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Il cattolicesimo è una religione in evoluzione. A dirlo sono i numeri, che segnalano come la Chiesa cattolica stia crescendo in alcuni continenti precedentemente ritenuti impenetrabili e stia perdendo “consensi” nei luoghi tradizionali della sua storia. Secondo l’annuario rapporto pontificio del 2016, i battezzati nel mondo sono 1 miliardo e 285 milioni, ma è nel continente africano che le cifre consentono di essere particolarmente “ottimisti”: 214 milioni di africani risultano essere battezzati. Anche in Asia, in rapporto all’aumento della popolazione, si sta assistendo ad un incremento del numero dei cattolici. L’Europa, scenario di un’assoluta opera di desacralizzazione e vittima dell’avvento di quel relativismo individuato ante litteram da Joseph Ratzinger, ha perso, con ogni probabilità in modo definitivo, il suo ruolo di baricentro della religione cattolica. L’asse portante della Chiesa – insomma – si sta spostando. E i vertici ecclesiastici sembrano averne preso atto. Papa Francesco ha introdotto una riforma implicita del consesso cardinalizio: è stato abolita l’usanza per cui i capi di dicasteri di curia e gli uomini di Chiesa provenienti dalle diocesi storicamente “cardinalizie” siano gli unici ad essere destinati alla porpora. Adesso, con il pontefice argentino, si arriva al cardinalato anche per mezzo di “meriti pastorali”. L’effetto di questa tendenza potrebbe essere riscontrabile nel prossimo Conclave, quando nazioni ed episcopati tradizionalmente marginali avranno la possibilità di far pesare i loro voti. 

Roma è ormai solo figurativamente la capitale del Cristianesimo. La nazione in cui i cristiani sono maggiormente rappresentati è il Brasile con 172 milioni di battezzati. In seconda posizione c’è il Messico, con 111 milioni. Il Sud America, la patria di papa Francesco, è la parte di mondo più popolata dai cattolici. Un dato che sarà stato tenuto in considerazione quando si è trattato di eleggere il successore di Benedetto XVI. Poi c’è la Colombia con i suoi 45 milioni di cattolici e l’Argentina con 40 milioni. Gli Stati Uniti completano il quadro delle nazioni americane con 72 milioni di cattolici. L’Europa, come già sottolineato, è teatro di una tendenza opposta a quella prevalente. I numeri dei cattolici europei vengono considerati  stabili, ma si sta verificando – in realtà – una leggera flessione. Numeri che se vengono comparati con lestatistiche sul boom della religione musulmana, lasciano presagire un futuro da religione minoritaria per il cattolicesimo europeo. Un numero di fedeli così diffuso necessita naturalmente di un quantitativo di sacerdoti in grado di poter amministrare i sacramenti e di gestire le parrocchie per tutti i cattolici del mondo. L’Europa – anche in questo campo – è una protagonista “in negativo”. Questo pezzo di True Numbers mostra come: “Gli europei…passano dal 20,2% al 16,2% e gli americani dal 32,2% al 29,1% (della quantità totale di sacerdoti n.d.r.). E questo a fronte, di un’espansione di africani e asiatici che, nel 2014, hanno rappresentato una percentuale del 53,9% del totale mondiale (24,4% e 29,5%, rispettivamente)”. Ed è anche attraverso la lettura e l’interpretazione di questi dati – allora – che si chiariscono alcuni motivi alla radice del grande dissidio dottrinale che sta interessando la Chiesa cattolica. 

Francesco è l’espressione di un cattolicesimo nuovo: multipolare e multilaterale. I luoghi dove i cattolici crescono per numero sono gli stessi dove la dottrina, il diritto canonico, le ritualità sacerdotali e le tradizioni ecclesiastiche contano meno. Ecco perché la Chiesa cattolica, necessariamente, sarà chiamata ad una scelta: proseguire su questa strada, che ha ridimensionato “politicamente” l’Europa o ripristinare la missione di Benedetto XVI, che già nella scelta del nome aveva suggerito quale sarebbe stata la “sfida” del suo pontificato: tornare ad evangelizzare il vecchio continente. “Se il conclave ad esempio si tenesse adesso – sottolinea questo articolo – resterebbero fuori, al momento del fatidico “extra omnes”, Toledo e Mainz, Baltimora e Salvador de Bahia, sedi primigenie, nonché primaziali, di Spagna e Germania, Stati Uniti e Brasile”. La geografia del cattolicesimo sta cambiando di pari passo con la geopolitica della fede. Prendendo per vero l’adagio secondo cui ogni pontefice è solito ridisegnare la curia a sua immagine e somiglianza, diviene relativamente facile comprendere quale sia la rotta tracciata dal magistero di Francesco: tornare indietro, sulla base di tutte queste considerazioni, risulterebbe davvero difficile. Resta da capire – però – quale sia la strategia del papa per la spiritualità europea: i critici di Bergoglio accusano il pontefice di aver abbandonato la battaglia contro il relativismo e la secolarizzazione.