La fine del grande scisma del 1054 che da quasi un millennio divide la cristianità occidentale e la cristianità orientale è uno dei punti centrali dell’agenda estera ed ecumenica dell’attuale papato, il cui obiettivo è la trasformazione della Chiesa cattolica in una forza a se stante tra i blocchi occidentale ed orientale e in un potere diplomatico a proiezione realmente universale, capace di dirimere controversie e di migliorare il dialogo tra civiltà.

L’ambiziosa agenda di Papa Francesco è il punto d’arrivo di un percorso iniziato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI nel dopo-guerra fredda e, sebbene siano stati raggiunti dei traguardi considerevoli negli ultimi sette anni, portarla a compimento non sarà semplice. La collaborazione sino-vaticana, ad esempio, non ha condotto alla fine totale delle persecuzioni anticattoliche, e fermare la protestantizzazione dell’America Latina si è rivelato impossibile. Inoltre, il percorso verso la fine dello scisma sta venendo allungato e complicato ulteriormente dalle faide intra-ortodosse.

Ad ogni modo, gli avvicendamenti intra-ortodossi non hanno interrotto né colpito il dialogo tra il Vaticano e i patriarcati di Costantinopoli e Mosca, le più importanti entità della cristianità orientale, con i quali sono state istituite delle forme di collaborazione attiva in una varietà di settori, dalla cultura alla protezione dei cristiani perseguitati nel mondo. Non è con Costantinopoli, però, che sta venendo raggiunto il numero più elevato di traguardi; è con Mosca.

Parla Gallagher

Il 4 dicembre l’agenzia di stampa russa TASS ha pubblicato un’intervista esclusiva con Paul Richard Gallagher, arcivescovo inglese e segretario per i rapporti con gli Stati, l’equivalente vaticano del ministero degli esteri. L’arcivescovo ha assunto l’incarico nel 2014, su nomina di Papa Francesco, ed è uno dei diplomatici più abili di cui dispone il Vaticano: personalità poliedrica e dal curriculum molto ricco, ha servito e difeso gli interessi della Chiesa cattolica in ogni continente, dall’Australia al Guatemala, passando per Tanzania e Filippine.

Gallagher, interrogato sullo stato attuale dei rapporti tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa russa, ha risposto che le due realtà “stanno diventando più fraterne e prossime” e che un ruolo fondamentale nel loro percorso di avvicinamento è stato giocato dall‘incontro di L’Avana del 2016 tra Papa Francesco e Cirillo, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Quell’evento, frutto di una gestazione più che decennale, non è stato “isolato e separato, ma ha dato inizio allo stabilimento di una cooperazione più ricca e di una migliore comprensione reciproca”.

L’arcivescovo, inoltre, ha rammentato all’intervistatore che, nel quadro della collaborazione cattolico-ortodossa, stanno venendo organizzati degli incontri a cadenza regolare con il metropolita Hilarion nelle aule vaticane, hanno luogo dei vertici periodici tra i rappresentanti delle due chiese e si sta portando avanti una serie di “iniziative congiunte di natura sociale, accademica e culturale”.

L’ultimo punto affrontato dalle parti è stato il conflitto nel Donbass. Gallagher ha spiegato che il Vaticano sta monitorando i progressi in direzione della pace ed è attivamente presente nel supporto della popolazione attraverso i propri programmi umanitari, i cui aiuti vengono destinati ai civili di ogni nazionalità e religione. Se i belligeranti lo chiedessero, conclude l’arcivescovo, sarebbe “possibile un coinvolgimento diretto della Santa Sede nelle negoziazioni”; punto, quest’ultimo, che è il più importante dell’intera intervista e che è da interpretare come un vero e proprio messaggio inviato all’indirizzo del Cremlino.

Il dialogo cattolico-ortodosso nell’era Francesco

Dal 12 febbraio 2016, data dello storico incontro tra Francesco e Cirillo, il patriarcato di Mosca e la Santa Sede hanno lanciato una serie di iniziative congiunte di natura culturale, sociale ed umanitaria. L’ambizione ultima delle due chiese è la costituzione di un asse a proiezione globale in grado di esercitare pressioni diplomatiche sui governi e di migliorare le capacità di intervento in tutte quelle aree del mondo in cui avvengono persecuzioni anticristiane.

Quest’anno, in occasione del quarto anniversario della riconciliazione, il metropolita Hilarion si è recato in Vaticano per discutere dello stato delle relazioni bilaterali e di nuovi programmi da implementare. Hilarion è l’omologo ortodosso di Gallagher, essendo a capo del dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, tra i fautori del progetto di un’alleanza cattolico-ortodossa e tra gli organizzatori della bilaterale di L’Avana.

Tra le iniziative presentate da Hilarion ai colleghi cattolici figurava un progetto dedicato ai bambini siriani che hanno subito imputazioni e sono rimasti mutilati nel corso della guerra civile e dell’era del califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, ma c’era stato spazio anche per discutere della battaglia contro la scristianizzazione dell’Occidente.