa Francesco o per il pontefice emerito ma, a ben vedere, di disegnare i futuri confini della religione cristiano-cattolica. Il 2021, con buone probabilità, costituirà un’altra tappa di questa dialettica, che è animata da schieramenti più o meno cristallizzati.

Il discorso sarebbe più complesso, perché attiene al ruolo stesso delle religioni del mondo contemporaneo. La Chiesa, quale istituzione immutabile, ha retto spesso eventi storici della portata di quello odierno. Non c’è da stupirsi, insomma, se in fin dei conti neppure il Covid-19 riuscirà a scalfire le certezze delle istituzioni cattoliche. Papa Francesco è impegnato in una complessiva opera di riforma, che va dalla nuova Costituzione apostolica al definitivo e quanto mai sperato trionfo della trasparenza economica tra i sacri palazzi. Bergoglio è sottoposto a molte critiche, ma continua ad edificare una Chiesa costruita ad immagine e somiglianza delle sue posizioni, così com’è spesso accaduto nella storia della Ecclesia. Senza avventurarci troppo in considerazioni escatologiche, osservando il 2021 non si può non notare come questo possa anche essere l’anno di due conflitti: uno – il solito – tra i tradizionalisti ed i progressisti, che è stato assopito in parte dalla pandemia ma che sembra avere una lunga coda; l’altro, tutto interno alla cosiddetta sinistra ecclesiastica, che riguarda le gerarchie ecclesiastiche della Santa Sede e le velleità della Conferenza episcopale tedesca.

Il problema del Papa con i tedeschi

Il 2021 sarà, a meno di sorprese, l’anno della chiusura del “Sinodo interno” del clero teutonico. Quello che vorrebbe adottare cambiamenti profondi alla dottrina ed alla organizzazione della Chiesa tedesca. Il Vaticano non è d’accordo con l’eventualità che i tedeschi prendano davvero – come hanno ventilato – “decisioni vincolanti”. Il problema è costituito dal tempo che scorre: il primo anno del “Concilio interno” è alle spalle e prima o poi avverrà quella che in gergo chiamano in più ambienti “resa dei conti”. Ossia la Chiesa tedesca, una volta terminati i forum, dirà che tipo di cattolicesimo immagina per se stessa.

Il Vaticano, dal canto suo, dovrà replicare, soprattutto nel caso in cui i teutonici procedano davvero per sentieri inesplorati quali l’ordinazione di sacerdotesse o il rimescolamento delle carte su certi punti del Catechismo. La stranezza risiede negli attori di questo possibile scontro: la Conferenza episcopale teutonica non è affatto parte della minoranza conservatrice, dunque non ha mai attaccato papa Francesco per la sua visione del mondo. Anzi, la Chiesa tedesca è esattamente in linea con il pontefice argentino su alcuni macro-temi, quali l’imminenza di fornire delle risposte al riscaldamento globale mediante una “conversione ecologica”. Nonostante questa ed altre prossimità, la Santa Sede sta guardando con attenzione a questa, che ha tutta l’aria di essere una fuga in avanti di un contesto ecclesiastico che, pure in questa circostanza, sembra incline a dettare tempi e temi al resto del mondo. Può la Germania prescindere da Roma e dalla Santa Sede? Questo è il quesito che viene posto da chi pensa che dietro a questo scontro possano nascondersi volontà scismatiche.

I problemi dei nazionalisti con la visione del mondo del Papa

Papa Francesco lo ha detto in tutte le salse: è preoccupato dalla riemersione delle istanze dei nazionalisti. Se questo pontificato ha avuto un taglio politico sino a questo momento, quello è stato l’anti-populismo di Francesco, che invece guarda con favore all’estensione del diritto all’accoglienza erga omnes per i migranti, alla redistribuzione delle ricchezze basata su un modello di economia meno intriso di globalizzazione e capitalismo, alla “ecologia integrale, alla fratellanza tra cattolici, musulmani e non solo e così via. Bergoglio è contro i muri, mentre i nazionalisti hanno individuato nei confini un baluardo da contrapporre al multiculturalismo ed alle presunte influenze degli organi sovranazionali sulle decisioni e sulle facoltà dei singoli esecutivi nazionali. In questo secondo caso, parliamo ovviamente di muri in senso figurato. Per quanto buona parte dei nazionalisti europei o americani si dica cristiana, esiste una contrapposizione tra le tematiche portate avanti dal pontefice sudamericano ed i programmi politici del cosiddetto “fronte sovranista” o “populista”, che dir si voglia.

Questa dialettica si è riversata anche negli ambienti ecclesiastici, dove i tradizionalisti, che di certo non plaudono all’andazzo, cercano sponde tra i nazionalisti e viceversa. Il 2020 è stato l’anno in cui è stato sconfitto Donald Trump, che ha fatto forse da contraltare alle istane del Papa più di chiunque altro nel corso degli ultimi quattro anni. La sensazione è che la “guerra Santa” di Bergoglio contro l’avvento del nazionalismo possa trovare nel presidente eletto Joe Biden un interlocutore privilegiato. In ultima analisi, questo confronto tra conservatori e progressisti, al pari della questione legata al “Sinodo tedesco”, può costituire l’altro terreno di scontro per la Chiesa cattolica nel 2021. In questa circostanza, ci riferiamo tuttavia all’ennesima puntata. Nel caso tedesco, ci troveremo dinanzi ad una scenografia nuova, di cui conosciamo davvero poco in termini di pronostici.

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