Non siamo ai livelli della Chiesa tedesca, ma il Vaticano ha comunque voluto inviare una indicazione. Non c’è un rischio scisma, che più di qualcuno intravede invece per la Germania e per le velleità della sua Conferenza episcopale progressista e di tanti ambienti laici vicini alla “sinistra ecclesiastica”, ma una parziale presa di distanza delle sacre stanze sì. Sono piani ragionativi diversi, ma entrambe le questioni riguardano a ben vedere i rapporti tra Roma e le Chiese nazionali. Quella americana aveva premuto l’acceleratore, iniziando a ragionare sul “diritto” alla comunione di Joe Biden, che però è favorevole all’aborto ed all’eutanasia. Facciamo un passo indietro.

Siamo in campagna elettorale. Donald Trump è in difficoltà per via dell’approccio alla pandemia. Le cronache dimostreranno apertamente un errore di valutazione madornale da parte dell’ex tycoon: il “cigno nero” della storia avrà modo di far capire che non doveva essere sottovalutato. The Donald ha come rivale Joe Biden, che si dice cattolico. Sino a qualche mese prima, la partita era considerata chiusa. Quello che accade con la comparsa del virus la riapre: i cattolici hanno per la prima volta il sentore che Joe Biden possa farcela. Il resto lo conosciamo. Nel pieno della campaigna, il cardinale Raymond Leo Burke, conservatore, riapre un vecchio dossier dottrinale: è lecito o no concedere l’eucaristia ad un politico che in bioetica persegue una linea contraria a quella della Chiesa?

La posizione del cardinal Burke è quella di tanti conservatori: no, un politico apertamente favorevole a pratiche contrarie al Catechismo cristiano-cattolico non dovrebbe ricevere la comunione. Joe Biden comunque viene eletto, mentre i cattolici, “vittime” a loro modo della polarizzazione politico-ideologica dell’America contemporanea, iniziano a dividersi. Biden, con i primi provvedimenti, lascia intendere l’aria che tira. In materia di “teoria gender”, ad esempio, che anche papa Francesco contrasta. Si insedia così una commissione interna all’episcopato americano. Un gruppo di vescovi monitora le politiche di Biden e riflette sull’opportunità di revocare, in buona sostanza, il suo “diritto” alla comunione. Ma il tutto rimane sul piano ipotetico. E veniamo ai giorni nostri.

Una rivista gesuitica – America Magazineannuncia l’inoltro da parte del cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, di una lettera destinata all’episcopato a stelle e strisce. Evitando troppi dettagli sulla missiva, ci limiteremo a dire che il prefetto ha fatto capire che non sarebbe opportuno vietare e Joe Biden la comunione. E questo, secondo il cardinale, è vero per considerazioni dottrinali, e non d’opportunità politica, com’è normale che sia. L’episcopato Usa per ora non risponde. Il dibattito si limita ai social, dove i conservatori sono abbastanza agitati per via di una presunta relativizzazione delle istanze bioetiche.

Il clima, com’è dalla elezione di Trump in poi negli Stati Uniti, è divisivo. Il che rischia di riflettersi pure nella Chiesa cattolica, dove comunque le posizioni possono tendere a non essere allineate, con un dibattito consueto, ma in alcune fasi particolarmente acceso, tra conservatori e progressisti. Se questa storia ha una logica, e ce l’ha, i vescovi americani non pubblicheranno il documento che risultava essere in preparazione, ossia un testo di presa di distanza dalle idee di Biden, il cattolico, in bioetica, con “sanzione”, per così dire, di divieto di ricezione dell’eucaristia. Il Vaticano dovrebbe essere riuscito a frenare questa volontà di parte dei vescovi americani.

Le Chiese nazionali, comunque prosegua questa vicenda, stanno prendendo piede attraverso le loro rivendicazioni. Quello che accade in Germania con il “Sinodo biennale” è emblematico, ma anche questo tentativo di fuga in avanti di parte dell’episcopato a stelle e strisce va tenuto d’occhio. Nelle circostanze teutoniche, il Vaticano sembra provare fatica nel dettare la linea. In quelle americane, per Roma dovrebbe essere più semplice indicare il da farsi. Ma qualcuno interpreta il quadro, nel suo complesso, come un segnale di scollamento. Vedremo se la Chiesa americana avrà volontà di riproporre la questione.

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