Il governo della Corea del Nord ha avviato una campagna di repressione contro il Falun Gong, una setta spirituale nata in Cina e presto diffusasi in tutto il mondo. Pechino ha da tempo inserito il gruppo in una lista nera accusandolo di voler sovvertire l’ordine nazionale, e anche Pyongyang ha risposto allo stesso modo. Ciò che sorprende, però, è il fatto che il Falun Gong sia riuscito a sbarcare in un Paese controllato come la Corea del Nord.

Cos’è il Falun Gong

Negli anni ’90 in Cina prese piede un movimento che proponeva una disciplina spirituale che di lì a poco avrebbe conquistato decine di milioni di fedeli: il Falun Gong, una pratica che unisce precetti religiosi ad aspetti fisici. In un primo momento le autorità cinesi accolsero di buon grado una novità che prevedeva di enfatizzare morale e virtù dei praticanti, ma ben presto la situazione si capovolse.

Una minaccia da estirpare

Se la buona salute derivante dalla ginnastica era cosa buona e giusta, altrettanto non lo era la ricerca dell’illuminazione spirituale che si prefiggevano i seguaci del culto, una condizione, quest’ultima, che avrebbe potuto mettere in discussione la leadership del Partito Comunista Cinese. Dal 1996 in poi il Falun Gong fu considerato una minaccia dal governo, tanto che nel 1999 l’allora Presidente Jiang Zeming lanciò una repressione nazionale per screditarlo. Il Falun Gong attualmente è considerato un movimento religioso con finalità sovversive, e per questo è messo al bando.

La setta sbarca in Corea del Nord

Questo movimento ha avuto enorme successo in Cina ma anche oltre la Muraglia, perfino in Corea del Nord. Secondo quanto riportato da Radio Free Asia, le autorità nordcoreane avrebbero fiutato il pericolo e dato il via a una campagna di repressione contro i seguaci della setta. Ci sono già stati centinaia di arresti nella sola capitale Pyongyang, a conferma di quanto il movimento cinese si fosse radicato oltre il 38° parallelo. La spiegazione di un simile successo si ricollega ai sempre più intensi rapporti commerciali tra Cina e Corea del Nord; insieme a beni e merci, all’interno dello Stato nordcoreano sono entrate anche influenze esterne, subito perseguite dalle forze dell’ordine.

Concorrenza pericolosa

L’odio istituzionale nei confronti del Falun Gong è da ricercare in ciò che il culto promette ai fedeli: immortalità, miglioramento delle virtù, pieno controllo dello spirito e una buona salute. Più o meno tutti i compiti che si prefiggono di realizzare i governi di Paesi come Cina e Corea del Nord per il benessere dei propri cittadini. Una simile concorrenza porta allo scontro aperto, alimentato dalle paranoie di possibili rivoluzioni colorate o colpi di stato da parte dei seguaci della setta. In Corea del Nord la costituzione garantisce la libertà di religione ma punisce il loro proselitismo. Il Falun Gong non fa eccezione.